Il fascino delle case di ringhiera lombarde.

 

Passeggiando per la Cerchia dei Bastioni e per i Navigli, chiunque abbia visitato Milano o qualche altra città lombarda ha sicuramente notato delle suggestive abitazioni d’altri tempi: le case di ringhiera. Queste, nate agli inizi del Novecento per rispondere all’altissima domanda di alloggi, allora costituivano veri e propri quartieri popolari animati da quel proletariato urbano di cui ormai s’è persa ogni traccia.

Il ballatoio di ferro battuto era raggiungibile con le scale su un lato. Questa infatta era la sola via d’accesso alle abitazioni, e non era stata pensata per tutelare la privacy degli inquilini. Per raggiungere la porta d’ingresso della propria casa bisognava infatti attraversare tutte le altre abitazioni con le relative finestre. Poco male, se pensiamo che anche il bagno era in comune. Oggi la maggior parte delle case di ringhiera è ristrutturata e al posto dell’intonaco scrostato ci sono tinte giallo chiaro, il giallo Milano.

Non solo, spesso piante rampicanti e fiori adornano i lunghi corridoi, e per comodità si è provveduto a montare ascensori esterni: forse la più forte testimonianza di una trasformazione storica che abbraccia la storia di una Milano sparita. Ed ecco nascosto il valore delle case di ringhiera: delle residenze che, in periodi diversi della storia, hanno fatto crescere entro le proprie mura tutte le diverse facce della società italiana.

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21 commenti su “Il fascino delle case di ringhiera lombarde.

  1. nicotano ha detto:

    articolo interessante; nel video è molto signifcativa la frase “casa della solidarietà”

  2. Flavio Gilardoni ha detto:

    Bravo Antonio bell’articolo scritto bene in modo semplice ma suggestivo. Complimenti.

  3. Flavio Gilardoni ha detto:

    Scusa Luca ho cappellato subito in partenza. Mi sono confuso con il nome che compare sopra il filmato. Sorry, come esordio direi che non è niente male.

  4. cordialdo ha detto:

    Un modo diverso anche di socializzare!

  5. iraire7 ha detto:

    L’ha ribloggato su Culturaforisma7.

  6. manutheartist ha detto:

    Grazie per questi scorci di vita, passata ma presente.
    Esempi simili, ne abbiamo anche in qualche periferia dalle mie parti…
    Tempi più recenti, però…direi anni 50-60.

  7. rpapac ha detto:

    Hanno fatto bene a ristrutturarle, ma il bagno è sempre in comune?

  8. marvan ha detto:

    A proposito di privacy, qualche hanno fa, avevo l’ufficio di fronte ad una casa di ringhiera in via Fara a Milano. Il nostro un edificio moderno con la facciata in piastrelline marroni come si usava negli anni “70, il loro una casa fatta ad elle, ristrutturata con la scala nell’angolo dei due lati e le ringhiere verdi in ferro battuto. La zona della stazione si presta agli incontri di “passaggio”. A suo tempo esisteva un florido viavai di clienti che salivano a piedi fino al terzo piano, sfilavano sul balcone col fiatone ed entravano in visita ad una signorina piacente per qualche decina di minuti. Bozzetti parlava di solidarietà, io direi in questo caso di trasparenza.

  9. lericettedibaccos ha detto:

    blog molto interessante. Complimenti

  10. Angela Fradegradi ha detto:

    Adesso mi hai fatto venire nostalgia di Milano!

  11. Linkiostraio ha detto:

    Bellissimo articolo, complimenti!

  12. gelsobianco ha detto:

    Che bell’articolo e che video!
    Incredibile Antonio Bozzetti.

    Se avessi un blog, ribloggherei tutto, con il tuo permesso.
    “la casa della solidarietà, dell’accoglienza”
    “la solidarietà, una seconda pelle”

    Grazie.
    gb
    Ritornerò presto in questo blog.

