Il Dolce Stil Novo di Cino da Pistoia

Io fuʼ ʼn su lʼalto e ʼn sul beato monte
chʼiʼ adorai baciando ʼl santo sasso,
e caddi ʼn su quella pietra, di lasso,
ove l’onesta pose la sua fronte,

e ch’ella chiuse dʼogni vertù il fonte
quel giorno che di morte acerbo passo
fece la donna de lo mio cor, lasso,
già piena tutta dʼadornatezze conte.

Quivi chiamai a questa guisa Amore:
«Dolce mio iddio, faʼ che qui mi traggia
la morte a sé, ché qui giace ʼl mio core».

Ma poi che non mʼintese ʼl mio signore,
mi dipartiʼ pur chiamando Selvaggia;
lʼalpe passai con voce di dolore.

Cino da Pistoia, abbreviazione di Guittoncino di ser Francesco dei Sigisbuldi, è un giurista toscano vissuto a cavallo tra il Duecento e il Trecento. Come molti altri poeti del tempo si è cimentato nel Dolce Stil Novo, a mio parere troppo spesso stucchevole, ma con un tocco personale che rende interessanti questi versi. Cino ha composto questo sonetto sfoggiando quel bel toscano che avrà tanta fortuna in seguito.

In questo componimento si riesce a sentire la drammaticità della vicenda raccontata, il ricordo dell’amata Selvaggia che non farà più ritorno, senza gli eccessi dei contemporanei. Cino doveva pur avere qualche carta in più degli altri se i suoi versi son stati apprezzati da sconosciuti come Dante e Petrarca

Primo Levi e la sua piazza ad Haifa

“Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.”

Haifa è una cittadina soleggiata nel nord d’Israele, oggi coinvolto nelle mai finite guerre arabo-israeliane, che nell’anniversario dei 25 anni dalla scomparsa di Primo Levi ha dedicato una piazza al grande Uomo.

Alzi la mano chi non ha letto il suo “Se questo è un uomo“, un’opera che racchiude tutto il dramma dell’Olocausto. Come arriva a scrivere questa preziosa testimonianza? Levi nasce a Torino nel 1919 da una famiglia di origine ebrea. Cresce sotto il Fascismo e si diploma in un liceo classico, con il padre iscritto controvoglia al partito e Primo stesso balilla e avanguardista. Le infami leggi razziali impediscono ai giovani ebrei di intraprendere la carriera universitaria ma consente a chi è già iscritto di concluderla. Nel 1941 ottiene la laurea con lode in Chimica e si trasferisce a Milano, dove frequenta circoli antifascisti fino ad iscriversi al Partito D’Azione.

La seconda guerra mondiale vede Levi perseguitato in quanto ebreo e nel 1944 viene deportato ad Auschwitz. Incomincia l’inferno. Il travaglio, le fatiche e le disperazioni di questo periodo sono magistralmente documentate nel libro.
La conoscenza della chimica e del tedesco gli permettono di lavorare alla famosa Buna, che produceva gomma sintetica. Levi vede i camini, i corpi scheletrici, la morte e la crudeltà senza scrupoli. Si ammala di scarlattina ma riesce in seguito a scampare miracolosamente dalla marcia di evacuazione.

Finita la guerra, l’uomo è ormai segnato. Tutta la sua fede nella bontà degli uomini è scomparsa e l’unico scopo di vita è raccontare le atrocità di quel periodo. Mostrarci la verità nuda e cruda, farci vedere quanto l’uomo può diventare bestia. “Se questo è un uomo” è solo il primo di tanti libri famosi che scriverà fin quando la depressione non finirà quel martoriato corpo nel 1987.

La dedica della piazza è certamente un buon segno e una buona azione in memoria di Primo. Bisogna chiedersi però cosa penserebbe della guerra, quella di oggi. Direbbe, forse, che ancora una volta ci siamo cascati.

Giangiacomo Feltrinelli. Storia di un Editore.

“Cambiare il mondo con i libri, combattere le ingiustizie con i libri”

Sulle azioni di Giangiacomo Feltrinelli ci possono essere molte recriminazioni, ma quello che non possiamo negare è l’importanza che quest’uomo ha avuto per l’accesso alla cultura da parte della massa italiana nel dopoguerra. Feltrinelli nasce nel 1926 da una familia nobile e ricchissima, il padre è presidente di importanti società come Edison e Credito Italiano.

Tuttavia il giovane Feltrinelli non si trova a suo agio nell’ambiente altoborghese e durante la seconda guerra mondiale lotta con gli antifascisti. Giangiacomo diventa quindi militante, si iscrive nel 1944 al partito comunista e nel dopoguerra si impegna per diffonderne l’ideologia in Italia fino a fondare più avanti i Gruppi di Azione Partigiana, un gruppo paramilitare di sinistra.

Nel fonda nel 1954 la Casa Editrice omonima. É un imprenditore molto energico e innovatore, e mette anima e corpo nella crescita della sua creatura. La biblioteca della casa editrice è una delle più importanti del continente per quanto riguarda la documentazione storica sulle ideologie politiche a partire dal sedicesimo secolo. Negli anni ’50 pubblica libri destinati ad essere bestseller come il polemico Il dottor Živago di Borís Pasternàk e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

L’impegno politico non viene meno e in sudamerica stringe amicizia con Fidel Castro e con Régis Debray che conosce in Bolivia, protagonista francese del tentativo di rivoluzione di stampo cubano nel paese sudamericano. Torna in Italia e con la strage di piazza Fontana inomincia un periodo di clandestinità che finirà con il suo assassinio nel 1972 probabilmente da parte dei servizi segreti americani.

Questo è l’uomo c’è c’è dietro alla casa Editrice. Dalla sua morte l’azienda viene portata avanti dalla famiglia: viene fondata Ricordi Mediastore e molte altre controllate. La Fondazione Feltrinelli ha continuato ad espandersi attraverso attività di ricerca, convegni ed altri eventi. La Casa Editrice è ora una delle maggiori italiane e ora la Fondazione vuole costruire una nuova sede a Milano in Porta Nuova:

In questa sede troverà posto la biblioteca, uffici e negozi della Feltrinelli. Il progetto è firmato Herzog e non sarà solo una preziosa aggiunta al patrimonio architettonico milanese, ma anche una sede all’altezza del grande Editore.

La sera del dì di festa, Giacomo Leopardi.

Ahimè, solo dopo aver finito le Superiori ho riscoperto Leopardi. O forse proprio per questo. Inutile dilungarsi sulla vita a Recanati, il pessimismo cosmico e le celebri poesie perchè ormai lo sanno pure i muri. Tanto si è scritto e letto su di lui, ma così poco s’è capito. Forse sarai condannato, caro Giacomo, ad essere per sempre maledetto dagli studenti. Quegli stessi studenti che più avanti, conosceranno il frutto profondo della tua poesia, la poesia dell’eterno.