Sul cibo non si risparmia!

I consumi delle famiglie continuano a calare e la classe media si restringe. Il fatturato diminuisce per le imprese dell’agroalimentare che hanno a che fare con il mercato interno, mentre cresce per chi riesce a esportare. Su questi due grandi soggetti economici pesa la crisi più grande che l’Italia repubblicana abbia mai conosciuto, e con essa anche i consumi stanno cambiando. Le famiglie decidono di spendere meno per il cibo, spesso acquistando prodotti di scarsa o scarsissima qualità.

Il ragionamento lo si fa confrontando il prezzo di un prodotto con un altro e, spesso a priori, si sceglie quello con il prezzo più basso. Un prezzo più alto non significa necessariamente qualità maggiore. Tuttavia, un’azione apparentemente semplice e ripetuta per milioni di volte sconvolge interi settori e favorisce un mondo di produttori che hanno poco interesse per la salute dei consumatori, il tutto all’insegna di un risparmio selettivo e non ragionato. Paradossalmente, la famiglia spesso acquista cibo scadente ma non si fa mancare l’ultimo modello di smartphone.

Questo modello è molto comune e non troviamo difficoltà a elencare più di un conoscente “vittima” di questo sistema. È ora di dire basta, dobbiamo essere i primi a cambiare. Oggi comprare made in Italy non vuol dire fare una mera azione patriottica. Significa scegliere prodotti soggetti a controlli frequenti e approfonditi, oliare il meccanismo della filiera e contribuire allo sviluppo di un settore chiave. Attenzione però, perchè la bassa qualità non ha nazionalità. Il consumatore consapevole sa quindi distinguere un prodotto di qualità da uno scadente, ed è a conoscenza dei meccanismi di tracciabilità del prodotto. In futuro parleremo anche di questo.

Tutti abbiamo sentito della manifestazione sul Brennero organizzata dalla Coldiretti, volta a protestare contro la carne e altri prodotti provenienti dall’Austria e in generale da paesi dove la qualità del cibo non rientra tra le preoccupazioni dei consumatori. In Italia la buona cucina non si riferisce solo alla ricetta, ma anche alla materia prima. La qualità dei prodotti che troviamo al supermercato è superiore rispetto a quella che possiamo trovare in un supermercato di uno stato nordeuropeo quasiasi. Oggi i produttori e il legislatore stanno spingendo sul biologico, che permette non tanto una qualità organolettica migliore quanto l’incentivo ad utilizzare meccanismi di difesa non invasivi come la lotta integrata, ed è quindi uno degli strumenti attraverso cui possiamo dare valore aggiunto ai nostri prodotti sul mercato nazionale e internazionale.

L’imperativo è chiaro e semplice: sul cibo non si risparmia. Facendo due conti, forse è meglio acquistare un cellulare (o qualsiasi altro bene non di prima necessità) con meno funzioni e di qualche mese più vecchio per investire coraggiosamente sulla propria salute e sul grande e complesso sistema economico creato dall’industria agroalimentare. Il patriottismo, al giorno d’oggi, lo si fa con piccole scelte quotidiane.

Il cibo è uno degli ingredienti “magici” che rendono speciale il nostro paese. Dobbiamo essere fieri della nostra tradizione e dei nostri prodotti. Dobbiamo esigere controlli e standard di qualità e sicurezza del cibo che acquisiamo. Se è vero che “siamo quello che mangiamo“, dobbiamo continuare ad essere un riferimento mondiale per i prodotti alimentari dobbiamo impegnarci a fare qualche sacrificio per il piacere del palato e per la salute del nostro corpo.

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6 commenti su “Sul cibo non si risparmia!

  1. Simone Tulumello ha detto:

    L’ha ribloggato su Simone Tulumelloe ha commentato:
    Luca Livraghi su cibo, qualità e salute

  2. giogu ha detto:

    Sono d’accordo con te sull’importanza che riveste una corretta alimentazione nella vita quotidiana. Il problema del consumo di prodotti di scarsa qualità a prezzo ridotto è un male che non riguarda solo l’Italia, è bensì una tendenza molto generalizzata della società moderna accentuata a causa della crisi economica e dell’impoverimento generale delle masse lavoratrici. Tuttavia la gente preferisce risparmiare sul cibo e comprare lo smartphone non solo per seguire la moda del momento ma perché l’importanza che riveste nella società attuale è di prim’ordine. Infatti l’esclusione sociale e la marginalizzazione passano ormai per questi canali: se non sei connesso non sei nessuno. Il fatto che fa riflettere in tutto ciò è che in un paese come l’Italia, che ha fatto del cibo un modello di vita da esportare e che è riconosciuto a livello mondiale come produttore di prima qualità, una massa sempre più grande di “nuovi poveri” abbia perso il suo tradizionale rapporto alimentare che la società stessa ha espresso per secoli. Non si tratta di nazionalismo alimentare. La radice profonda di questo nuovo modo di rapportarsi al cibo, di questa perdita di centralità del cibo, è sintomo di una degenerazione culturale imposta da un modello globalizzante che allontana sempre più gli italiani dalle proprie tradizioni alimentari. E lo fa in modo sbagliato evitando la sintesi creativa (nuove ricette con prodotti meno costosi) e ripiegando su cibi precotti, confezionati, scadenti. Antropologicamente parlando (tralasciando il puro fatto economico) l’Italia e gli italiani stanno svalutando la propria cultura alimentare senza riuscire a trovare una giusta sintesi tra tradizione e globalizzazione, tra mangiare sano, all’italiana, e mangiare male ma avere lo smartphone, modo di vita globale e sintomo della parte della società moderna più indigente.

