L’Università degli Studi di Padova e il Nuovo Polo Umanistico

L’Università degli Studi di Padova, fondata nel 1222, è una delle più antiche del mondo. Da quei tempi l’ateneo si è ingrandito, ma sin dagli inizi si insegnano Diritto Civile, Canonico, Medicina e discipline artistiche. Nel Rinascimento il latino cede il posto al volgare e, sotto la dominazione veneziana, l’Università raggiunge il massimo splendore. In questo periodo studiano qui artisti e scienziati come Leon Battista Alberti, Niccolò Copernico e più avanti vi insegna Galileo.

Sfornando letterati, scienziati e artisti, l’ateneo ha attraversato i secoli, rimanendo coinvolto nelle lotte contro gli austriaci nel Risorgimento. Il neonato Stato italiano ordina la chiusura di alcune facoltà ma l’ateneo si riprende con l’istituzione di Ingegneria (1876), Farmacia (1933) e Scienze Politiche (1924). Nel secondo dopoguerra vengono istituite Agraria (1946), Magistero (1951), Statistica (1968), Psicologia (1971), Veterinaria (1992) ed Economia (1993). Vedono la luce diverse sedi distaccate e oggi si contano 65.000 studenti e 2.400 docenti.

L’Università di Padova non ha comunque smesso di rinnovarsi: nella primavera del 2013 partiranno i lavori per la realizzazione del nuovo polo umanistico dell’Università. Questi spazi, di superficie pari a 14000 metri quadrati e 100 mila metri cubi di volumetria, ospiteranno una biblioteca che raggrupperà tutte quelle dislocate nei vari dipartimenti e poi uffici, aule e altri luoghi di servizio. Il concetto chiave utilizzato per la progettazione è il basso impatto ambientale, che interesserà molti aspetti della struttura: dalla scelta dei materiali alle pompe di calore per il condizionamento.

Le caratteristiche tecniche del progetto sono consultabili online e, tra l’altro, l’azienda che ha vinto l’appalto si occupa già della risistemazione dell’Orto Botanico, bene protetto dall’UNESCO. Con un investimento di 25 milioni, l’Università di Padova insegna anche agli altri atenei italiani e mostra come un bene sotto la direzione statale possa essere innovativo, se gestito come si deve.

Simone Peterzano. Il Maestro di Caravaggio in Mostra al Castello Sforzesco.

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, ha avuto una breve vita. In un periodo di passaggio dalla pittura rinascimentale a quella barocca, il giovane ha introdotto un particolarissimo uso della luce e l’analisi accurata dell’animo umano dipingendone i drammatici e realistici effetti nelle pose.

Nato nel 1571, Caravaggio viene istruito da un maestro milanese nel suo studio. Dal 1584 e per altri quattro anni, il giovane pittore impara dal meno conosciuto Simone Peterzano. Noto solo per essere stato il “maestro di..”, questo pittore è stato uno dei grandi esponenti della pittura rinascimentale lombarda.

Peterzano nasce nel 1540 a Bergamo ed è a sua volta allievo di Tiziano a Venezia (quali coincidenze…). Finito l’apprendistato affresca monasteri nell’area milanese e finisce diverse tele. In questo periodo dipinge la famosa Pietà e gli affreschi della Certosa di Garegnano. Attraverso i suoi dipinti si intuisce una primitiva analisi dell’illuminazione che il suo allievo svilupperà e studierà con grande dedizione. Tutti i grandi pittori sono anche grandi disegnatori, e Peterzano non è certo da meno.

Fino al 17 marzo 2013 al Castello Sforzesco di Milano, gratuitamente, si possono ammirare 132 disegni del pittore rinascimentale e di altri illustri come il Parmigianino, Luini e altri anonimi lombardi. Sono esposti studi di un particolare o di un personaggio, ritrovabili successivamente nei diversi quadri in fotografia. La mostra è interessante ma l’allestimento lascia un po a desiderare, infatti è vittima di un male molto diffuso in Italia: i pannelli informativi scritti con un linguaggio poco accessibile. Tuttavia va evidenziata la lungimirante gratuità della mostra, che sostituisce quella di Bramantino, altro pittore rinascimentale lombardo, visitabile fino all’ottobre scorso.

Senz’altro un appuntamento importante per osservare lo stato dell’arte rinascimentale e il germe di quella barocca, di cui Peterzano è inconsciamente l’anello di congiunzione.

“La Bottega del Caffè” di Carlo Goldoni

Carlo Goldoni è quel veneziano del 1707 che, oltre ad aver attaccato alle poltrone i suoi concittadini, i francesi e molti altri nei più importanti teatri delle città, ha il merito di aver diffuso la commedia e di averla portata a grandi altezze con La Locandiera.

Pochi drammaturghi hanno le capacità di creare opere così longeve per il pubblico dei teatri: ancora oggi le sue commedie riempiono i programmi delle sale in tutta Italia e nel mondo. Con internet il pubblico è diventato più ampio, e si possono guardare alcuni suoi capolavori senza staccare alcun biglietto.

