Roccascalegna, un Borgo Medievale nel Cuore dell’Abruzzo.

Roccascalegna è un piccolo borgo in provincia di Chieti, in Abruzzo, che dalla base di un costone di roccia si arrampica fino in cima, immerso in uno sfondo perfetto per antiche storie medievali. La storia di questo piccolo paese, che oggi conta 1362 abitanti, è infatti molto antica e risale all’epoca dei Longobardi. Il nome, coniato senza alcuno sforzo di fantasia, significa dirupo o burrone e per queste importanti caratteristiche morfologiche venne scelto come luogo ideale per costruire un avamposto nel 1160.

https://i2.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/91/Justinian.jpgIn quegli anni l’Italia scontava il caos caratteristico del basso medioevo e la conseguente frattura politica delle forze peninsulari, anche se in quel momento l’indice della bilancia propendeva per questo popolo venuto da molto lontano. Il castello costruito sul dirupo serviva quindi come fortificazione per respingere le incursioni bizantine nel regno longobardo, ma il controllo è poi passato ai Franchi e quindi ai Normanni. Negli anni successivi Roccascalegna è diventato un feudo e qui si sono susseguiti grandi nomi nobiliari come i Carafa e i Nanni.

Oggi si può visitare questa testimonianza storica e culturale di un complesso che si avvicina molto al nostro ideale di castello feudale medievale, e per queste caratteristiche Roccascalegna è stata insignita della Bandiera Arancione, un marchio di qualità turistico-ambientale del Tourig Club Italiano. Un luogo importante per capire un pezzo di storia del nostro paese che, nella sua relativa dimensione, influenza tutt’oggi politica e cultura italiana.

Cipolla Rossa di Tropea. Oro Rosso di Calabria.

La Cipolla Rossa di Tropea è un bulbo di una particolare zona della Calabria tutelata dal marchio IGP e da un Consorzio, a partire dal 2008. La Cipuja ha origini molto antiche e sembra sia stata introdotta in Calabria dai Fenici, grande civiltà di mercanti e navigatori, e successivamente dai Greci. Ne parlano viaggiatori del XVIII secolo, colpiti dalla qualità di questo ortaggio, che fa parte dell’alimentazione degli abitanti locali da epoche molto antiche. Il disciplinare IGP prevede che questa cipolla venga prodotta in provincia di Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia. La cipolla presenta un sapore dolce e deciso, e si può utilizzare fresca nelle insalate, condita con olio oppure cotta nelle ricette tradizionali.

Le tecniche di lavorazione sono regolamentate a partire dalla distanza tra un bulbo e un altro nel campo, per onorare la tradizione ed evitare contraffazioni. Questa cipolla è richiesta da molti ristoranti nel mondo e si può trovare nei principali supermercati, con la garanzia di un prodotto dalle qualità organolettiche ben precise e ricercate. La cipolla rossa, e questa è una nota personale, è ricca di antociani e flavonoidi. Questi composti dal nome strano sono molto importanti per la nostra salute e benessere: hanno proprietà antiossidanti e quindi eliminano i radicali liberi, quei composti che attaccano molecole di ogni genere del nostro corpo danneggiandole e accelerando l’invecchiamento. Le cipolle, inoltre, abbassano il valore glicemico e del colesterolo nel sangue, proteggendo l’apparato cardiocircolatorio.

La Cipolla Rossa di Tropea quindi è tradizione e territorio perché acquistando questo prodotto sappiamo molto di più rispetto alle altre cipolle sui metodi di lavorazione e provenienza; è qualità e bontà perché fa bene alla salute; è anche economia perché sono queste le miniere d’oro che un giorno sapremo sfruttare.

Per finire, se qualcuno non sopporta “l’alito pesante” dopo averle consumate, un rimedio popolare e non scientifico è quello di mangiare cioccolato o bere latte. In parole povere non avete più scuse, cipolle in tavola!

Tutti alle Urne! Era il 2 Giugno 1946.

A poche ore dall’apertura dei seggi, rispolveriamo un articolo del Corriere uscito un giorno speciale, un giorno storico. Era il 2 giugno del 1946 e l’entusiasmo della ritrovata democrazia si respirava nell’aria. Vent’anni di fascismo sono bastati per capire l’importanza del voto, e l’articolo testimonia questa consapevolezza. Oggi forse c’è più sfiducia, ma rileggere un documento storico può farci riflettere, e portarci tutti a votare domenica e lunedì!

