Sesia-Val Grande conquista il titolo di geoparco UNESCO

La notizia è di qualche settimana fa, ma l’eco mediatico si è consumato velocemente. Innanzitutto, bisogna prima capire l’importanza del riconoscimento che la Val Grande (assieme al fiume Sesia che la attraversa) ha ottenuto. Un geoparco è una porzione di territorio che presenta un patrimonio geologico notevole e un modello sviluppo socio-economico sostenibile (ad esempio attraverso l’agriturismo e il geoturismo).

In un’epoca in cui “sostenibilità” è un termine ormai diventato di uso comune, queste iniziative vogliono premiare una gestione del territorio che riesca a sfruttare l’importanza del luogo senza stravolgere l’equilibrio tra natura e attività umane. Questo equilibrio, in Val Grande, appare più spostato verso la natura. Si ha l’impressione di lasciarsi dietro la civiltà per immergersi in una valle delimitata da verdi dirupi, grandi foreste e intime distese di prati. Sembra strano che proprio in questa valle si sia consumato uno dei rastrellamenti da parte dei nazisti più cruenti della Seconda Guerra Mondiale ai danni della Resistenza. Oggi queste contrapposizioni le abbiamo alle spalle.

Il recupero di queste zone che, passandomi il termine, definirei incantate è sacrosanto perchè tracciano un modello di conservazione importantissimo. Un modello che dovrebbe essere applicato per tutelare le numerosissime aree di interesse turistico oggi in pericolo nel nostro paese. Il Geoparco Sesia-Val Grande è stato insignito del titolo patrocinato dall’UNESCO lo scorso 5 settembre, e va ad aggiungersi alla lista internazionale dei geoparchi. Con l’autunno la Val Grande sarà ancora, se possibile, più affascinante: motivo per cui non sarebbe una brutta idea organizzare a breve un’escursione.

La Pratica della Mercatura di Francesco Balducci Pegolotti. XIV secolo.

Di Sardigna non s’osa trarre argento in piatte però che tutto si conviene mettere nella zecca del signore per battere la moneta del signore, ed è pena capitale a chi sbolzonasse la muneta di là, cioè del paese di Sardigna.

Francesco Balducci Pegolotti, nato nel 1310, era uno dei tanti mercanti fiorentini del periodo di Dante che contribuirono alla crescita economica della città e alla nascita di un nuovo soggetto economico: la borghesia mercantile. Pegolotti era un uomo d’affari della Compagnia dei Bardi, e per gestirne gli interessi doveva viaggiare. Viaggiare molto. Lo troviamo infatti a Cipro, ad Anversa, a Famagosta, e a Londra, in cui si è occupato di dirigere filiali e stringere accordi commerciali favorevoli alla Compagnia.

Pegolotti, come il buon Marco Polo, era un ottimo osservatore ma a differenza del collega veneziano non si perdeva in fantasticherie. Le descrizioni delle rotte commerciali, unità di misura, prezzi e alcuni consigli di natura finanziaria sono raccolti nella grande opera conosciuta come Libro di divisamenti di paesi e di misuri di mercatanzie e d’altre cose bisognevoli di sapere a mercatanti, noto più brevemente come Pratica della mercatura

Purtroppo non esiste una versione autografa, ma ci è giunta una copia di Filippo di Niccolaio Frescobaldi risalente al 1472. Questo manoscritto, non troppo conosciuto, contiene un vero e proprio capolavoro di contabilità e di informazioni socio-economiche, non ristretto ad un solo popolo. Una vera e propria instantanea su tutto il mondo economico europeo e asiatico dopo la ripresa e la rifioritura degli scambi commerciali a livello continentale. Non sarà certo piacevole come leggere Il Milione, ma siamo sicuri che uno studio approfondito della Pratica della mercatura possa rivelare importanti dettagli di un mondo affascinante alle prime prese con il neonato capitalismo.

Gli Struffoli, i dolci natalizi che fanno impazzire Napoli.

Così come altri paesi del Sud Europa, l’Italia può vantare una cucina che si avvicina molto ai precetti della dieta mediterranea. Qualcosa va storto se andiamo ad esplorare le cucine locali. Verso Natale, nelle case di Napoli ci si imbatte in alcuni dolci tanto antichi quanto golosi: gli Struffoli.

Ognuno di questi ha la forma di una piccola pallina e gli ingredienti sono quelli della cucina popolare: farina, uova, strutto, zucchero, un pizzico di sale e liquore all’anice. Come se non bastasse, per insaporirli ulteriormente vengono fritti in olio bollente o addirittura nello strutto, con buona pace per la linea. Il nome è certamente invitante e c’è sostiene che derivi proprio dallo strutto usato per la preparazione, ma sembra che in realtà sia legato ad una parola del proprio paese d’origine.

Strongoulos pristòs è una parola greca che significa pallina rotonda tagliata, e proprio gli Antichi Greci hanno introdotto gli Stuffoli a Napoli, ma non solo. A Palermo il loro nome ha una “f” in meno, ma la bontà rimane invariata.

