“Storia dell’industria in Italia” di Nicola Crepax

Copertina 08408Avete visitato Crespi d’Adda e le periferie torinesi, avete letto delle grandi acciaierie del sud Italia e dei distretti industriali. Ma cosa lega tutte queste attività, perchè alcune fioriscono e altre rimangono cattedrali nel deserto? Una risposta, concisa ma esauriente, la troviamo nel libro Storia dell’industria in Italia” di Nicola Crepax. Il libro inizia ai tempi della Belle Èpoque, descrivendo un paese speranzoso e non segnato dalle grandi guerre mondiali, un’Italia che guarda alla nascente industrializzazione di paesi virtuosi e incomincia muovere i primi passi verso quella direzione.

L’industria italiana viene descritta dagli inizi della propria storia fino alla fine del Ventesimo secolo. Un settore che ha spesso importato innovazioni sviluppate altrove alternando clamorosi fallimenti a grandi successi, subendo crisi e godendosi periodi di sviluppo che, a conti fatti, hanno contribuito a creare il benessere ai tempi del boom economico del dopoguerra. L’analisi dell’acquisto di macchinari da parte delle aziende viene seguita da quella dei dati demografici, le trasformazioni nella società operata dal consumismo post-bellico viene messa in relazione con un nuovo paradigma aziendale che cambia ulteriormente il volto del capitalismo italiano. Quello che ne esce è un percorso fatto di uomini, di imprese e di prodotti (come indica il sottotolo del libro) che sono protagonisti dell’emozionante avventura industriale del nostro paese.

Tra le righe si intuiscono le forze e le debolezze strutturali non solo della nostra economia, ma anche della nostra società. Si può intravedere persino il germe della grande crisi della fine degli anni ’10 del duemila (bisogna abituarsi ormai a considerarla di portata storica) e tuttora in corso. Il libro è scritto da Nicola Crepax, docente all’Università Bicocca di Milano e dell’Università di Castellanza, ed è un ottimo punto di partenza per capire le origini del made in Italy e le condizioni del tessuto economico nazionale alle prese con la globalizzazione.

Vittorio Gregotti e l’archivio donato al Comune di Milano.

Vittorio Gregotti, classe 1927, é un nome noto dell’architettura italiana e internazionale che ha lavorato su numerosissimi progetti, applauditi da molti ma anche criticati all’interno di aspre discussioni. Nato a Novara, dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1952 Gregotti incomincia a scrivere per Casabella, una nota rivista di architettura, fino a diventarne direttore, e in questo periodo incontra i grandi architetti del tempo : Le Corbusier, Gropius e molti altri. Nel 1974 fonda la Gregotti Associati International e incomincia a progettare numerosi edifici.

Lo stile richiama il razionalismo italiano e le correnti moderniste. L’impronta la si puó notare sui numerosi edifici pensati dall’architetto novarese: la nuova sede degli Arcimboldi e della Pirelli in Bicocca a Milano, il centro culturale di Belem e il tristemente noto ZEN di Palermo. Lo scorso maggio, Gregotti ha fatto un annuncio importante: ha deciso di donare il suo archivio al Comune di Milano che lo collocherà all’interno del Castello Sforzesco. Si parla di oltre 44mila disegni completati tra il 1953 e il 2002, assieme a diverse piante e plastici dei suoi oltre 800 progetti che formano un patrimonio il cui valore si aggira intorno ai 3 milioni di euro.

La donazione si rivela una scelta molto intelligente per permettere anche ai meno appassionati di conoscere le idee del famoso architetto e il suo modo di pensare l’arte a cui ha dedicato la vita. Un archivio di qualità non rinchiuso in buie stanze a prendere polvere, ma ospitato in uno spazio lussuoso che con l’Expo 2015 sará vetrina del restauro della Sala delle Asse (affrescata da Leonardo) e del nuovo museo dedicato alla Pietá di Michelangelo. Opera di architetti contemporanei è l’allestimento museale che circonda attualmente la famosa scultura, questa volta dei milanesi BBPR ovvero il gruppo che é famoso principalmente per aver progettato la Torre Velasca.

Diversi mesi fa abbiamo parlato anche della scomparsa Gae Aulenti, sua cara amica, che sognava un archivio degli architetti a Milano. Non stupisce quindi che Gregotti sia andato in questa direzione, aprendo la porta ad altre donazioni per omaggiare una cittá che ha dato loro molto e che a loro volta hanno disegnato nel corso degli ultimi decenni.