La Madonnina del Duomo di Milano: Fotografata in 3D e Restaurata.

Il Duomo di Milano ha, dal 1774, un punto di riferimento visibile da molto lontano e inconfondibile: la Madonnina. Questo piccolo puntino scintillante è il simbolo di ogni milanese, credente o non.

L’abbiamo cantata in “O mia bela madunina, l’abbiamo ammirata dipinta e vezzeggiata nei film, ma anche questa è vittima dello smog e delle intemperie. Abituati a vederla da grande distanza, la Madonnina non è proprio una statuetta: è alta 4 metri e pesa una tonnellata.

Come molte altre “signore”, forse un pò più giovani, ogni tanto si concede qualche trattamento di bellezza. A differenza del marmo che la sostiene, periodicamente sostituito, la luccicante statua di rame dorato ha avuto bisogno di un intervento superficiale. L’occasione è arrivata con il recente restauro della guglia maggiore, che qualche mese è di nuovo visibile nei cieli di Milano in costante cambiamento. Il restauro della Madonnina è stato affidato all’orafo restauratore bergamasco Franco Blumer, che per 8 ore al giorno per molti giorni ha sfidato il vento e il freddo per riportarla agli antichi splendori.

Il video che vediamo oggi riguarda la testimonianza di uno dei ricercatori del Laboratorio di topografia e fotogrammetria del Politecnico di Milano che ha approfittato dei lavori per fare un modello 3d della guglia, utilizzando tecnologie innovative. Il restauro ha permesso una grande unione tra due simboli di Milano, in un periodo importante per entrambi: il Duomo, assieme a tutta la filiera che parte dalle cave del marmo di Candoglia, è stato proposto come “patrimonio dell’umanità” ‘UNESCO, mentre il Politecnico festeggia i 150 anni dalla fondazione. Un’annata niente male.

Altromercato, Gigante Globale del Commercio Equo e Solidale.

Grandi montagne, verdi distese di conifere ed ampi pascoli, piccole baite di boscaioli costruite sui fianchi di freschi ruscelli provenienti dai ghiacciai. Una vallata, che taglia le Alpi a partire dalla Pianura Padana, ospita strade affollate nei secoli da commercianti provenienti dal sud Europa e diretti all’estremo nord. In questo paesaggio sorge Bolzano, Bozen in tedesco, cuore economico del Sudtirolo e città densa di storia millenaria.

Nel 1988 in questa città viene fondata una piccola cooperativa che negli anni diventerà un gigante del commercio equo e solidale a livello mondiale. Altromercato è un consorzio fondato da Rudi Dalvai, Antonio Vaccaro e Heini Grandi con l’obiettivo di promuovere un altro tipo di commercio rispetto a quello di “sfruttamento intensivo” da parte di multinazionali occidentali ai danni dei produttori del terzo mondo.

Il consorzio collega gli artigiani e produttori del sud del mondo direttamente agli acquirenti dei paesi sviluppati. Emarginati dalle regole stringenti del mercato internazionale, questi piccoli artigiani possono continuare l’attività economica a patto di osservare alcune regole. Altromercato infatti richiede il rispetto dei diritti umani e della dignità di uomini, donne e dei bambini, e al contempo incentiva anche l’agricoltura biologica, il rispetto dell’ambiente e promuove la democrazia partecipativa in paesi con una situazione politica instabile.

Il tema è vastissimo: fare una sintesi è molto complesso e potrebbe sfociare in una serie di facilonerie. In questo caso trattiamo delle proposte alternative di Altromercato ma il settore è tormentato da grandi questioni irrisolte, come ad esempio il divario tra Nord e Sud del mondo, le borse merci globali e il WTO, il Fair Trade e la lotta contro le grandi multinazionali sementiere come Monsanto.

Oggi il Consorzio raggruppa 124 soci che collaborano con produttori dall’Asia, Africa e America Latina. I prodotti si possono trovare in oltre 350 Botteghe del Mondo (il nome dato ai negozi di proprietà dei soci) disseminate in tutta Italia, ma anche su scaffali dedicati nei principali supermercati italiani. Sono in vendita generi alimentari: riso, cioccolato, the, caffe e altri cibi, ma anche prodotti per il benessere, abbigliamento, bomboniere, oggetti per la casa e così via. Un vasto assortimento di prodotti “paralleli” a quelli che possiamo trovare in un qualsiasi supermercato, ma con la certezza del rispetto dei principi su cui si fonda Altroconsumo.

