L’evoluzione della Vespa dal 1943 al 2013.

Oggi andare in giro con una Vespa d’altri tempi è un lusso che pochi si possono permettere. L’ASI predispone addiritura un registro di moto d’epoca, un meccanismo burocratico che tutela un prodotto entrato nella storia d’Italia parallelamente al boom del dopoguerra. L’origine del nome lo si fa risalire ad un acronimo (Veicoli Economici Società Per Azioni) ma chi ci vuole vedere più poesia sostiene che Enrico Piaggio, dopo aver sentito il rumore prodotto dal motorino abbia urlato: «sembra una vespa.

Era il 1946 quando è stato brevettato il modello progettato dal geniale ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio, e da allora la Vespa è entrata nell’immaginario comune. Per noi millennials la Vespa è una sola. “Abominio!” Direbbe qualcuno. La Vespa è una famiglia, allargata, i cui “figli” seguono la moda del momento e la creano. Cambiano le linee, si alza la sella, le ruote si allargano. Come fare per seguire le trasformazioni del motorino per antonomasia? Ecco che i parigini Nomoon ci vengono in soccorso presentandoci Vespalogy: un video davvero ben fatto sull’evoluzione del celebre modello.

Gli operai Piaggio in mostra.I creatori ci tengono a sottolineare che non si tratta di una pubblicità, bensì di una dichiarazione d’amore per un motorino che ha conquistato l’Italia e il mondo. Una bella ventata di aria fresca di questi tempi per ricordarci che anche noi sapevamo e sappiamo fare grande industria, quella che crea prodotti innovativi che piacciono a noi e a chi ama il nostro stile di vita.

Arduino, il circuito stampato programmabile nato in Italia.

Chiunque sia appassionato di elettronica e programmazione di basso livello sa già cosa sia Arduino e ne comprende l’importanza. Per tutti gli altri profani, occorre spiegare cosa sia facendo qualche passo indietro. Tutto incomincia ad Ivrea, la città piemontese resa famosa nel mondo per ospitare gli stabilimenti dell’Olivetti, l’azienda fondata dal visionario Adriano Olivetti oggi parte di Telecom Italia.

Sarà forse l’aria che vien giù dalle Alpi o su dall’operosa Torino, o forse è semplicemente un tratto distintivo degli abitanti di Ivrea, nelle cui vene scorre più innovazione che sangue. Ebbene, la città era ospite del Interaction Design Institute Ivrea, oggi entrato a far parte della Domus Academy. Questa era una vera e propria scuola post-laurea dove veniva insegnato ed esplorato l’interaction design (il design dell’interazione uomo-macchina). I docenti, molti dei quali di levatura internazionale, insegnavano a studenti italiani e ad altri provenienti da tutte le parti del mondo.

L’istituto, fondato nel 2001, già nel 2003 dava vita ad un progetto di uno studente colombiano: la piattaforma Wiring. Questa era una piattaforma di sviluppo integrato, cioè un sistema composto da un circuito stampato e un’interfaccia per pc che dava la possibilità di programmare questo circuito. Proprio come Wiring, nel 2005 è stato avviato un progetto all’interno della scuola con il nome di Arduino. Questo deriva dal nome di un bar che a sua volta fa riferimento a Arduino d’Ivrea, re d’Italia dal 1002 al 1014.

Arduino è una piattaforma simile a Wiring ma più potente e più personalizzabile. Divenuto un prodotto, Massimo Banzi e gli altri co-creatori di Arduino hanno contattato rivenditori e produttori di hardware e hanno permesso a programmatori e appassionati di tutto il mondo di avere il proprio circuito funzionante, con cui studiare, fare progetti e applicarlo ai più svariati ambiti. Si va dall’annusatore di particelle inquinanti, al cubo di Led fino al lettore di onde celebrali.

Oggi Arduino è lo standard del settore e attorno ad esso si è sviluppata una vasta comunità internazionale con il proprio forum e i propri progetti. Il sistema è diventato talmente popolare che ha mosso una delle più grandi multinazionali del mondo nel campo dell’hardware: Intel.  Tramite una collaborazione, Intel e Arduino hanno creato Galileo, un circuito stampato con microprocessore Intel. Si tratta di un traguardo importantissimo e non deve aver fatto dormire chi pensava che il sistema nato come progetto in una scuola post-laurea italiana non sarebbe neanche uscito dalle aule del’IDI Ivrea.

Nel settore high-tech italiano c’è grande fermento e molte persone ne sono coinvolte direttamente o indirettamente, ed è forse utile sottolineare che anche in un settore non tradizionale, un pezzo del nostro paese innova e raggiunge ottimi risultati.