Le “Nozze di Cana” del Veronese. 1562.

Paolo Caliari è nato nel 1528, in pieno Rinascimento, a Verona. “Veronese” è il soprannome dato a Caliari, e si tratta di uno dei grandissimi pittori dell’epoca, purtroppo di secondo piano per la sfortuna di esser nato tra molti altri “appassionati di pittura”.

Il Nostro passa la tenera età come molti altri artisti suoi contemporanei, fa la gavetta in botteghe altrui ma è talmente bravo che supera il maestro, Antonio Badile. Siamo nel 1544. Paolo si trasferisce a Parma e qui si addentra nel manierismo tanto in voga allora. Dalla città emiliana si trasferisce a Mantova e quindi Venezia dove riceve la prima commissione nel 1551. Da allora la città lagunare affamatissima d’arte non gli lesina commissioni, dando carta bianca all’artista che sfrutta il mecenatismo per sfoggiare il proprio talento.

Il 6 giugno 1562 riceve l’ordine di dipingere una parete nel refettorio del Monastero che svetta sull‘isola di San Giorgio Maggiore, progettato da Andrea Palladio. Se i pii monaci pensavano a un dipinto provicinciale e tranquillo, più d’uno d’evesser svenuto alla vista di questo tripudio d’architettura e di variopinti commensali in prospettiva perfetta.

L’opera descrive l’episodio della tramutazione dell’acqua in vino in occasione di un matrimonio nella città biblica di Cana. L’architettura che il Veronese https://i1.wp.com/3.bp.blogspot.com/-PQ4810NcM_s/TVRl_h18dII/AAAAAAAAA8k/TeGQNgQ5sQQ/s640/Paolo_Veronese%252C_avtoportret.jpgdipinge richiama quella ellenistica, ma i personaggi che affollano il tavolo sono personaggi contemporanei, da Solimano il Magnifico a Giulia Gonzaga.

I colori sono molto vivaci, dall’azzurro tempestato da soffici nuvole bianche, alle stoffe color porpora e broccati con un tocco di esotico. Una grande opera in tutti i sensi, di un pittore di talento che ha saputo destreggiarsi dalle rappresentazioni maestose ai serbati dipinti.

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8 commenti su “Le “Nozze di Cana” del Veronese. 1562.

  1. raimondorizzo ha detto:

    Sublime per me.Davvero.Grazie

  2. marzia ha detto:

    Me lo godo domani.. intanto mi rimiro la tela.

  3. sabrinacarbone ha detto:

    Mi piace molto il tuo blog ho poco tempo e lo guardo volentieri nei momenti di pausa, bello!

  4. Moralia in lob ha detto:

    Sempre superbo… e poi te lo godi mentre tutti sbavano dietro la Gioconda 😉

  5. lherian ha detto:

    dipinto incantevole, e grazie per averlo presentato insieme ad una breve introduzione! ^^

  6. nykolasalbert ha detto:

    Reblogged this on il Blog di Nykolas Albert and commented:
    Uno dei grandissimi pittori del passato, Paolo Caliari detto “Veronese”

  7. amandablackblog ha detto:

    Complimenti per il blog! Di quest’opera si potrebbe veramente dire e scrivere tantissimo, la scelta del soggetto da parte dei monaci benedettini indica tra l’altro un’autonomia di pensiero molto interessante per il periodo (dato che si va al di là del canone dell’ultima cena in ambito monastico/religioso) e un’affezione al Vangelo di Giovanni piuttosto interessante, anche in chiave di lettura teologica con tutto ciò che questo comporta. Una copia dell’opera (l’originale è al Louvre come tutti sappiamo) si trova dal 2007 sull’isola di San Giorgio e riambientata si coglie notevolmente la relazione nata e sviluppatasi tra Palladio e Veronese, tra architettura e pittura, che ha la sua massima espressione in villa Maser!

  8. emmapretti ha detto:

    Apprezzo il post e lo condivido volentieri su twitter –

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