La crisi morde e la gente tende a risparmiare dove non si dovrebbe: l’alimentazione. Tuttavia essere consumatori consapevoli è una valore a cui ognuno di noi dovrebbe aspirare. Comprare un pacco di caffè o una barretta di cioccolato è un’azione non solo economica, ma anche politica e sociale. Bisogna stare in guardia da slogan altisonanti, ma la possibilità di scegliere i prodotti da acquistare dà un potere a noi, cittadini del primo mondo, di contribuire al progresso e al miglioramento delle condizioni di altri uomini che, ad oggi, sono sudditi.

Impressioni sull’Artigiano in Fiera

Qualche riflessione e ringraziamento…

Vorrei approfittare di questo post discorsivo per fare una summa dell’attività di ItaliaIoCiSono fino ad oggi. Da quando ho incominciato non pensavo di arrivare a tanto in così poco tempo. Dal 14 novembre il blog è cresciuto e incomincia ad avere una buona base di articoli. Vorrei ringraziare tutti voi che vi siete iscritti: condividete la stessa passione ardente per la cultura del nostro paese e mi accompagnate in questo lungo e complesso viaggio.

Ad oggi siete 43 e il blog ha superato le 1000 visite, di cui una parte non indifferente anche da paesi europei insospettabili e di altri parti del mondo: segno che anche chi è all’estero manifesta interesse. So che può sembrare presuntuoso far sfoggio di questi numeri, ma è l’unico modo per rendere l’idea dei traguardi che abbiamo raggiunto anche grazie al vostro aiuto. I commenti sui post sono un prezioso contributo: permettono una maggiore estensione degli argomenti trattati e ci illustrano usi e costumi sconosciuti a noi che, alla fine, siamo un po tutti “forestieri”.

Un grazie sentito! Ora bando alle ciance e occupiamoci del vero argomento del post.

Paesi Extraeuropei: Americhe, Asia, Africa.

Quest’anno la Artigiano in Fiera mi è piaciuta: qualcosa è cambiato nell’allestimento e nei contenuti rispetto all’anno scorso. Per quanto riguarda la sezione extraeuropea, forse c’è qualcosa da rivedere. La sezione India è forse quella con l’allestimento più riconoscibile dell’Asia, con le insegne che delimitano l’isolato. Ci sono principalmente stoffe e tessuti ma anche oggettistica d’arredamento. L’Africa mostra le classiche statuette di legno e semilavorati del genere, mentre l’Usa viene rappresentata con solo due stand che vendono https://i0.wp.com/www.volcanicacoffee.com/images/peaberry-coffee-beans.jpginsegne, targhe e improbabili cappelli da cowboy. Il Sudamerica si salva con il settore alimentare. Non possono mancare i ristoranti argentini che cucinano carne sanguinolenta, Cuba che stravede per i Mojito con la Bodeguita del Medio di Hemingwayana memoria. La Colombia vende il suo caffè sfidando apertamente l’ottima Arabica Brasiliana che piace tanto a noi italiani e alle nostre macchine per l’espresso. I paesi arabi ci mostrano buonissime e coloratissime spezie che neanche in un Suk a San’a’ e datteri che francamente lasciano un po a desiderare.. L’Asia è un po il punto debole. Si salvano i venditori di Tè nero cinese, ma il Vietnam, Thailandia e altri paesi del Sud-Est asiatico ci fan vedere stand di qualità non molto alta.

Paesi Europei.

Passando all’Europa, la Francia è la prima tappa obbligata perchè la mia dolce metà ne va matta. Posto perfetto per le coppie, la Francia vince come al solito per il miglior allestimento della Fiera a mio parere. Si passa dai venditori di lavanda a quelli di ostriche in settori ben definiti: o si mangia o si compra oggettistica. La Germania ci strappa il sorriso con indigeni vestiti alla bavarese che suonano la fisarmonica tra un boccale, che sembra più una cisterna, e l’altra. L’Olanda ci delizia con i biscotti allo zenzero mentre la Spagna con la dissetante Sangria. Finita l’area internazionale, eccoci arrivati al Bel Paese.

L’Italia.

