L’ex-stabilimento dell’Alfa Romeo ad Arese scompare tra furti e demolizioni.

Sia chiaro: nessuno vuole difendere un’azione criminale, che è anzi da condannare. Tuttavia, la vicenda che ha coinvolto due austriaci e quattro tedeschi appassionati dell’Alfa Romeo ci fa riflettere. Questi signori, venuti da lontano, hanno approfittato della mancanza di controlli per entrare di nascosto nell’ex stabilimento di Arese, ora in fase di demolizione per far spazio ad un centro commerciale e ad un quartiere residenziale. L’intento era chiaro: stregati dal suo fascino, volevano portarsi a casa tutto ciò che richiamava i gloriosi tempi del marchio ex-meneghino.

Ora, la denuncia è partita ed è sacrosanta. Ma come è possibile che degli stranieri, talmente appassionati di un marchio che ha fatto la storia del tanto chiaccherato made in Italy, abbiano affrontato il viaggio e compiuto un’azione criminosa per amore della casa automobilistica? Il progetto di “riqualificazione” parla da solo: demoliamo una cattedrale industriale di grande valore, talmente grande che noi italiani non riusciamo a riconoscere, ligi ad un paradosso che oscura tutto ciò che si può riferire alla cultura del nostro popolo, per costruire un centro commerciale.

Se neanche la Fiat, proprietaria della storica azienda, riesce a sfruttare la popolarità ancora fortissima di questo marchio con un progetto di recupero dell’ex-stabilimento, a chi può finire quest’area se non al solito speculatore? Allora interroghiamoci.  Simboli, segnaletica e varie come cimeli per un museo d’oltralpe, o ferraglia da mettere in qualche discarica, assieme ai ricordi di una grandeur ormai perduta?