“Il Marchese del Grillo” di Monicelli. 1981.

Oggi parliamo di uno dei molti capolavori di Mario Monicelli, il regista che meglio ha rappresentato l’Italia sul grande schermo, nel bene e nel male. Il marchese del Grillo non ha una trama particolarmente difficile da seguire, ma nasconde critiche ed estremizzazioni di usi e costumi tutt’altro che passati. Dal punto di vista storico il grande regista ha messo molto del suo, prendendo la figura del Marchese per descrivere l’intera nobiltà romana.

Onofrio del Grillo, realmente esistito, era conosciuto in tutta la Roma ottocentesca per essere una figura di spicco dell’aristocrazia ma sopratutto per le burle che organizzava in grande stile. Monicelli racconta la vita mondana di questo marchese, bigotto e superstizioso, che non disdegna il popolino arrivando a travestirsi per mangiare in un’osteria i rigatoni con la pajata, un piatto tipico popolare in cui viene usato come ingrediente l’intestino di vitello.

Papa Pio VII in quel momento deve respingere gli attacchi di Napoleone, allora Re d’Italia, che vuole farlo abdicare per conquistare i territori dello Stato Pontificio. Il giovane marchese si trova con i franzesi, visti come ignobili conquistatori e osteggiati dalla sua famiglia aristocratica. Con un soldato napoleonico discute della ventata di novità portata dal generale corso, e in seguito conosce un’attrice francese, la prima a entrare in scena a teatro in Italia e sfondare il tabù delle donne sul palcoscenico. Nel film vediamo molti scorci della grande Roma, bistrattata dagli abitanti insofferenti, e una campagna romana di cui ormai si trova raramente traccia. A tutt’oggi la famiglia del Grillo risiede ancora nel bellissimo palazzo settecentesco in centro, che è arricchito da una torre su cui è scritto a chi appartiene la magione.

L’interpretazione di Sordi è magnifica e perfetta, nella sua Roma che conosce bene tanto quanto i vizi e le virtù dei suoi abitanti, così come l’abilità del regista, che riesce a far riflettere anche con un film “comico”. Il Marchese del Grillo è l’unione di due geni del cinema italiano a cui rendiamo onore neanche troppo tempo dopo la loro scomparsa.

Pontificia Fonderia Marinelli, l’azienda più antica del mondo. 1339.

Agnone è un piccolo borgo in cima ad una collina in Molise, nell’Italia centrale. Questa cittadina ospita una delle più antiche aziende del mondo, la Pontificia Fonderia Marinelli. Come fa intuire il nome, è stata insignita del titolo “Pontificia” nel 1924 dal Vaticano per l’importanza che questa fonderia ha avuto per la Chiesa. Ma la storia di questa azienda inzia molto prima.

Già nel 1040 esiste ad Agnone una fonderia, che confluisce nella Pontificia Fonderia Marinelli nel 1339. Sin dal medioevo, l’azienda sforna campane per gli edifici più disparati: la prima campana della Torre di Pisa, una per l’abbazia di Montecassino dopo i danneggiamenti della Seconda Guerra Mondiale, la campana del Giubileo del 2000 e molte altre. Le campane Marinelli si possono trovare in ogni angolo del mondo, tutte realizzate seguendo l’antica tecnica scultorea a cera persa che le ha rese famose. Oggi il 90% degli ordini arriva dalla Chiesa Cattolica Romana, e non si limita solo alle campane ma anche a bassorilievi, portali e altri manufatti in bronzo.

La Pontificia Fonderia Marinelli rappresenta il primo esempio al mondo di un’azienda a carattere familiare con le  tecniche di lavorazione tramandate di padre in figlio. Questa organizzazione caratterizza tutt’oggi la spina dorsale economica del nostro paese: la propria forza, per la diversità e il know how, e la propria debolezza, per gli investimenti esigui e la scarsa internazionalizzazione. Un esempio quindi di come la tradizione possa abbracciare l’economia: un punto saldo da sviluppare per portare la qualità non solo all’interno dei nostri confini, ma anche nel mondo.

Le “Nozze di Cana” del Veronese. 1562.

Paolo Caliari è nato nel 1528, in pieno Rinascimento, a Verona. “Veronese” è il soprannome dato a Caliari, e si tratta di uno dei grandissimi pittori dell’epoca, purtroppo di secondo piano per la sfortuna di esser nato tra molti altri “appassionati di pittura”.

Il Nostro passa la tenera età come molti altri artisti suoi contemporanei, fa la gavetta in botteghe altrui ma è talmente bravo che supera il maestro, Antonio Badile. Siamo nel 1544. Paolo si trasferisce a Parma e qui si addentra nel manierismo tanto in voga allora. Dalla città emiliana si trasferisce a Mantova e quindi Venezia dove riceve la prima commissione nel 1551. Da allora la città lagunare affamatissima d’arte non gli lesina commissioni, dando carta bianca all’artista che sfrutta il mecenatismo per sfoggiare il proprio talento.