  13. […] Il fascino delle case di ringhiera lombarde.. […]

  14. alicemate ha detto:

    Ciao Luca, ha ribloggato il tuo articolo, è la prima volta che lo faccio e non so se ho fatto correttamente.
    L’ho fatto perchè è interessante e mi ha coinvolto particolarmente siccome mio figlio con la sua compagna ha scelto di abitarla… una casa di ringhiera. A me questa “socializzazione” inizialmente aveva un po’ scombussolato, ma ora le ristrutturazioni hanno reso meno socializzante la vita anche in queste case del popolo cittadino.

    In questo periodo non riesco a pubblicare su Alicemate perchè sono presa da blog di scuola, cioè blog che tengo con e per i miei alunni, i loro genitori e gli insegnanri della scuola primaria.

  15. loscalzo1979 ha detto:

    In effetti anche solo pensare a quanti film ambientati a Milano devono iconograficamente a questa architettura, di ogni genere: dalla commedia al drammatico, dal romantico al poliziotesco, non c’è film dove almeno una volta non si inquadri il tipico cortile meneghino con le ringhiere

  16. gattolona ha detto:

    Ciao Luca e buon sabato! Leggo ora questo inconsueto ed interessante post sulle case di ringhiera; da noi a Reggio Emilia ce ne sono ancora tantissime, costruite a inizio secolo. Si chiamano “Case Popolari” meglio conosciute come case “dal popol giost” (case appartenenti al popolo giusto) e sono state costruite sin dai tempi del Duce, per dare un’abitazione decorosa alle famiglie non abbienti o reduci dalla seconda guerra mondiale. A Reggio Emilia, tantissimi vecchi palazzi di ringhiera, si possono notare in diversi quartieri, chiamati per l’appunto Quartieri Popolari. Rispettano tutti lo stesso modello di costruzione, per la fattura e lo stile concepito, all’insegna della semplicità dei colori (quasi tutti verdi,gialli o marroncini) identici per stile. Tanti sono invece stati abbattuti per problemi legati all’umidità,al degrado, alla sporcizia, alla cattiva manutenzione da parte degli abitanti delle più disparate etnie, ma fortunatamente altrettanti palazzi e palazzine nuove, hanno preso il loro posto.L’assegnazione di queste case, non è semplice enemmeno corta come tempistica: si accede tramite una graduatoria ben precisa come si fa ad un concorso. Peccato che qualche volta, anche per queste assegnazioni, i concorsi siano truccati e c’è chi vi accede prima degli altri, pur avendo necessità e problematiche maggiori. Oppure più semplicemente, una famiglia xy, era molto più tempo che era in lista ed attendeva, con disagio, una dimora. Non tutti gli occupanti di tali edifici sono educati, non tutti erano e sono corretti nel mantenere pulizia e ordine nei cortili antistanti, nelle balconate comuni e nei giardinetti di pertinenza. Furono il Municipio e altri enti Comunali a destinare tali abitazioni, che se ben tenute danno una nota di colore e di allegria a tutta la città. Alcune abitazioni sono molto caratteristiche, ornate di fiori nei terrazzi e diverse sono recuperate dai propirietari, arredate di nuovo ricavandone appartamente degni di comparire sulle riviste specializzate in case. Per i concorsi e le modalità delle assegnazioni, stenderei un velo pietoso, anzi un lenzuolo: ma si sa, d’altra parte siamo in Italia e non c’è meritocrazia, ma solo nepotismo ovunque. Baci, fabiana.

  17. allternative ha detto:

    Ho vissuto per 32 anni in via Marghera (MI) , dove tutt’ora vivono i miei genitori, quindi questo articolo mi rappresenta a pieno. L’odio e l’amore di vivere nelle case di ringhiera dove, per l’appunto, c’era pochissima privacy rendeva le giornate sempre ricche di avvenimenti nuovi ma soprattutto pettegolezzi, che volente o nolente ti dovevi sorbire!! Le lunghe conversazioni tra ballatoi e cortile erano il pezzo forte della giornata……
    Bell’articolo, soprattutto per il video che dipinge su tela la Milano che fu e a completare il tutto il sottofondo malinconico e commovente dei ricordi passati….. a tratti ancora attuali. 🙂

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