Le Litanie dei Santi di Papa Gregorio Magno. 590 DC.

Qual è l’emozione che si prova dopo aver sentito questa Litania? Quello che è difficile trasmettere in parole viene trasmesso dalla musica attraverso un collegamento molto profondo tra il messaggero e il ricevente. Questa straordinaria proprietà della musica, che ci permette di sospendere temporaneamente l’inesorabile trascorrere del tempo e immergersi nel sacro, quasi bagnandoci d’incenso, era ben chiara a Papa Gregorio I, detto il Grande. Oggi questo tenace uomo sarebbe probabilmente a capo di qualche multinazionale del marketing, ma allora dedicava anima e corpo ai proselitismi e alle lotte per il potere.

https://i1.wp.com/www.finalpia.it/01ricerca/11CORO/coro.jpgIn quell’epoca i depositari della cultura e del sapere erano alle dipendenze di questa figura, e, di fronte al necessario consolidamento del potere spirituale e temporale, era urgente l’invenzione di qualcosa che riuscisse a trasmettere efficacemente il messaggio divino alle masse analfabete. Più tardi sarebbero arrivate le cattedrali gotiche, dalle alte e luminossisime navate, e i quadri dei maestri del Rinascimento, ma nell’alto Medioevo l’opera viene svolta dalla musica.

Considerando anche i canti gregoriani, che presero il nome dall’individuo che li portò alle massime altezze, è difficile stimare l’impatto o la capacità “proselitica” di questo nuovo mezzo di comunicazione sulle masse. Tuttavia, analizzando l’effetto che fa su di noi, gente del ventunesimo secolo, si può facilmente ipotizzare una reazione di assoluta maestosità. L’opera di Gregorio I non si è fermata ai canti, ma ha stabilito il testo delle Litanie. Queste sono vere e proprie preghiere in cui vengono invocati i santi, e vengono recitate nei giorni di festa, nelle processioni o in generale nei momenti solenni.

Più d’uno avrà infatti sentito queste Litanie nella fase di apertura del recente Conclave, appena prima di entrare nella Cappella Sistina. Un’opera di antica e autentica bellezza che, anche se vista da un’ottica non necessariamente religiosa, rimane una pietra miliare della musica antica e parte del nostro patrimonio immateriale.

Sonata n.5 in Do minore di Baldassare Galuppi. XVIII secolo.

Baldassare Galuppi nasce a Burano nel 1706, in un epoca di grande fermento in campo musicale. A Venezia risuona Vivaldi e le opere vengono rappresentate sui palcoscenici di sette teatri attivi in tutta la città, tutti strapieni. In poco tempo nascono astri e con la stessa velocità vengono dimenticati, nel pubblico c’è la borghesia più in vista, librettisti e compositori più o meno conosciuti. Da tutta Europa arrivano gli appassionati ad ammirare le ultime fatiche dei propri beniamini. In questo scenario in fermento si inserisce questo giovane compositore.

Galuppi è un organista e clavicembalista di grande talento, e il pubblico stravede per questi strumenti. Unendo il talento puramente tecnico, il nostro Baldassare fa scivolare la propria mente nelle calli e nei canali della città, inventando opere buffe ispirandosi alle vicende quotidiane della Serenissima.

La fama lo porta a Londra e nella Russia di Caterina II, per concludere poi la carriera a Venezia. Oggi non ascoltiamo un pezzo d’opera, le composizioni che allora lo hanno reso famoso, ma un’opera strumentale che racchiude in sè l’estro di questo compositore. Si tratta di una sonata n.5 per pianoforte in do minore, una composizione di grande immediatezza di un genio musicale ancora poco conosciuto.

“Un Giorno Credi” di Edoardo Bennato. 1973.

E’ il 1973 ed esce l’album  “Non farti cadere le braccia“. L’autore è Edoardo Bennato, un giovane musicista di Napoli che come molti altri tenta la strada della musica, galvanizzata in quegli anni dall’ondata rivoluzionaria provocata dai Beatles. Grandi gruppi statunitensi e inglesi raggiungono vendite record e gli appassionati accorrono numerosi con ogni mezzo ai concerti.

Bennato inizialmente non riscuote un grande successo, ma la diffusione del primo disco e l’uscita de I buoni e i cattivi nel 1974 fanno decollare la carriera del cantautore: il resto è storia. Oggi rispolveriamo gli inizi e ascoltiamo una delle sue prime canzoni, che tra l’altro è anche una delle più famose già da allora, tanto da meritarsi un posto anche nell’album del ’74.

Un giorno credi è una di quelle canzoni in cui ognuno trova un proprio senso, quindi dare un’unica interpretazione sarebbe impossibile e toglierebbe la poesia. Lezione di vita? Critica alla società? Speranza per un futuro migliore? Possiamo solo azzardare ipotesi mentre ascoltiamo questo grande pezzo della musica italiana.

“La Passacaglia della Vita” di Stefano Landi. XVII Secolo.