Oggi proponiamo La Bottega del Caffè, un’importante commedia scritta nel 1750, che narra la decadenza della nobiltà e la continua ascesa della borghesia a Venezia. La prima è rappresentata da Don Marzio, un nobile napoletano, mentre la seconda da Eugenio, mercante di stoffe. La storia chiama in causa il gioco, la truffa e le invidie. Temi popolareschi, leggeri, che tuttavia nascondono una critica alla società di allora.

È da notare che La Bottega del Caffè sia stata scritta in fiorentino e non in dialetto veneziano com’era solito fare Goldoni, decisione lungimirante per avere come pubblico non solo Venezia ma tutta Italia. Goldoni si dimostra quindi un grande uomo figlio del suo tempo, e chi andrà nei prossimi mesi a visitare la Serenissima, non può perdere la visita alla casa di Goldoni, in cui viene narrata la sua storia e vengono mostrate vita e distrazioni della Venezia settecentesca.

Italiaiocisono sbarca su Youtube e Twitter!

Italiaiocisono è cresciuto moltissimo dalla sua nascita a metà novembre 2012. Sfondando il muro delle 9.000 visualizzazioni e contando 429 iscritti, ormai si può parlare di piccolo movimento. Tutti chiediamo più attenzione, più valorizzazione, più mercato per il settore culturale attualmente sottovalutato.

A ripensare quando giravo le bacheche degli ambienti universitari milanesi appiccicando ovunque i volantini di Italiaiocisono vien da sorridere. Roba da anni ’70 direbbe qualcuno. Oggi con internet possiamo raggiungere soleggiati paesini nell’entroterra catanese e sperduti borghi nelle Orobie occidentali, ma anche lussuose case nel Wisconsin e cittadine dell’Australia orientale.

Sempre quel qualcuno potrebbe urlare all’eccesso di machismo. A mia discolpa posso solo condividere con voi i dati delle statistiche e i numerosissimi contatti di italiani residenti nella penisola e oltreoceano. Con internet infatti le idee attraversano facilmente il mondo fisico e su questo blog siamo come i lampionai ottocenteschi: doniamo un po di luce alla nostra piccola cittadina di “appassionati di cultura” in continua espansione.

Alla società di oggi, ammettiamolo, piace sempre meno leggere lunghi articoli. Questo da una parte ci rattrista ma dall’altro pone nuove sfide: siamo nel bel mezzo di un profondo cambiamento e quindi o ci si mette a remare contro la famosa fiumana o si viene travolti. Per questo motivo Italiaiocisono sbarca su Youtube.

Date le mie abilità di regia non proprio decenti, ho pensato ad un metodo di condivisione che coinvolgesse tutta la rete. I video che hanno un posto sotto il grande ombrello della cultura italiana verranno caricati sul canale di Italiaiocisono con i dovuti riferimenti. Lo scopo è quello di avere contenuti che raccontino la cultura attraverso immagini e suoni, con l’immediatezza che le parole non riescono ad avere.

Non solo, Italiaiocisono sbarca su Twitter. Verrano condivisi automaticamente i nuovi post, in modo che tutti voi appassionati possiate seguire il blog senza dipendere dall’iscrizione su WordPress.

Finisco con i dovuti ringraziamenti a tutti voi che leggete e commentate Italiaiocisono. Se questo è un viaggio nella cultura italiana, qualche meta l’abbiamo già superata. E son già ricordi.

La Fermata della Metro più Bella d’Europa è Toledo, a Napoli.

Toledo è il nome della bellissima città spagnola, parte di quello del vicerè di Napoli Don Pedro Álvarez da Toledo ma anche di una fermata della Metropolitana di Napoli. La Spagna e questa città sono legate  storicamente e culturalmente: si sono influenzate a vicenda molto profondamente e hanno contribuito a definire il carattere di Napoli che conosciamo tutti. “Unica” è forse l’aggettivo migliore per definire gli alti e i bassi dell’anima di una città che è più uno stato indipendente, a livello culturale.

La linea 1 della metropolitana di Napoli fa risalire le proprie origini fin dal 1963, epoca in cui altre città italiane come Milano costruivano la propria rete sotterranea. Tuttavia la linea ha visto la luce nel 1995 e da allora la costruzione di nuove fermate è stata incessante. Le stazioni Dante e Museo, aperte rispettivamente nel 2001 e nel 2002, sono state progettate da Gae Aulenti, di cui abbiamo già parlato a proposito della dedica della piazza a Milano.

Toledo invece è stata progettata dallo spagnolo Oscar Tusquets, quasi un ritorno simbolico della sorella per omaggiare la stupenda città borbonica. Ci sono in bella mostra un tripudio di mosaici, forniti dal gigante vicentino Bisazza, che riportano alla grande storia della città e delle zone limitrofe come Pompei, le mappe topografiche storiche, i simboli della Repubblica Napoletana del 1799 e molto altro. L’impressione è quindi di poter entrare in un capolavoro lontano dalla luce del sole. Proprio per questo Toledo rientra nelle cosiddette Stazioni dell’Arte, un insieme di fermate pensate per essere dei veri e propri monumenti sotterranei.

Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano, NapoliLa stazione è stata riconosciuta come la più bella d’Europa dal Daily Telegraph e tutti i napoletani possono essere orgogliosi di questo riconoscimento. In una città che nasconde tesori, palazzi e monumenti di grandissima importanza ma che è conosciuta per ben altre cose, questa notizia può contribuire a dare lustro all’immagine della città. Noi nordici dobbiamo inchinarci a quest’opera, visto la pessima progettazione estetica della nuova metro 5 milanese che dà proprio l’idea di un’infrastruttura funzionale ma non bella. Napoli, in questo ambito, svetta su tutte le città italiane e su molte europee e vale quindi la pena riconoscerlo. In ogni caso, se avrete la possibilità di visitare Napoli, fate un giretto per la stazione e scriveteci le vostre impressioni!

Primarie della Cultura, Vota Online Entro il 28 Gennaio!

Primarie è un sostantivo che abbiamo sentito spesso dal lessico politico degli ultimi mesi. Sono diventate un potente strumento per scegliere le persone che andranno a  rappresentare i cittadini in parlamento. Senza chiamare in causa convinzioni politiche si può affermare che le primarie siano alla base della democrazia rappresentativa.

Ma perchè limitarsi a scegliere dei candidati, seguendo comunque varie priorità e interessi, e non dedicarle anche ad altri ambiti? È quello che deve aver pensato qualche capoccione al FAI, il Fondo Ambiente Italiano, organizzazione privata che si occupa della conservazione, promozione e apertura al pubblico di parte del patrimonio culturale italiano.

L’iniziativa non poteva che chiamarsi Primarie della Cultura, un modo piuttosto diretto per indicare al prossimo governo le priorità da affrontare in campo culturale. Troppo spesso si è usato il nostro patrimonio negli slogan, sbandierato nei comizi affollati di gente dagli occhi luccicanti e infine dimenticato immediatamente dopo il bicchierino di spumante per festeggiare la vittoria. Ora il FAI dice basta, o meglio, i cittadini grazie al FAI dicono basta e si arricchiscono di uno strumento che speriamo venga usato sempre più spesso in futuro.

Al posto dei candidati, che spesso ci fan passare la voglia di sperare, sono messi in lista temi importanti e attuali: dallo stop al consumo di suolo alle startup, dal diritto allo studio alla salvaguardia delle biblioteche. In tutto 15 temi, ma il votante potrà sceglierne 3. Le primarie si svolgono dal 7 al 28 gennaio 2013 e si potrà votare appena dopo la registrazione sul sito dedicato . Tutti i cittadini italiani sono chiamati a dare il loro contributo, votando e diffondendo questa iniziativa importante e innovativa.

Dopo aver votato, commentate le vostre scelte qui sotto. Io ho trovato difficoltà nello scegliere solo 3 temi ed evitare di cliccare una settantina di volte su tutti e 15, ma alla fine ho scelto quelle che mi stanno più a cuore, alla fine i principi che portano avanti questo blog:

1. Leggi che tutelino e valorizzino il settore terziario della cultura, permettendo un incremento degli investimenti privati.

2. Incentivi alle startup e ai giovani: questo può essere il motore della ripresa.

3. Più storia dell’arte a scuola: è un punto per cui mi sono sempre battuto e non pensavo fosse così sentito anche da molti altri.

Voi a quali temi avete dato la priorità?

“La Voce del Padrone” di Franco Battiato.

Franco Battiato è uno di quelli che quando scrive le canzoni sembra viaggiare su un tappeto volante, entrare dentro le abitazioni e nei cuori di tutti i popoli del globo. Si immerge nelle tradizioni, nei costumi e nell’animo umano immutabile e irrazionale raccontandone le voci profonde. La voce del padrone è il nome di un indimenticabile album del 1981, quello che ha portato Battiato alla ribalta e che ha segnato per primo in Italia il milione di copie vendute. Parliamo di un album che contiene Bandiera Bianca che ascoltiamo ora, la scherzosa Cuccurucucu, la sognante Centro di Gravità Permanente, l’estiva Summer On A Solitary Beach e altre grandi canzoni.

Oggi Battiato è assessore alla cultura della regione Sicilia. In un tempo in cui avere una carica politica non è considerato essere al servizio delle persone, crediamo che un artista che abbia rinunciato al compenso e che sia egli stesso parte della nostra cultura sia un grande segnale di speranza per una regione spesso sfortunata sotto questo punto di vista. I lettori siciliani ci sapranno dire meglio sul suo operato, nel frattempo ascoltiamo i capolavori che ci ha donato nella sua lunga carriera…