«Tutti alle urne! E tutti alle urne con serietà, con compostezza, con calma e con un gioioso senso d’orgoglio. Sì, siamo orgogliosi di aver finalmente ritrovato noi stessi; orgogliosi di essere ancora dei cittadini; di avere riacquistato il diritto e il dovere – negatici dal fascismo col sostegno della monarchia – di contribuire individualmente e direttamente alle sorti del nostro Paese; orgogliosi che il domani d’Italia dipenda anche dal nostro piccolo voto odierno; orgogliosi di poterlo dare liberamente come ci detta la nostra coscienza. Tutti alle urne! Alle urne i vecchi che da più di venti anni mordevano il freno condannati – dal fascismo col sostegno della monarchia – a tacere, a disinteressarsi della cosa pubblica e ad assistere parzialmente passivi alla follia di Mussolini, affiancato dal Re, all’aberrante fanatismo dei nazionalisti, alla prepotenza, alla cupidigia, alla corruzione dei gerarchi che ci dovevano gradatamente portare a questa immane ruina; alle urne i giovani, giustamente lusingati di sentirsi oggi uomini e di dare, come tali, il loro appoggio alla creazione della nuova Italia nella quale dovranno affermare la loro personalità; alle urne le donne, le nostre donne tanto ansiose di tempi migliori in cui non dovranno più temere né piangere per i loro sposi, per i loro figlioli e per la loro casa. Tutti alle urne! Alle urne disciplinatamente, senza chiassate e senza provocazioni. Rinnoviamo l’esempio dato nella giornata delle elezioni amministrative quando dovunque, nei piccoli e nei grandi centri, tutto è proceduto con ordine, senza incidenti e senza tumulti talché gli stranieri stessi, sempre un po’ diffidenti verso di noi, ne sono rimasti sorpresi e ammirati. Tutti alle urne! Alle urne senza paure, serenamente convinti dell’importanza del nostro voto e fiduciosi nel successo della causa per cui andiamo a darlo. Ma quale sia per essere l’esito del referendum impegniamoci fin d’ora ad accettarlo e a rispettarlo. Così in questo riconoscimento e in questa accettazione della volontà popolare, noi daremo al mondo la miglior prova che siamo degni della libertà che abbiamo finalmente riconquistato». [Nu. Cds 2/6/1946]

Enrico Forlanini, Pioniere dell’Aviazione Italiana e Mondiale.

Di Leonardo ce ne può essere solo uno nella storia dell’umanità, ma forse una parte dell’illustre scienziato è rinata nella mente di Enrico Forlanini. Nato nel 1848 a Milano, figlio di un primario d’ospedale e fratello di un medico due volte candidato Nobel, il piccolo Enrico riceve un’istruzione militare. Assegnato ad una caserma di Casale Monferrato, crea in questo periodo i primi modelli di elicottero e, spinto da una irrefrenabile sete di conoscenza, decide di frequentare la Scuola di Applicazione del Regio Istituto Tecnico Superiore, il futuro Politecnico di Milano.

Appresi i fondamentali dell’ingegneria da maestri come il leggendario Giuseppe Colombo, Forlanini si laurea in ingegneria industriale. Dopo un breve periodo come insegnante viene trasferito in alcune città d’italia, ma nel 1877 ad Alessandria riesce a far volare l’elicottero da lui progettato fino a 13 metri d’altezza, il primo di metallo propulso da un motore a vapore. Negli anni successivi progetta aerei spinti da razzi e un aliante biplano, quindi viene assunto come impiegato nella ditta Stabilimento Gazogeno Fonderie Meccanica per poi diventarne il titolare. Qui ha modo di interessarsi seriamente ai suoi progetti, e si dedica al dirigibile: un mezzo che allora rappresentava il futuro, sviluppato da pionieri come Ferdinand von Zeppelin. I suoi dirigibili vengono acquistati dal governo britannico, dal Regio Esercito e dalla Regia Marina italiana.

Forlanini tuttavia esprime il genio con la più grande delle sue invenzioni: l’idroplano. Questo è il progenitore del moderno aliscafo ed è pensato come mezzo di addrestramento per piloti. Il primo prototipo a motore a scoppio arriva nel 1905, mentre nel 1910 viene introdotto nel mercato un modello che può ospitare 6 persone. Forlanini brevetta le sue creazioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito,  contribuendo allo sviluppo dell’aeronautica con l’incessante produzione di idroplani.

Forlanini è stato un uomo spericolato e sportivo, amante degli sport estremi e dell’innovazione industriale.  Egli rappresenta una quelle https://i2.wp.com/www.storiadimilano.it/citta/milanotecnica/volo/linate20.jpgpersonalità che hanno fatto grande il nostro paese e il settore in cui hanno speso le proprie energie. Grande studioso dei progetti leonardeschi, ne ha incarnato lo spirito e lo ha sfruttato in un’attività industriale. Per ricordare la sua attività gli è stato dedicato l’Aeroporto di Linate, l’adiacente Parco ed un settore del Politecnico di Milano. A 83 anni dalla sua scomparsa, rendiamo onore ad un uomo che ha fatto volare l’Italia e il Mondo.

Italiaiocisono conquista il .com!

I numeri a volte possono essere importanti quanto i contenuti. Finora abbiamo parlato di compositori barocchi, aziende impegnate nel neomecenatismo, cantanti rock, siti UNESCO e molto altro. Meno spesso vi aggiorno sui numeri che Italiaiocisono vede crescere quotidianamente. Ebbene, siamo alle 20.000 visite totali, di cui 14.700 dall’Italia.

