Rupe Tarpea: l’Ultima Visione del Traditore di Roma.

Più di 700 anni prima di cristo, nel centro Italia si trovava un piccolo insediamento che avrebbe fatto parlare molto di sè nelle epoche successive. Al tempo di Romolo, Roma non era ancora quella gloriosa di Scipione nelle Guerre Puniche, quella descritta nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, o la Caput Mundi sotto Traiano. Non aveva ancora assorbito la cultura ellenistica e il suo popolo era ancora rozzo. Allora i nemici non erano i cartaginesi o i parti, bensì i sabini, una popolazione del centro Italia.

Sappiamo poco dei sabini, come del resto di tutte le popolazioni distrutte dall’Antica Roma: i conquistatori non dimenticavano neanche il sale, cosparso sulle macerie così da non far crescere più niente sul terreno dei nemici. Gli antichi romani erano un popolo crudele, ma crudeli erano anche le altre popolazioni. La Rupe Tarpea è l’incarnazione della Roma dei Re.

La leggenda vuole che la figlia del custode del colle Capitolino, Spurio Tarpeo, tradisca la città aprendo le porte ai Sabini guidati da Tito Tazio. La ricompensa per questo ignobile gesto sarebbero dovuti essere i gioielli e oggetti preziosi che i soldati portavano con loro: un tipo di atteggiamento che non è certo sparito con gli Antichi Romani.

via di Monte CaprinoQualche saggio ha scritto “verba volant, scripta manent“, e la donna avrebbe fatto bene a seguire il consiglio. I soldati sabini, una volta entrati nella città, vengono fermati dalla bella ragazza che intima loro di consegnarle ciò che hanno attorno al braccio, e questi rispondono schiacciandola con i propri scudi. La ragazza viene quindi seppellita vicino a una rupe che prende il suo nome, Rupe Tarpea.

Da allora gli antichi Romani hanno incominciato a buttare da questa rupe i traditori, gli omicidi e gli spergiuri. Oggi, per fortuna, si può osservare dal basso verso l’alto, e ci accontentiamo di questa prospettiva!

Il Castello di Tures, Alto Adige. 1136.

CastelloturesTra le rocciose montagne dell’Alto Adige, nella Valle di Tures, si erge un castello. Arroccato su un piccolo promontorio, domina tutta la valle dal 1136, anche se l’aspetto attuale è il risutato di un espansione del XVI secolo, quando è stata costruita la cinta muraria e alcuni edifici abitativi. Il castello di Tures prende il nome dai signori omonimi che hanno posseduto la rocca, fino a quando il ramo della famiglia si è estinto. Da quel momento il castello è finito in rovina, nonostante i passaggi di mano dei territori circostanti nel quattrocento, cinquecento e seicento.

Solo nel 1953 verrà restaurato e la torre principale ricostruita grazie ad un abate benedettino, che lo riporterà agli antichi splendori. Oggi il Castello è visitabile, e all’interno si possono osservare opere d’arte romaniche, risalenti al tempo dei Tures, e gotiche, che sono state aggiunte nei successivi passaggi di proprietà, il tutto circondato da arredamento in legno di cembro.

Ci sono molti altri forti in rovina in Italia, e questo è importante sia a livello storico che economico. La promozione e l’ingente investimento nel restauro è certamente un esempio da seguire in tutta la penisola, dal Trentino alla Puglia meridionale.

La Cappella Sistina Come Non l’Avete Mai Vista

Qual’è il punto più alto toccato dall’umanità intera, il riferimento e l’esplosione dell’ingegno, ammirato di generazione in generazione da secoli? Abbiamo diversi esempi, in ogni campo, ma c’è forse qualcosa di magnifico e inarrivabile che la Cappella Sistina ci trasmette. I tempi sono cambiati, la scienza ha lottato con la fede, ma in tutti gli uomini quest’opera risveglia curiosità, senso di smarrimento e ammirazione.

Completata in circa sessant’anni, sulla volta e sulle pareti della cappella restaurata hanno lavorato Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, Michelangelo e altri grandi del Rinascimento. Dalla Consegna delle chiavi al Giudizio Universale, quest’opera ha ispirato molti artisti e commosso “semplici” uomini come Gandhi.

I numerosi visitatori, purtroppo, impediscono al prossimo di godere appieno dell’opera, ma anche se lontani da Roma possiamo oggi osservare il capolavoro senza forzature, con un ottima risoluzione. Il sito creato appositamente dal Vaticano consente di ammirare la Cappella Sistina, immersi nella bellezza e su una linea perpendicolare alla Creazione di Adamo.

Oggi i cardinali riuniti nel conclave hanno eletto il nuovo Papa, Jorge Mario Bergoglio, un gesuita di origini piemontesi. La votazione si è svolta come sempre a porte chiuse nella Cappella, che a breve tornerà ad essere visitabile. In ogni caso, l’unione di una istituzione secolare antichissima e le nuove tecnologie, internet e fotografie panoramiche, ci regalano un ottimo strumento per godere quando vogliamo di uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte.