  3. gattolona pasticciona ha detto:

    Che uno smartphone o uno strumento computerizzato di ultima generazione, faccia salire le vendite ed impazzire gli acquirenti di tutto il mondo, tralasciando uno degli aspetti più importanti della vita è cosa stupida ed inutile.I costruttori dei vari sistemi informatici hanno sì inventato colossi quotati anche in borsa, am se chiediamo a loro, come riciclare un arrosto del giorno prima o utilizzare pane secco per ottenere una torta squisita credo non abbiano la risposta pronta. Risparmiare sul cibo si può e si deve ma in modo intelligente ed oculato: non si può non dare una fettina di vitello scelto ad un bimbo in crescita e siamo d’accordo, ma io che ho quasi cinquant’anni, sono in pre menopausa, colesterolo alto, leggermente sovrappeso posso evitare la carne rossa e mangiarla solo una volta la settimana. Di qualità italiana d’accordo, ma senza l’abuso quotidiano come facevo anni fa. Posso benissimo evitare di acquistare il vino, mi fa male, mi gonfia, mi da problematiche, ma se decido di fare un brindisi con la mia famiglai la sera della Vigilia lo stapperò di ottima qualità! desidero concedermi le tagliatelle al tartufo il giorno di Natale? D’accordo, le tagliatelle da vera emiliana qual sono le faccio io con ingredienti di prima qualità, il tartufo? Andrò a procacciarmelo nella zona d’Alba o Città di Castello, approfittandone anche per fare una gita culturale ed imparare qualcosa su quei posti bellissimi. Non sono assolutamente d’accordo nel possedere ogni strumento di ultimissima generazione e poi avere nel piatto quattro salti in padella, o uno stracchino al botulino, così la Vigilia tutti al Pronto Soccorso con gastro enterite acuta! Mica lo mangio il cellulare, non mi nutro di un televisore in 3d (si dice così) non divento più giovane e bella se giro armata di I phone, tablet, smartphone, computer portatile, agende elettroniche! Se invece mi nutro bene, italiano, so cucinare e riciclare, scrivo a mano, vado dalla sarta e dal calzolaio per le picoole riparazioni sartoriali, se mi ingegno e do lavoro a quei piccoli ma importantissimi mestieri che stanno via via scomparendo, forse do una mano alla nostra bella Italia a risalire la china. Non è disonorevole imparare a fare la sfoglia, non è peccato mortale ritornare a scrivere i biglietti d’auguri a mano invece che continuare a mandare sms a catena, non si danneggia l’economia se riprendiamo a fare “i pizzicagnoli”, “i rigattieri”, “gli scarpari” “le sartine”… Suvvia! I nostri genitori e nonni non ci hanno insegnato proprio niente? Se hanno sueprato loro la crisi del dopoguerra, noi spendaccioni figli dell’era moderna siamo più belli ed intelligenti di loro? Dati i risultati ottenuti con il cosidetto progresso dico che abbiamo ottenuto un regresso con tanto di calcio nel sedere non indifferente! Tiriamoci su le maniche, basta parlare e riprendiamo ad attaccare un bottone o a fare l’orlo ai pantoloni. Ne sono fermamente convinta, e mettiamo in tavola alimenti di qualità ma senza dover poi buttare nella spazzatura quintali di rimanenze come accade nelle pattumiere degli italiani. Poi non mi venite a dire che alle caritas, alle mense del vescovo c’è la fila anche di persone per bene con i loro figli: qua c’è da imparare l’ A B C…., poi di smart phone ne riparliamo tra un decennio almeno! Buon Natale a tutti, Fabiana Schianchi. blog: gattolona.wordpress.com

  4. lellat ha detto:

    Bravo Luca, mi ritrovo completamente nella frase che dice: “Il cibo è uno degli ingredienti magici che rendono speciale il nostro paese!!!!!”
    Dovremmo saper promuovere molto di più il nostro agroalimentare che è una delle ricchezze maggiori del nostro territorio.

  5. rpapac ha detto:

    Non sempre gli alimenti che costano poco sono scadenti. A volte, anzi, spesso sono molto più buoni di quelli più costosi e questo perché le case produttrici sconosciute, vogliono farsi conoscere.

  6. … a me viene da pensare, non me ne abbiano a male le proteste legittime o meno degli autotrasporti o le intemperanze dei forconi, che tutte queste dimostrazioni, siano figlie del consumismo. Per farla breve: ammoniscono le serrate e i blocchi stradali e poi incoraggiano a spendere sulla spesa. Bisognerebbe comprare il necessario e non lasciarsi spaventare dalle geremiadi. Buone feste a tutti 🙂

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