Il 6 giugno 1562 riceve l’ordine di dipingere una parete nel refettorio del Monastero che svetta sull‘isola di San Giorgio Maggiore, progettato da Andrea Palladio. Se i pii monaci pensavano a un dipinto provicinciale e tranquillo, più d’uno d’evesser svenuto alla vista di questo tripudio d’architettura e di variopinti commensali in prospettiva perfetta.

L’opera descrive l’episodio della tramutazione dell’acqua in vino in occasione di un matrimonio nella città biblica di Cana. L’architettura che il Veronese https://i1.wp.com/3.bp.blogspot.com/-PQ4810NcM_s/TVRl_h18dII/AAAAAAAAA8k/TeGQNgQ5sQQ/s640/Paolo_Veronese%252C_avtoportret.jpgdipinge richiama quella ellenistica, ma i personaggi che affollano il tavolo sono personaggi contemporanei, da Solimano il Magnifico a Giulia Gonzaga.

I colori sono molto vivaci, dall’azzurro tempestato da soffici nuvole bianche, alle stoffe color porpora e broccati con un tocco di esotico. Una grande opera in tutti i sensi, di un pittore di talento che ha saputo destreggiarsi dalle rappresentazioni maestose ai serbati dipinti.

Buon Natale! Le Origini della Festa da Aureliano ai Persiani. Accompagna Corelli.

Tanti auguri di Buon Natale a tutti i lettori di Italiaiocisono! Ho iniziato questa avventura il 14 novembre, e in poco più di un mese voi lettori avete dato lustro a questo blog decidendo di accompagnarmi. Ad oggi siete 213, un risultato allora insperato e inconcepibile. I temi che affrontiamo assieme ci appassionano e siamo sempre più attenti alla valorizzazione dei beni materiali e immateriali che ci circondano.

L’iscrizione va ben oltre la mera pressione di un pulsante colorato,  rappresenta infatti l’adesione ad un manifesto che chiede più cultura, più fondi, più qualità. E’ un vero viaggio in un luogo poco visibile e spesso poco conosciuto. Questa fame accompagna anche gli italiani che prestano il proprio ingegno ad altre nazioni, infatti Italiaiocisono riceve visite regolari dagli USA, Belgio, Slovacchia, India e molti altri paesi. Un grazie sentito a tutti voi, e ancora Buon Natale!

Natale? Cos’è il Natale? La nascita di Gesù a Betlemme? In realtà molti storici dal novecento in poi hanno incominciato a dubitare su questa data, e si fa sempre più strada l’ipotesi che il Natale abbia un’origine molto più terrena, più antica e forse più interessante. Le feste che hanno avuto origine post cristum mortem sono oggettivamente poche. Questo viene spiegato con motivazioni sociopolitiche: la necessità del cristianesimo di eradicare il paganesimo e infondere la nuova religione nei popoli di fine Impero. Se non puoi batterli, unisciti a loro. Questo è ciò che deve aver pensato qualche importante predicatore alle origini, infatti oggi ci troviamo con l’Epifania, la Pasqua, il culto dei Santi, il Carnevale e molte altre celebrazioni la cui origine è pagana. Il Natale non è da meno, e sembra essere l’assorbimento di una celebrazione romana legata al Sol Invictus, istituito nel 274 d.c. dall’imperatore Aureliano. Tutto questo colpisce l’immaginazione, ma forse quello che alcuni studiosi propongono è ancora più intrigante.

Yaldā è una antichissima festa persiana che ricorre nel giorno del solstizio d’Inverno, quindi 4 giorni prima di Natale. Il nome significa “la nascita” e si festeggia nella notte più lunga dell’anno, in quanto il buio era associato al regno di Ahriman, il dio della cattiveria, e ai demoni. A queste terribili creature si contrapponeva una tavola imbandita di ogni genere di pietanze dando priorità alla frutta fresca e secca. Yaldā è stata abolita dall’avvento dell’Islam in Persia in seguito alla caduta dell’impero Sasanide. L’Islam ha bandito lo Zoroastrismo e le proprie celebrazioni, ma siamo nel 651 d.c., cioè più di mezzo millennio dopo Cristo. Abbastanza per lo sconfinamento dei seguaci dell’antica religione persiana. Una semplice coincidenza, una speculazione? Non sappiamo, ma l’ipotesi è affascinante.

Tuttavia siamo andati troppo in là con la mente. Le origini saranno meno conosciute ma noi ci consoliamo con tutto ciò che questa celebrazione ha ispirato negli https://i1.wp.com/www.classicalconnect.com/sites/default/files/Arcangelo%20Corelli.jpgartisti nostrani nei secoli passati. Siamo nel 1714 quando Arcangelo Corelli, geniale compositore barocco di Fusignano, compone il Concerto Grosso “Fatto per la Notte di Natale”. Con quest’opera vi lascio e vi auguro ancora una buona giornata da passare con famiglia o con gli affetti personali, a scelta. Una sola raccomandazione personale che son sicuro non trasgredirete: mangiate tanto e bene perchè la celebrazione della cultura, in un paese come il nostro, comincia dalla tavola.