Buon Natale! Le Origini della Festa da Aureliano ai Persiani. Accompagna Corelli.

Tanti auguri di Buon Natale a tutti i lettori di Italiaiocisono! Ho iniziato questa avventura il 14 novembre, e in poco più di un mese voi lettori avete dato lustro a questo blog decidendo di accompagnarmi. Ad oggi siete 213, un risultato allora insperato e inconcepibile. I temi che affrontiamo assieme ci appassionano e siamo sempre più attenti alla valorizzazione dei beni materiali e immateriali che ci circondano.

L’iscrizione va ben oltre la mera pressione di un pulsante colorato,  rappresenta infatti l’adesione ad un manifesto che chiede più cultura, più fondi, più qualità. E’ un vero viaggio in un luogo poco visibile e spesso poco conosciuto. Questa fame accompagna anche gli italiani che prestano il proprio ingegno ad altre nazioni, infatti Italiaiocisono riceve visite regolari dagli USA, Belgio, Slovacchia, India e molti altri paesi. Un grazie sentito a tutti voi, e ancora Buon Natale!

Natale? Cos’è il Natale? La nascita di Gesù a Betlemme? In realtà molti storici dal novecento in poi hanno incominciato a dubitare su questa data, e si fa sempre più strada l’ipotesi che il Natale abbia un’origine molto più terrena, più antica e forse più interessante. Le feste che hanno avuto origine post cristum mortem sono oggettivamente poche. Questo viene spiegato con motivazioni sociopolitiche: la necessità del cristianesimo di eradicare il paganesimo e infondere la nuova religione nei popoli di fine Impero. Se non puoi batterli, unisciti a loro. Questo è ciò che deve aver pensato qualche importante predicatore alle origini, infatti oggi ci troviamo con l’Epifania, la Pasqua, il culto dei Santi, il Carnevale e molte altre celebrazioni la cui origine è pagana. Il Natale non è da meno, e sembra essere l’assorbimento di una celebrazione romana legata al Sol Invictus, istituito nel 274 d.c. dall’imperatore Aureliano. Tutto questo colpisce l’immaginazione, ma forse quello che alcuni studiosi propongono è ancora più intrigante.

Yaldā è una antichissima festa persiana che ricorre nel giorno del solstizio d’Inverno, quindi 4 giorni prima di Natale. Il nome significa “la nascita” e si festeggia nella notte più lunga dell’anno, in quanto il buio era associato al regno di Ahriman, il dio della cattiveria, e ai demoni. A queste terribili creature si contrapponeva una tavola imbandita di ogni genere di pietanze dando priorità alla frutta fresca e secca. Yaldā è stata abolita dall’avvento dell’Islam in Persia in seguito alla caduta dell’impero Sasanide. L’Islam ha bandito lo Zoroastrismo e le proprie celebrazioni, ma siamo nel 651 d.c., cioè più di mezzo millennio dopo Cristo. Abbastanza per lo sconfinamento dei seguaci dell’antica religione persiana. Una semplice coincidenza, una speculazione? Non sappiamo, ma l’ipotesi è affascinante.

Tuttavia siamo andati troppo in là con la mente. Le origini saranno meno conosciute ma noi ci consoliamo con tutto ciò che questa celebrazione ha ispirato negli https://i1.wp.com/www.classicalconnect.com/sites/default/files/Arcangelo%20Corelli.jpgartisti nostrani nei secoli passati. Siamo nel 1714 quando Arcangelo Corelli, geniale compositore barocco di Fusignano, compone il Concerto Grosso “Fatto per la Notte di Natale”. Con quest’opera vi lascio e vi auguro ancora una buona giornata da passare con famiglia o con gli affetti personali, a scelta. Una sola raccomandazione personale che son sicuro non trasgredirete: mangiate tanto e bene perchè la celebrazione della cultura, in un paese come il nostro, comincia dalla tavola.

Castel del Monte e la Condanna del Centesimo

Oggi apriamo la sezione dei siti UNESCO italiani non solo per la bellezza, l’importanza storica e culturale ma anche perchè con un totale di 47 siamo il paese che ha più siti riconosciuti: l’onere e l’onore di essere un riferimento mondiale per la cultura. E un meccanismo di protezione in più, visto che molti altri siti non salvaguardati cadono a pezzi. Forse una consapevolezza maggiore può aiutare a preservare le tante opere d’arte che abbiamo donato all’umanità.

Tutti odiamo la moneta da un centesimo. Quando ci viene data come resto di un prodotto comprato a *.99 non sappiamo cosa farcene, e subito pensiamo a come sbolognarla. Ci siamo abituati a guardare distrattamente questa moneta e raramente la osserviamo con curiosità. Si può distinguere quello che ricorda un fortino compatto e regolare.

