La Bibliotheca Hertziana di Roma. Dal 1912.

Cos’hanno in comune una mecenate ebrea, un architetto spagnolo e la capitale d’Italia, Roma? La risposta si trova nella storia della Bibliotheca Hertziana, fondata nel 1913 da Henriette Hertz per lo studio dell’arte dell’Antica Roma e del Rinascimento e Barocco italiano. Questa ha sede nel rinascimentale Palazzetto Zuccari, un edificio in zona Campo Marzio che ospita una biblioteca di 277.000 volumi e una fototeca con quasi un milione di fotografie.

Questo palazzo è stato edificato nel 1590 dall’artista Federico Zuccari, ed è impreziosito  da alcuni affreschi di Giulio Romano. L’edificio è stato un punto di ritrovo di artisti e critici d’arte ai tempi del Grand Tour, come Winkelmann, Jacques-Louis David, i Nazareni e altri grandi nomi, per poi mantenere una funzione culturale attraverso l’Istituto Max Planck di Storia dell’Arte fondato dalla Hertz. Tra le iniziative a sostegno del mondo dell’arte, viene assegnato annualmente il Premio Hanno e Ilse Hahn agli studiosi che hanno mostrato merito eccezionale nell’ambito della storia dell’arte italiana.

L”architetto spagnolo, Juan Navarro Baldeweg, è la mente alla base del rinnovamento dell’edificio nell’arco di dieci anni a partire dal 2001. La Villa di Lucullo del 60 a. C, i cui resti si trovano alla base del palazzo, sono stati di ispirazione per l’architetto che ha progettato sale di lettura, vetrate, ballatoi e terrazze con un risultato di notevole impatto visivo. La sfida per il rinnovamento di un importante polo culturale, è stata brillantemente superata rendendolo arioso e moderno, ma anche progettato in modo da non rovinare i reperti conservati a scaffale aperto.

In una città dalla grande storia ma che spesso si vuole male, la Bibliotheca Hertziana è un importante esempio da seguire per tutti gli istituti privati e pubblici. Un prestigioso operatore che deve fare da guida  in questo settore che ha disperato bisogno di lungimiranti investimenti.

Europeana, la Biblioteca degli Europei

Qualcuno senz’altro ricorderà l’inaugurazione di Europeana nel 2008. I server facevano fatica a resistere alle richieste degli avidi internauti. Oggi, circa 5 anni dopo, c’è meno foga nell’esplorare il sito, anche se i contenuti aumentano continuamente.

Ma cos’è Europeana? In pratica, una biblioteca multimediale online dove si possono trovare libri, trattati, video, musica in un unica piattaforma a livello europeo. Sono disponibili scritti degli illuministi francesi, riflessioni di umanisti italiani, pensieri di filosofi tedeschi e diari di viaggio di esploratori portoghesi.

Da tutto il continente istituzioni private e pubbliche hanno reso disponibili i loro archivi digitalizzati, anche se il lavoro da fare è ancora molto lungo. Su un totale di 23, 595,557 opere, l’Italia contribuisce con 1,273,103 digitalizzazioni, appena il 5.40% del totale. Vista la quantità di manoscritti e produzioni nei nostri archivi, da quelli della RAI dove stanno marcendo i nastri alla Biblioteca dei Girolamini vittima di connivenze tra “custodi” e antiquari, gli sforzi necessari sono immani.

La digitalizzazione delle opere è argomento d’attualità, ed è ammirevole che ci sia uno sforzo istituzionale coordinato a livello europeo per salvare i nostri tesori. Da un lato tuttavia non si potrà escludere un potenziale “incendio della biblioteca di Alessandria 2.0″, visto che la digitalizzazione comporta l’affidamento delle informazioni all’elettronica, con tutti i rischi del caso. Diventa fondamentale avere ridondanza,  quindi preservare le informazioni allo stato fisico e virtuale.

In questi tempi di crisi queste iniziative hanno bisogno di grande supporto per la tutela del nostro grande patrimonio, in modo che i nostri discendenti possano avere più informazioni possibili per descrivere la società di oggi che, un giorno, rivivrà solo attraverso la nostra testimonianza.