La Startup e la cultura dell’impresa tradizionale: insieme per il futuro.

Startup è una parola che vediamo e sentiamo sempre più spesso nelle notizie di tecnologia, nelle discussioni di decreti legge e nelle interviste di giovani intraprendenti. Startup è letteralmente l’avvio dell’impresa, il momento d’inizio, quello più difficile. Ma ci si può chiedere: visto che si tratta dell’avvio di un’impresa, cosa c’è di nuovo sotto l’albero? Alla fine ci troviamo nel paese in cui è nato il capitalismo e che ha sempre avuto una tradizione artigianale e industriale. L’impresa è quindi qualcosa che appartiene alla nostra storia, cultura ed economia da secoli. Il soggetto privato ha resistito, nonostante le spinte centrifughe delle ideologie novecentesche, e si è distinto nel miracolo economico  senza precedenti del secondo dopoguerra.

La startup come la intendiamo oggi è quindi un’impresa, ma con caratteristiche diverse. Senza internet non sarebbe potuta esistere, infatti questa forma societaria particolare si è diffusa parallelamente alla massificazione di questo importante strumento. Questo tipo di impresa sfrutta estensivamente tecnologie applicate ai più svariati campi e investe moltissimo in ricerca e sviluppo. La cultura della startup non poteva che nascere nel Nord America, dove il capitalismo europeo e il pragmatismo anglosassone si sono uniti nei secoli per formare un’economia di mercato di grandissime proporzioni. Qui le disponibilità di capitali e investitori pronti a rischiare hanno creato i famosi venture capital, cioè fondi di investimento che finanziano queste piccole e promettenti aziende (una lettrice degli Stati Uniti ci segnala un suo video sulle modalità di finanziamento per questo tipo di imprese). Purtroppo solo una piccola parte delle startup create resiste, o perchè fa fatica a entrare nel mercato, o perchè fa fatica a starci dietro con continue innovazioni. La Silicon Valley è la capitale delle startup per antonomasia ed è qui che son nate le startup più famose come Google, Twitter ecc.

Ora il nordamerica esporta questo modello di business nel vecchio mondo, come se gli restituisse un favore. In Italia questo tipo di società è subito diventata il mezzo per la realizzazione dei sogni di molti giovani. Di fronte ad una grande domanda sono nati venture capital italiani, incubatori per le imprese, ambienti di coworking e nuove leggi ad hoc.

Tra gli incubatori d’impresa vi sono tanti soggetti privati come H-Farm ma sono ugualmente interessanti quelli delle università come il Politecnico di Milano. Nei Venture Capitalists si annoverano Principia, Eachimede, dPixel e molti altri. Ma forse il fenomeno più interessante riguarda il coworking, letteralmente collaborare, lavorare insieme. Un soggetto privato che si sta espandendo esponenzialmente è Talent Garden.

Questo è il più famoso spazio di coworking in italia, presente a Brescia, Bergamo, Torino, Milano e Padova. In questo luogo i giovani startupper possono lavorare alla loro idea, ognuno contaminando gli altri team in modo da creare collaborazioni e progetti multidisciplinari.

Il panorama è quindi promettente e finora l’Italia sta accogliendo positivamente questa nuova cultura d’impresa. Chissà se l’unione della nostra società tradizionale e questo nuovo tipo di impresa si fonderanno in qualcosa di diverso, magari  creando un soggetto con l’obiettivo di sfruttare sostenibilmente la cultura: la “startup culturale”.

Giangiacomo Feltrinelli. Storia di un Editore.

“Cambiare il mondo con i libri, combattere le ingiustizie con i libri”

Sulle azioni di Giangiacomo Feltrinelli ci possono essere molte recriminazioni, ma quello che non possiamo negare è l’importanza che quest’uomo ha avuto per l’accesso alla cultura da parte della massa italiana nel dopoguerra. Feltrinelli nasce nel 1926 da una familia nobile e ricchissima, il padre è presidente di importanti società come Edison e Credito Italiano.

Tuttavia il giovane Feltrinelli non si trova a suo agio nell’ambiente altoborghese e durante la seconda guerra mondiale lotta con gli antifascisti. Giangiacomo diventa quindi militante, si iscrive nel 1944 al partito comunista e nel dopoguerra si impegna per diffonderne l’ideologia in Italia fino a fondare più avanti i Gruppi di Azione Partigiana, un gruppo paramilitare di sinistra.

Nel fonda nel 1954 la Casa Editrice omonima. É un imprenditore molto energico e innovatore, e mette anima e corpo nella crescita della sua creatura. La biblioteca della casa editrice è una delle più importanti del continente per quanto riguarda la documentazione storica sulle ideologie politiche a partire dal sedicesimo secolo. Negli anni ’50 pubblica libri destinati ad essere bestseller come il polemico Il dottor Živago di Borís Pasternàk e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

L’impegno politico non viene meno e in sudamerica stringe amicizia con Fidel Castro e con Régis Debray che conosce in Bolivia, protagonista francese del tentativo di rivoluzione di stampo cubano nel paese sudamericano. Torna in Italia e con la strage di piazza Fontana inomincia un periodo di clandestinità che finirà con il suo assassinio nel 1972 probabilmente da parte dei servizi segreti americani.

Questo è l’uomo c’è c’è dietro alla casa Editrice. Dalla sua morte l’azienda viene portata avanti dalla famiglia: viene fondata Ricordi Mediastore e molte altre controllate. La Fondazione Feltrinelli ha continuato ad espandersi attraverso attività di ricerca, convegni ed altri eventi. La Casa Editrice è ora una delle maggiori italiane e ora la Fondazione vuole costruire una nuova sede a Milano in Porta Nuova:

In questa sede troverà posto la biblioteca, uffici e negozi della Feltrinelli. Il progetto è firmato Herzog e non sarà solo una preziosa aggiunta al patrimonio architettonico milanese, ma anche una sede all’altezza del grande Editore.