La sera del dì di festa, Giacomo Leopardi.

Ahimè, solo dopo aver finito le Superiori ho riscoperto Leopardi. O forse proprio per questo. Inutile dilungarsi sulla vita a Recanati, il pessimismo cosmico e le celebri poesie perchè ormai lo sanno pure i muri. Tanto si è scritto e letto su di lui, ma così poco s’è capito. Forse sarai condannato, caro Giacomo, ad essere per sempre maledetto dagli studenti. Quegli stessi studenti che più avanti, conosceranno il frutto profondo della tua poesia, la poesia dell’eterno.

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3 commenti su “La sera del dì di festa, Giacomo Leopardi.

  1. kiriosomega ha detto:

    LEOPARDI REALISTA!
    …ai tempi del liceo, nei lontani anni sessanta, spesso verbalmente mi “scontrai” con i miei insegnanti di letteratura italiana e storia della filosofia, e ciò in particolar modo avveniva in proposito di Leopardi pessimista. Leopardi del quale sia allora, sia ancora oggi sostengo che mai fu realmente pessimista, ma un realista conscio dei suoi difetti fisici, conscio di non essere accolto in società come avrebbe desiderato, conscio del “tradimento” della natura che non gli donava nemmeno l’amore, conscio… Leopardi fu un combattivo minato dalla “matrigna” nell’aspetto e nella salute, e che nonostante ciò scrisse, violentemente reagendo all’incombente possibilità di prostrarsi al pessimismo, tantissime opere per elevarsi dal giacere all’incubo che avrebbe potuto fagocitarlo… Scrisse sino al lasciarci quel verso che è un’apoteosi al desiderio di vivere: “… L’armi, qua l’armi: io solo
    Combatterò, procomberò sol io…”!
    Se questo è pessimismo…
    Un blog interessante il suo.
    kiriosomega

  2. ItaliaIoCiSono ha detto:

    Grazie del prezioso intervento! E’ triste constatare che la concezione del Leopardi pessimista si sia tramandata nelle generazioni di insegnanti. Non solo. Trovo molto negativa l’assenza di un accenno, seppur minimo, sulle correnti filosofiche in voga allora, negli istituti diversi dal Liceo. Quanto l’Esistenzialismo deve a Leopardi e viceversa! Penso che non si possano capire i grandi problemi che Leopardi magistralmente canta nei suoi versi senza aver chiaro questo passaggio. Sono però fiducioso che gli ex-studenti delle superiori riscoprano questo grande poeta negli anni a venire. E che lo capiscano davvero come di certo merita.
    Luca

    • Ritrovo casualmente queste pagine, e aggiungo al suo commento brevi parole. Temo chi i giovani studenti, vessati da una scuola politicizzata e snaturata nella sua funzione, giammai scopriranno Leopardi, ma nemmeno Foscolo o Quasimodo… Il loro programma, mal fatto e raffazzonato, mira, in letteratura italiana e lettere, anche nei due Licei tradizionali, a imporre misere nozioni più su autori novecenteschi che classici, e in più scegliendoli tutti appartenenti alla stessa matrice politica, così di fatto dimenticando studi formativi come la Comoedia dantesca e l’apprendimento altamente formativo del latino! Ormai tutto è ridotto a tecnica e tecnicismi, ma dimenticano, dovrei dire VOGLIONO i politici, che un tecnico potrà elevarsi aldisopra di se stesso e saprà governare solo quando possiederà una profonda cultura umanistica! In caso contrario sarà solo un ragioniere laureato!

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