Autostrada dei Laghi: la prima autostrada del mondo. 1924.

Perchè un’economia fiorisca è necessario garantire la circolazione dei beni, e per farlo bisogna costruire le infrastrutture che ne permettano il commercio. Milano è sempre stata una città dalla forte vocazione industriale e artigianale, e la realizzazione delle necessarie vie di collegamento hanno posto numerosi ostacoli nel corso dei secoli, talvolta superati con soluzioni molto innovative.

Con l’avvento dell’automobile e la conseguente diffusione tra le masse nel primo Novecento del nuovo mezzo di trasporto, è stato stravolto il modo in cui si era stata concepita la strada fino ad allora, ed è diventata improrogabile la separazione del traffico delle automobili da carri, biciclette, carrozze e altri mezzi. Con grande lungimiranza, nel 1921 l’ingegnere Piero Puricelli ha fondato la Società Anonima Autostrade per sfruttare le opportunità che gli sviluppi del settore promettevano. Uno dei progetti su cui l’azienda ha incominciato a lavorare riguardava la costruzione di una strada destinata alle sole automobili in modo da collegare Milano, Varese e Como.

In 15 mesi, nonostante gli espropri e le solite lungaggini burocratiche, è stato aperto il primo tratto: il 21 settembre 1924 si poteva partire da Milano in automobile e arrivare a Varese, per ragioni di lavoro o per una semplice vacanza al lago. L’autostrada era stata progettata in modo da avere una sola corsia per corso di marcia, all’interno di un’unica carreggiata, e in tutto l’opera è costata 90 milioni di lire. Il pagamento del pedaggio avveniva in un area di sosta apposita e non c’erano ancora i caselli come li conosciamo oggi. Negli anni seguenti è stata ampliata, ma al momento della costruzione moltissimi di operatori del settore e curiosi da ogni parte del mondo sono venuti ad osservare l’opera completata e i benefici di questa strada destinata alle sole automobili.

Al momento c’è una discussione in corso per via del titolo di “prima autostrada del mondo” che potrebbe essere attribuita alla AVUS di Berlino, ma si basa più che altro in base alla definizione di “autostrada” e alle date di progettazione e realizzazione: l’AVUS è stata completata nel 1921 come strada e pista di prova contemporaneamente.

Purtroppo il progressi del cantiere andavano di pari passo a quello della retorica altisolante, per cui usare slogan potrebbe destare equivoci. Una riflessione tuttavia è d’obbligo: se prima gli ingegneri, gli investitori e le forze coinvolte riuscivano a concepire (ma sopratutto realizzare) grandi infrastrutture, addirittura anticipando i tempi, dove si devono ricercare i punti deboli al giorno d’oggi che ne rendono difficoltosa la realizzazione?

Il commercio e la libera circolazione di persone e merci è un presupposto fondamentale per un’economia forte e prospera. Valutando i benefici ottenuti da queste opere, forse può risultare meno doloroso fare qualche sacrificio a beneficio della collettività. Riscoprendo le grandi opere del passato può forse aiutarci a comprendere meglio le sfide che oggi dobbiamo affrontare per superarle con energia. E dare la forza necessaria per riprendersi da questi interessanti e strategici settori.
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5 commenti su “Autostrada dei Laghi: la prima autostrada del mondo. 1924.

  1. Barbara ha detto:

    L’ha ribloggato su Barbara Olivierie ha commentato:
    “Riscoprendo le grandi opere del passato può forse aiutarci a comprendere meglio le sfide che oggi dobbiamo affrontare per superarle con energia. E dare la forza necessaria per riprendersi da questi interessanti e strategici settori.”
    Condivido volentieri questo articolo di “Italia io ci sono”, che punta l’attenzione su una opera del passato e mi fa ricordare il libro che ho recentemente acquistato: “La strada dritta” di Francesco Pinto. Il racconto della costruzione dell’autostrada del sole.

  2. Paola ha detto:

    L’ingenier Puricelli divenne proprietario nel 1911 della così chiamata Villa Puricelli, http://www.villapuricelli.it/Casa%20Albergo/Storia.ow?pageId=1253, ora casa di cura per anziani, che, guarda caso, si trova a 100 metri dalla mia abitazione.
    La celebrità di Villa Puricelli dipende da un altro particolare storico: via Baj, la strada che dal centro del paese conduce alla residenza, è stata la prima in Italia ad essere asfaltata, grazie appunto al senatore Puricelli.

  3. Bell’articolo, grazie. La domanda è ugualmente interessante e pone automaticamente altri quesiti di ordine progettuale e paesaggistico. Un’infrastruttura “generica” porta con sé regole autonome che non sempre dialogano con il contesto. Mi sono sempre chiesto, però, per quale motivo un’infrastruttura di fine ottocento o comunque realizzata prima della seconda guerra mondiale (a volte anche appena dopo) fosse da tutti riconosciuta come ben fatta. Il senso comune percepiva, scopriva il nuovo, fiducioso nella tecnica e nelle tecnologie, a loro volta, in grado di trasformarsi in bene comune. Ogni infrastruttura portava con sé un archivio, un catalogo di proposte esteticamente e tecnicamente valide. La frattura della seconda guerra mondiale e il boom economico non hanno sempre concesso lo stesso viatico ad infrastrutture e architetture moderne o contemporanee. Lo sfilacciamento si è acuito con l’aumentare del numero di strade, autostrade e così via. A mio parere, a parte ostruzionismi di parte (estranei al tema), una qualunque nuova infrastruttura non può prescindere dal risultato atteso: benefici economici, felicità pubblica. Per raggiungere questo risultato è però necessario un “progetto”. Il problema sta qua. Non sempre i progetti sono tali. Spesso non sono la giusta alchimia tra variabili e discriminanti, dove paesaggio e ambiente restano le componenti più importanti. Le cause possono essere: 1. la percezione falsata del lavoro del progettista (architetto, ingegnere, paesaggista, ecc.) completamente “sprofessionalizzato”, non riconosciuto come attendibile se non quando “star”. 2. la mancanza di dialogo tra le parti principali (cliente – professionista – tecnici – amministratori – realizzatori). 3. la mancanza di condivisione con il territorio (non di partecipazione… nettamente deleteria). 4. la mancanza di cultura del paesaggio.

  4. advanoid ha detto:

    Reblogged this on A.D. Vanoid.

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