Questo è un risultato importante, dato che è stato ottenuto in 3 mesi di attività. La maggior parte dei visitatori sono italiani d’Italia stufi di veder deturpato e sottovalutato il loro patrimonio, altri sono italiani emigrati all’estero sognando un paese diverso, altri sono stranieri attratti da tutto ciò che possiamo offrire.

Italiaiocisono è un movimento per la valorizzazione e la tutela della cultura, e tutti voi che siete iscritti credete fortemente in questo processo di rinnovamento. Al momento in cui scrivo siete 905 iscritti via WordPress e 10 via mail, una comunità molto grande per i mezzi di questo blog. Molti di voi commentano e arricchiscono gli articoli, ci si confronta, si scoprono nuove cose e si conoscono persone di ogni dove, unite dalla speranza di un futuro migliore per la nostra grande cultura.

Da oggi l’indirizzo del blog è Italiaiocisono.com, più corto e più diretto. Può essere il Bar mitzvah, l’iscrizione al college o la patente di guida nella vita del blog. Un evento che segna la costituzione di un polo fatto di persone appassionate e impegnate che non hanno più voglia di piangersi addosso ma di incominciare a lavorare per dare un’immagine migliore all’Italia. Un grazie sentito a tutti voi. Un’altra tappa raggiunta insieme.

Roma, 2013. “Scusi, Dov’è il Partenone?”

Leggendo questa notizia del Corriere mi è venuto da sorridere. Non so ben dire se di un sorriso divertito o di uno amaro, ma di certo mi ha fatto riflettere. Ci troviamo in un mondo segnato da grandi stravolgimenti. La società mondiale sta cambiando faccia rapidamente e molti inseguono lo stile di vita europeo o occidentale. Questa nuova classe media chiede cultura, in quanto può dedicarsi ad attività diverse dal far quadrare i conti a fine mese. Assieme alla cultura aumenta la voglia di viaggiare, e qui entriamo in gioco noi. Per nostro onore e onere, siamo un riferimento mondiale per la cultura, ma abbiamo un grosso problema: la comunicazione.

Se cercare il partenone a Roma può essere divertente come barzelletta, il concetto di fondo è inquietante. L’immagine del nostro paese non è uniforme, non c’è supporto internazionale e tutta la reputazione che abbiamo la otteniamo da persone, prodotti o beni culturali. Ma non è con la comunicazione “passiva” che si crea un sistema economico durevole.

Per quanto riguarda i nuovi arrivati brasiliani, indiani e russi, sono interessanti le dichiarazioni della Federalberghi sulle eccentricità di questi turisti. È necessario capire i loro bisogni e letteralmente “accudirli”. Bisogna investire nella pubblicità in questi paesi, potenziare il sito multilingue che abbiamo, accoglierli fin dall’aeroporto con guide gratuite e sconti mirati, e creare un codice di condotta per gli operatori del turismo, dal maître d’Hotel alla guida museale.

E, in ultimo, fare in modo che un cinese non chieda più dove sia il Partenone a Roma, bensì Sant’Ivo alla Sapienza, Villa Borghese o l’EUR.

Pontificia Fonderia Marinelli, l’azienda più antica del mondo. 1339.

Agnone è un piccolo borgo in cima ad una collina in Molise, nell’Italia centrale. Questa cittadina ospita una delle più antiche aziende del mondo, la Pontificia Fonderia Marinelli. Come fa intuire il nome, è stata insignita del titolo “Pontificia” nel 1924 dal Vaticano per l’importanza che questa fonderia ha avuto per la Chiesa. Ma la storia di questa azienda inzia molto prima.

Già nel 1040 esiste ad Agnone una fonderia, che confluisce nella Pontificia Fonderia Marinelli nel 1339. Sin dal medioevo, l’azienda sforna campane per gli edifici più disparati: la prima campana della Torre di Pisa, una per l’abbazia di Montecassino dopo i danneggiamenti della Seconda Guerra Mondiale, la campana del Giubileo del 2000 e molte altre. Le campane Marinelli si possono trovare in ogni angolo del mondo, tutte realizzate seguendo l’antica tecnica scultorea a cera persa che le ha rese famose. Oggi il 90% degli ordini arriva dalla Chiesa Cattolica Romana, e non si limita solo alle campane ma anche a bassorilievi, portali e altri manufatti in bronzo.

La Pontificia Fonderia Marinelli rappresenta il primo esempio al mondo di un’azienda a carattere familiare con le  tecniche di lavorazione tramandate di padre in figlio. Questa organizzazione caratterizza tutt’oggi la spina dorsale economica del nostro paese: la propria forza, per la diversità e il know how, e la propria debolezza, per gli investimenti esigui e la scarsa internazionalizzazione. Un esempio quindi di come la tradizione possa abbracciare l’economia: un punto saldo da sviluppare per portare la qualità non solo all’interno dei nostri confini, ma anche nel mondo.