Liber Liber: l’ONLUS e la libera circolazione della cultura.

Quando uno legge Liber Liber ha ben pochi dubbi su quali possano essere i fini della ONLUS che porta questo nome. L’organizzazione, fondata nel 1994, si occupa della diffusione della cultura e ne promuove l’accessibilità in maniera libera. Questo significa che diverse opere multimediali come libri, audiolibri, video o musica, sono scaricabili dal sito e fruibili liberamente.

Perchè Liber Liber è importante? Innanzitutto perchè non ha scopo di lucro e il negozio online viene utilizzato per autofinanziare il progetto, ma sopratutto perchè è un’iniziativa che sfrutta al massimo potenzialità di internet. La filosofia che la manda avanti viene applicata fino nella scelta del formato dei file di testo: il formato libero .odt e l’ubiquitario .pdf.

L’invito è quindi quello di addentrarsi nel loro piacevole sito e scaricarsi qualche romanzo o poema che si è sempre desiderato leggere. La lettura potrà avvenire in seguito senza preoccuparsi di DRM (il complicato sistema di tutela dei diritti digitali) d’ogni sorta.

Un plauso quindi al gruppo che manda avanti questa iniziativa così importante, una piattaforma non scalfita dall’aspro dibattito tra diritti d’autore e la circolazione della cultura, che al contrario sorvola con una formula vincente.

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Vittorio Gregotti e l’archivio donato al Comune di Milano.

Vittorio Gregotti, classe 1927, é un nome noto dell’architettura italiana e internazionale che ha lavorato su numerosissimi progetti, applauditi da molti ma anche criticati all’interno di aspre discussioni. Nato a Novara, dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1952 Gregotti incomincia a scrivere per Casabella, una nota rivista di architettura, fino a diventarne direttore, e in questo periodo incontra i grandi architetti del tempo : Le Corbusier, Gropius e molti altri. Nel 1974 fonda la Gregotti Associati International e incomincia a progettare numerosi edifici.

Lo stile richiama il razionalismo italiano e le correnti moderniste. L’impronta la si puó notare sui numerosi edifici pensati dall’architetto novarese: la nuova sede degli Arcimboldi e della Pirelli in Bicocca a Milano, il centro culturale di Belem e il tristemente noto ZEN di Palermo. Lo scorso maggio, Gregotti ha fatto un annuncio importante: ha deciso di donare il suo archivio al Comune di Milano che lo collocherà all’interno del Castello Sforzesco. Si parla di oltre 44mila disegni completati tra il 1953 e il 2002, assieme a diverse piante e plastici dei suoi oltre 800 progetti che formano un patrimonio il cui valore si aggira intorno ai 3 milioni di euro.

La donazione si rivela una scelta molto intelligente per permettere anche ai meno appassionati di conoscere le idee del famoso architetto e il suo modo di pensare l’arte a cui ha dedicato la vita. Un archivio di qualità non rinchiuso in buie stanze a prendere polvere, ma ospitato in uno spazio lussuoso che con l’Expo 2015 sará vetrina del restauro della Sala delle Asse (affrescata da Leonardo) e del nuovo museo dedicato alla Pietá di Michelangelo. Opera di architetti contemporanei è l’allestimento museale che circonda attualmente la famosa scultura, questa volta dei milanesi BBPR ovvero il gruppo che é famoso principalmente per aver progettato la Torre Velasca.

Diversi mesi fa abbiamo parlato anche della scomparsa Gae Aulenti, sua cara amica, che sognava un archivio degli architetti a Milano. Non stupisce quindi che Gregotti sia andato in questa direzione, aprendo la porta ad altre donazioni per omaggiare una cittá che ha dato loro molto e che a loro volta hanno disegnato nel corso degli ultimi decenni.

Scopri quanto è diffuso il tuo cognome!

Gli studi demografici in tema di immigrazione richiedono anni di studio da parte di grandi gruppi di lavoro che analizzano una enorme mole di dati. Non a caso questi studi sono portati avanti da enti di ricerca molto grandi, come ad esempio l’ente pubblico ISTAT. Tuttavia, senza essere esperti di araldica esiste un modo per tracciare la diffusione dei lontani “consanguinei” in tutta italia e persino negli USA.

https://i1.wp.com/www.gens.info/lib/cog/maps/cognomi/M/MARINI.gifCome è possibile tutto ciò? Ci sono persone che analizzano il DNA di milioni di persone? No, attraverso registri e altri metodi di catalogazione, il sito Gens.info ci mostra la diffusione del nostro cognome nel belpaese a negli USA semplicemente inserendolo in una barra di ricerca. Il risultato è una mappa che presenta circonferenze di varia dimensione: più grande è il circonferenza e maggiore è la concentrazione di persone con lo stesso cognome in quell’area in particolare.