Ormai il freddo incomincia a farsi sentire, specialmente di sera. Ancora non si sente l’aria natalizia, ma se il 25 dicembre vorrete stupire i vostri commensali con una leccornia, non sarebbe una brutta idea incominciare a scaricarsi la ricetta. E visto che dicembre non è proprio domani, si può incominciare a fare qualche prova prima di mettere in tavola gli Struffoli: ogni scusa è buona…

La Marconi Society e il premio annuale dedicato al grande scienziato bolognese.

In un’epoca in cui l’elettromagnetismo viveva il suo periodo d’oro, Guglielmo Marconi fece la storia con l’applicazione pratica delle scoperte scientifiche nel campo delle onde radio. Dal 1895, anno in cui Marconi trasmise e ricevette il primo segnale radio sono passati quasi 120 anni, e solo in questi mesi la radio sta migrando velocemente al digitale dopo più di un secolo di trasmissioni analogiche.

La radio non ha più l’importanza che aveva una volta, ma quello che ci ha insegnato il nostro Jobs d’altri tempi è che bisogna sempre credere nell’innovazione. Il tema della comunicazione era caro a Marconi, e proprio per questo sua figlia Gioia Marconi Braga ha istituito la Marconi Society (con sede negli Stati Uniti) e l’annuale Marconi Prize, un premio di 100.000 dollari per gli innovatori del settore. Tra i vincitori famosi del premio si contano Lawrence E. Page and Sergey Brin, i fondatori di Google, e Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web, mentre quello di quest’anno è andato a Martin Cooper, l’inventore del telefono cellulare.

La fondazione con la propria attività fa un favore all’umanità, premiando i soggetti che ogni giorno lavorano per il progresso, e all’immagine dell’Italia, che viene ricordata per le proprie conquiste e non come al solito per i propri problemi. Anche Marconi è dovuto andare all’estero per dare un carattere internazionale alle sue invenzioni, e questa è una stortura che affligge ancora oggi il nostro paese attraverso la fuga dei cervelli, ma questa è un’altra storia. Aspettiamo trepidanti il premio dell’anno prossimo, sperando in una grande invenzione che nasca da questa parte dell’oceano!

Poliarte prepara una nuova mostra europea sul design italiano.

Tra i tanti settori che hanno fatto -e continuano a fare- la fortuna del nostro paese, quello del design si trova in cima alla lista. Molti oggetti che trovano posto in uffici o case portano la firma di un designer italiano, e basta una cultura di base del settore per riconoscerne anche all’estero. Dal mobilio all’elettronica, il numero di prodotti industriali modellati secondo gusti personalissimi basterebbe per riempire il Louvre. Proprio questo settore ha contribuito a diffondere il Made in italy nel mondo, e le iniziative per valorizzarlo non mancano.

Dopo il successo della mostra “La Storia di Italia per Oggetti” del 2011, il Centro Sperimentale di Design Poliarte di Ancona rilancia la sfida pensando in grande. Con la mostra “Oggetti d’Italia. Design, ritratto del bel paese nel mondo”, Poliarte vuole portare questo “Louvre” del design nostrano in giro per l’Europa. Purtroppo non tutti gli oggetti verranno esposti, e per selezionare quelli che meglio rappresentano il nostro paese è stato creato un apposito sondaggio.

La partecipazione è consigliata, perché si tratta di risollevare l’immagine dell’Italia all’estero. I primi fruitori della mostra saranno quelli di lingua tedesca. Vista l’importanza di questa iniziativa, vale la pena impegnarsi per garantirne il successo e aiutare chi scommette sui settori strategici che rendono grande il nostro paese.

Promozione Territoriale: Veneto

Dopo aver visto la promozione dell’Alto Adige, scendendo dall’arco Alpino ci occupiamo di una regione ricchissima di storia e di cultura. Dalla laguna alle Alpi, da Verona a Venezia, questa regione è oggi un importante soggetto economico nel manifatturiero e nel turismo.

C’è moltissimo da dire su questo territorio, ma a livello istituzionale la promozione è al massimo dei suoi livelli? Di certo qui il turismo vive di rendita, ma si potrebbe fare di più. Il sito è funzionale: si trova quel che si cerca, ma sicuramente lo si può rendere più accattivante. Tra Veneto o Alto Adige, qual’è il portale più intuitivo?

Vini italiani contro vini australiani: su cosa bisogna migliorare.

Il primo post dopo la pausa estiva farà storcere il naso a qualcuno. Su cosa si possono confrontare due tradizioni vinicole così diverse l’una dall’altra, se non sulla qualità organolettica del vino? Ebbene, in ambiente internazionale, un buon Sassicaia è meno piacevole -agli occhi- di uno Yellow Tail.

Questione di etichetta, certo. Ma se è vero che mangiamo (e beviamo) con gli occhi, oggi il design del prodotto sta diventando centrale nel mercato globale, e spesso non primeggiamo sotto questo punto di vista. Ci sono molti esempi di etichette italiane molto curate , ma purtroppo molti vini nostrani sono ancora vittime di un’idea di bottiglia troppo provinciale.

Se vogliamo che i vini italiani compaiano sugli scaffali di rivenditori sparsi per il globo, bisogna cambiare strategia. Allora meglio puntare ad un’etichetta classica, puntando sulla tradizione, o lanciarsi nel vivace terreno del design moderno?