Parliamo di Castel del Monte, un edificio la cui funzione non è ancora ben chiara, situato nei pressi di Andria, in Puglia. La data di inizio costruzione risale al 1240, anche se pure questa è motivo di discussione. Siamo nell’Italia invasa dai Longobardi e dai Normanni: un dominio che influenza molto l’architettura contemporanea. L’imperatore Federico II ordina la costruzione ad un architetto, forse Lentini, ma non riesce a vederne il completamento che avviene poco oltre il 1250. Dopo il 1600 viene abbandonato e solo nel 1876, anno di acquisto da parte dello Stato italiano, viene avviata una complessa opera di restauro. Nel 1936 diventa monumento nazionale e nel 1996 arriva il riconoscimento dell’UNESCO, per la magistrale fusione in un’unico edificio di architetture occidentali e orientali.

Il Castello è a pianta ottagonale e su ogni spigolo è presente una torre. All’interno si trova un cortile, a cui si affacciano stanze trapezoidali. Si possono osservare tutti gli elementi architettonici caratteristici dell’epoca, tra bifore, trifore, scale a chiocciola, piccole e feritoie e molti altri. Al fascino dell’architettura si unisce il mistero sulla propria funzione: militare? Residenza di caccia? Rappresentanza? Forse non lo sapremo mai, ma la perfezione geometrica e la forma unica rimane un pregevole esempio di fortificazione dell’Italia meridionale. Castel del Monte è stato onorato rappresentandolo sul centesimo di euro italiano. Sinceramente, è difficile trovare qualcuno a cui piaccia avere in tasca questa sfortunata moneta, ma la prossima volta che la guarderemo avremo più rispetto per ciò che rappresenta: un gioiello medievale da mostrare al mondo.

La bella Arianna Dormiente torna agli Uffizi

Impossibile non rimanere affascinati dalla sensualità di questa scultura, una copia romana del III secolo a.c. di una scultura ellenistica, in una posa così umana e con dettagli così curati. Il panneggio è densissimo e l’anatomia perfetta. Anche avendo canoni estetici diversi dall’epoca in cui è stata concepita, ne ammiriamo la grande comunicazione emotiva.

La signora pesa quasi due tonnellate e s’è concessa qualche “trattamento estetico”: la parte inferiore è stata rifatta e la testa sostituita due volte. Quel che rimane di originale è quindi solo il busto e il seno, ma ciò non ne intacca la bellezza. Dopo degli spostamenti in alcuni musei italiani la statua è finalmente tornata agli Uffizi, da dove latitava da 220 anni. Dal 17 dicembre sarà quindi possibile osservare l’opera in una delle sale dell’eterna Galleria.

313 D.C. Costantino e l’epoca della Tolleranza

Dal 25 ottobre 2012 al 17 marzo 2013 nel Palazzo Reale di Milano si tiene la mostra “Costantino 313 d.c., ambientata nel continente europeo diviso negli imperi d’Occidente e d’Oriente.

L’anno prossimo ricorre il 17esimo anniversario dell’Editto di Milano, l’atto ufficiale che riconosceva e legittimava la libertà di culto -di tutte le religioni, non solo il cristianesimo- in tutto l‘impero. La mostra segue questi importanti sviluppi, la cui natura avrebbe segnato l’avvenire del cristianesimo e della Chiesa Cattolica.

Milano, o meglio Mediolanum, come veniva chiamata durante l’epoca Romana, era al tempo la capitale dell’Impero Romano d’Occidente grazie ai provvedimenti di Diocleziano in materia amministrativa. La città imperiale era molto diversa rispetto a come si presenta oggi, e a testimonianza della propria grandezza in epoca Romana non rimangono che qualche muro o piccoli scavi all’aperto disseminati nel centro storico. La mostra dedica un grande spazio alla descrizione di questa antica città, dei costumi e più in generale della vita dell’Impero in procinto di scomparire.

La mostra è molto variegata e sono presenti statue, arazzi, mosaici, oggetti quotidiani e altri manufatti molto interessanti, non solo dal punto di vista estetico, ma anche per quanto riguarda le tecnologie avanzate con cui sono stati prodotti. Tutte le varie opere provengono da musei cittadini, nazionali e da una vasta selezione di musei e collezioni internazionali. Stupisce la quantità e la qualità dei pezzi scelti.

Il main partner della mostra è la Fondazione Bracco. Di questo importante soggetto riparleremo in seguito, perchè si tratta del modo in cui un gruppo industriale ha deciso di votarsi al progresso della Cultura e della Scienza, e quindi di notevole importanza per Italiaiocisono.

In generale, si tratta di una mostra importante per Milano, per il Cristianesimo e anche per i non credenti. Perchè che si voglia o no, si può affermare che dopo il 313 d.c. il mondo non è più stato come prima.