Il Piemonte ci tenta con le decine di produttori di tartufo e derivati. Non basta una vita per provarli tutti, una bontà! Il vino dei piccoli produttori può sfidare quello delle famose cantine delle Langhe e il riso Vercellese ci fa sognare i risotti che ci piacciono tanto. L’Emilia Romagna stupisce per l’allestimento, secondo me vincitore per quanto riguarda l’Italia. Piacenza svetta sulle altre province: lotta impari, infatti le altre si scorgere appena dai visitatori a scapito dalle aspettative. Passiamo dai venditori di Malvasia ai farcitori di piadine, una goduria per gli occhi e per il palato. Passiamo alla Calabria, e veniamo bombardati dal salame piccante, la famosa Nduja e altre specialità a base di peperoncino. Scappiamo in fretta perchè non resisto a lungo. Bergamo ci fa vedere i suoi formaggi, l’Abruzzo l’artigianato locale che si riprende dalla brutta botta del terremoto. Il Friuli, terra d’origine a cui sono legato, ci stupisce con la straordinaria offerta di produzione di vino locale. Vince il premio per la didattica, infatti c’è una grande area per convegni ed eventi riguardanti la degustazioni di vini e scoperta dell’enogastronomia in generale della regione.

La Campania è una delusione, non c’è molto dell’agroalimentare locale e l’area ha poca segnaletica. Dà l’idea di un allestimento poco curato, peccato. Questo non riguarda le pelletterie, a cui devo un bel portafoglio nuovo. La Toscana ci mostra il meglio di sè, dalla porchetta alla carta pregiata e dall’abbigliamento di stile al caciocavallo. Una nota sulla provincia di Sondrio, che merita la medaglia per il miglior sfruttamento dello spazio di tutta la Fiera. In pochissimi metri quadrati ci deliziano con la Bresaola giovane, un pezzo di Casera e l’artigianato di montagna. Sembra molto più grande e complessa di quanto in realtà sia, complimenti! La Puglia ci fa sentire la bellissima Pizzica e si sente tanto parlare di Salento. Molti produttori di prelibatezze. Milano anticipa i tempi con il panettone mentre Pavia ci mostra l‘Oltrepò.

Ora due giganti, la Sardegna e la Sicilia. Due allestimenti veramente molto belli. Il primo certamente lotta ad armi pari con l’Emilia Romagna e la supera addirittura con il brand Sardegna. Si vede che c’è dietro un progetto grafico e del supporto istituzionale (saranno queste le cose buone dello statuto speciale?). La Sicilia ci delizia con i cannoli, paste al pistacchio e buonerrime granite alla mandorla per concludere la visita.

Che dire, quest’anno è stata una Fiera degna del proprio nome. Consiglio a tutti di farci un giro, l’ingresso è gratuito e l’esperienza è importante. In più avrete un’occasione di comprare oggetti e cibo direttamente dal produttore: un buon modo per iniziare a rimettere in moto l’economia a partire da questo prezioso soggetto economico e, sopratutto, culturale.

Se volete parlare della vostra esperienza, non esistate a condividerla!

Artigiano in Fiera, un mondo da riscoprire

LArtigiano in Fiera ha 17 anni e si appresta a diventare adulta. La manifestazione, che si svolge dall’1 al 9 dicembre in Rho Fiera, è nata nel 1996 per concentrare in un unico evento tutto il mondo che ruota attorno all’Artigianato. Ormai giunta a piena maturazione da molti anni, si tratta della principale mostra internazionale di questo importante soggetto economico, culturale e sociale.

L’artigianato, storicamente, è infatti la prima forma economica di produzione di manufatti e la nostra penisola vanta una grande tradizione artigiana. Dagli orefici fiorentini ai vetrai muranesi, dai tessitori pratesi ai fabbricanti di carta fabrianesi e così via. Oltre a quelli storici, noi sappiamo che è sempre esistita e continua a esistere una vastissima platea di questi piccoli imprenditori che si occupano di qualsiasi settore manifatturiero, ognuno infondendo passione e talento nei propri prodotti.

L’Artigiano in Fiera ci permette di entrare in contatto con questo fantastico e laborioso universo, mostrandoci artigiani italiani e provenienti da tutto il mondo. L’ingresso è gratuito e la soddisfazione assicurata… Andarci non solo è utile per confrontarsi con le altre culture, ma anche indispensabile per scoprire un mondo che oggi rischia di venir dimenticato e, purtroppo, sparire.