I vari Rossi, Bianchi o i Russo possono evitare di scomodarsi perchè otterrebbero una distribuzione uniforme e relativamente impressionante. Gli altri, più rari, talvolta riservano sorprese mentre altri semplici conferme. Ci sono altri siti che offrono lo stesso servizio, come Cognomix.it, ma i risultati sono molto simili.

Allora che aspettate, inserite cognome e scoprite la terra che appartiene al vostro cognome!

Il Duomo di Pisa, dove la scienza e la fede si incontrano.

Guai ad addentrarsi in una lotta che dura da secoli tra le città toscane. Lungi da tutti noi decretare un vincitore. Gli acerrimi nemici, si sa, non si sono combattuti solo con le armi e con il sangue, ma anche -spesso- con le arti. Il Duomo, il centro religioso e spirituale più in vista della città, è stato progettato e abbellito per stupire i vicini e mostrar loro la potenza cittadina. Come molti altri nella penisola, il Duomo di Pisa è stato eretto secondo questi criteri, ma oltre alla bellezza artistica e architettonica, questo edificio racchiude un oggetto che è ormai entrato in una leggenda.

https://i0.wp.com/static.panoramio.com/photos/large/61607688.jpgQuasi a voler sottolineare l’eterna lotta tra fede e scienza, all’interno del Duomo si trova un lampadario per incenso che si narra sia stato usato da Galileo per formulare la teoria sull’isocronismo del pendolo. L’illustre scienziato ha scoperto che la frequenza di oscillazione di un pendolo non varia con l’ampiezza di oscillazione, aprendo la via agli studi e a nuove applicazioni nell’orologeria. Oggi il pendolo originale che si suppone sia stato studiato da Galileo non si trova nel Duomo, bensì nella Cappella Aulla del Camposanto monumentale della città.

Il Duomo di Pisa, completato nel 1092 e restaurato più volte nel corso dei secoli, ha un profilo a croce latina a cinque navate con abside (la parte semicircolare dietro l’altare) e transetto (la parte più corta della pianta a croce) a tre navate. Il soffitto presenta dei decoratissimi cassettoni, elemento decorativo molto in voga nel Rinascimento, e lungo le volte si vedono le decorazioni bicrome (bianco e nero) tipicamente toscane. Il marmo bianco ricopre tutto l’esterno, atto a rendere immacolato un grande edificio religioso su cui hanno lavorato artisti del calibro di Cimabue, il Sodoma, Giovanni Pisano e molti altri contemporanei.

Il Duomo è leggermente sprofondato nella terra, ma non si trova nelle condizioni della vicina Torre di qualche anno fa. Il sasso nello stagno è stato lanciato, e per la felicità di tutti i toscani ci occuperemo di molte altre grandi cattedrali sparse per la regione. Oggi rendiamo onore a Pisa ammirando questo capolavoro.

Il futuro dell’Italia tra il Passo dello Stelvio e una Ferrari

C’è solo una cosa che può disturbare il silenzio e la maestosità delle Alpi Retiche. Non la strada del Passo dello Stelvio –ritenuta una delle strade più belle del mondo– che si arrampica sui pendii con i suoi più di 100 tornanti, ma il rombo di un motore assemblato molto più a valle. Cosa hanno in comune questo paesaggio pieno di verde e cime rocciose, e una Ferrari nuova di zecca? Cosa unisce il paesaggio alpino all’industria della bassa padana? Guardando questo video di Car and Driver: Abroad, si intuisce subito la potenza in tutti i sensi che emanano questi due simboli: l’italianità.

È un concetto dai contorni sfumati, difficile da toccare con mano, ma che diventa granito quando lo si vede da fuori. Jethro Bovingdon, il pilota, alla fine delle riprese non risparmia elogi a questa terra così ricca di un qualcosa così difficile da capire da parte di tutti noi italiani che ogni giorno creiamo quell’atmosfera. Bisogna quindi lavorare per favorire le dichiarazioni d’amore spontanee per questa terra, e intuire finalmente dove gli investimenti devono essere riversati.