Stefano Landi è stato un grande musicista del primo Barocco, contemporaneo dell’inventore del melodramma Monteverdi di cui abbiamo già parlato. Nasce infatti nel 1587 a Roma in un periodo di grande importanza: si sta passando dalla musica rinascimentale alla musica barocca. Landi ne è un grande iniziatore, ed è anche uno dei primi compositori di melodrammi.

L’abilità nelle relazioni sociali gli permette di conquistare la simpatia dei grandi nomi, viene infatti mantenuto da mecenati famosi come i Borghese, i Barberini e il cardinale Maurizio di Savoia. La stabilità economica gli permette di dedicare il proprio ingegno alle forme musicali in voga allora. La Passacaglia è una di queste forme e consiste in una continua variazione con tempo di 3/4 su una linea di basso ostinato. Questo genere musicale proviene dalla Spagna, ma la prima forma scritta è stata trovata in Italia e risale al 1606.

Nel nostro paese molti compositori sperimentano il nuovo genere: Frescobaldi, Boccherini, il nostro Landi e molti altri. L’altezza raggiunta da queste composizioni colpisce anche Bach qualche decennio dopo, che decide di contribuire con la sua “Passacaglia e tema fugato in do minore” .

Molta della produzione di Landi è andata persa, ma questo geniale compositore ci ha lasciato il pezzo che che ascoltiamo oggi. La Passacaglia della Vita è cantata da Marco Beasley, grande interprete napoletano, e suonata con liuti a manico lungo, tamburi, contrabbasso e altri. Landi si è spento nel 1639, ma la qualità della sua composizione ha permesso alle sue opere di influenzare quelle di musicisti delle epoche successive. E quali musicisti…

“La Voce del Padrone” di Franco Battiato.

Franco Battiato è uno di quelli che quando scrive le canzoni sembra viaggiare su un tappeto volante, entrare dentro le abitazioni e nei cuori di tutti i popoli del globo. Si immerge nelle tradizioni, nei costumi e nell’animo umano immutabile e irrazionale raccontandone le voci profonde. La voce del padrone è il nome di un indimenticabile album del 1981, quello che ha portato Battiato alla ribalta e che ha segnato per primo in Italia il milione di copie vendute. Parliamo di un album che contiene Bandiera Bianca che ascoltiamo ora, la scherzosa Cuccurucucu, la sognante Centro di Gravità Permanente, l’estiva Summer On A Solitary Beach e altre grandi canzoni.

Oggi Battiato è assessore alla cultura della regione Sicilia. In un tempo in cui avere una carica politica non è considerato essere al servizio delle persone, crediamo che un artista che abbia rinunciato al compenso e che sia egli stesso parte della nostra cultura sia un grande segnale di speranza per una regione spesso sfortunata sotto questo punto di vista. I lettori siciliani ci sapranno dire meglio sul suo operato, nel frattempo ascoltiamo i capolavori che ci ha donato nella sua lunga carriera…

Passato e Presente. Lucio Dalla. 1973.

Lucio Dalla è un personaggio dai molteplici volti: quello popolare delle canzoni a memoria e quello enigmatico e riflessivo. Si conosce molto bene il Dalla della prima categoria, quello che si sente alla radio e nei karaoke, ma con i mezzi di oggi è possibile conoscere facilmente anche i lati più profondi di quest’uomo che ha capito e cantato gli italiani, e che s’è fatto beffe delle contraddizioni di tutto un popolo.

Il pezzo che ascoltiamo oggi si chiama Passato e Presente, uscito nel 1973 nell’album “Il giorno aveva cinque teste“. La prima parte della canzone ci racconta il passato, con ritmi vivaci e testi da amarcord. Il cantare nostalgico finisce presto e veniamo proiettati in avanti, lontano da quei tempi.

Tocca al presente, serioso e irrazionale, descritto con un tocco che solo un matto come Dalla poteva regalarci. Quanti altri capolavori sottovalutati si nasconderanno tra un Lupo e un Caruso? A voi la conta..

La Danza delle ore di Amilcare Ponchielli

Amilcare Ponchielli, nato nel 1834, è il brillante compositore di Parderno (provincia di Cremona) che ci ha lasciato questo capolavoro intitolato La Gioconda. Oggi ascoltiamo la Danza delle ore, una ballabile che fa parte dell’opera e che racchiude in sè tutto l’estro di questo compositore non troppo conosciuto.

Dopo una leggera introduzione che ci porta lontano con la mente, tra piccoli rintocchi cadenzati del triangolo e qualche pizzicata d’arpa, ecco che al minuto 2.03 troviamo la melodia che ci fa quasi volteggiare nell’aria. Gli archi e i fiati dialogano e ci accompagnano nella composizione fino al gran can-can finale.

Ponchielli è nato nell’epoca sbagliata: la sua produzione è stata oscurata da quella degli altri astri nascenti della composizione italiana. In altre epoche avrebbe potuto avere ben altra fortuna, ma forse è stato meglio così. Si, perchè con le sue preziose dritte ha formato musicisti come un tale Giacomo Puccini