Sarebbero soldi importanti e ben spesi per un motivo semplice:  siamo sicuri che rivedremo i vari Jethro Bovingdon sulle nostre strade e non solo.

Enrico Panattoni, l’inventore della Stracciatella.

Quando siamo in coda dal gelataio, mentre scorriamo con gli occhi i vari gusti del gelato ripassiamo spesso sul fior di latte. Un gusto dal nome fresco e dal sapore delicato, dato dall’abbondante panna e dalla dolcezza dello zucchero. Ma come rendere ancora più buono il fior di latte? è una domanda che si deve essere fatto Enrico Panattoni, mentre sperimentava un nuovo gusto presto entrato nell’olimpo del gelato: la Stracciatella.

Nel 1953 a Bergamo alta Panattoni apriva il bar “La Marianna” e incominciava a vendere gelati riempiti con la nuova invenzione. La novità ha conquistato presto tutta l’Italia e le gelaterie hanno incominciato a produrre la creazione di Panattoni, ma con la diffusione di massa si è perso anche il nome dell’inventore.

Pochi giorni fa è venuto a mancare, ma se possiamo gustare un fior di latte con pezzi di cioccolato croccanti che si sciolgono presto in bocca, è proprio grazie a questo signore. E’ doveroso salutarlo e ringraziarlo per tutti i momenti di godimento e meditazione che ci accompagnano mentre gustiamo dell’ottimo gelato.

Arduino, il circuito stampato programmabile nato in Italia.

Chiunque sia appassionato di elettronica e programmazione di basso livello sa già cosa sia Arduino e ne comprende l’importanza. Per tutti gli altri profani, occorre spiegare cosa sia facendo qualche passo indietro. Tutto incomincia ad Ivrea, la città piemontese resa famosa nel mondo per ospitare gli stabilimenti dell’Olivetti, l’azienda fondata dal visionario Adriano Olivetti oggi parte di Telecom Italia.

Sarà forse l’aria che vien giù dalle Alpi o su dall’operosa Torino, o forse è semplicemente un tratto distintivo degli abitanti di Ivrea, nelle cui vene scorre più innovazione che sangue. Ebbene, la città era ospite del Interaction Design Institute Ivrea, oggi entrato a far parte della Domus Academy. Questa era una vera e propria scuola post-laurea dove veniva insegnato ed esplorato l’interaction design (il design dell’interazione uomo-macchina). I docenti, molti dei quali di levatura internazionale, insegnavano a studenti italiani e ad altri provenienti da tutte le parti del mondo.

L’istituto, fondato nel 2001, già nel 2003 dava vita ad un progetto di uno studente colombiano: la piattaforma Wiring. Questa era una piattaforma di sviluppo integrato, cioè un sistema composto da un circuito stampato e un’interfaccia per pc che dava la possibilità di programmare questo circuito. Proprio come Wiring, nel 2005 è stato avviato un progetto all’interno della scuola con il nome di Arduino. Questo deriva dal nome di un bar che a sua volta fa riferimento a Arduino d’Ivrea, re d’Italia dal 1002 al 1014.

Arduino è una piattaforma simile a Wiring ma più potente e più personalizzabile. Divenuto un prodotto, Massimo Banzi e gli altri co-creatori di Arduino hanno contattato rivenditori e produttori di hardware e hanno permesso a programmatori e appassionati di tutto il mondo di avere il proprio circuito funzionante, con cui studiare, fare progetti e applicarlo ai più svariati ambiti. Si va dall’annusatore di particelle inquinanti, al cubo di Led fino al lettore di onde celebrali.

Oggi Arduino è lo standard del settore e attorno ad esso si è sviluppata una vasta comunità internazionale con il proprio forum e i propri progetti. Il sistema è diventato talmente popolare che ha mosso una delle più grandi multinazionali del mondo nel campo dell’hardware: Intel.  Tramite una collaborazione, Intel e Arduino hanno creato Galileo, un circuito stampato con microprocessore Intel. Si tratta di un traguardo importantissimo e non deve aver fatto dormire chi pensava che il sistema nato come progetto in una scuola post-laurea italiana non sarebbe neanche uscito dalle aule del’IDI Ivrea.

Nel settore high-tech italiano c’è grande fermento e molte persone ne sono coinvolte direttamente o indirettamente, ed è forse utile sottolineare che anche in un settore non tradizionale, un pezzo del nostro paese innova e raggiunge ottimi risultati.