“Oh mia bela Madunina” di Giovanni D’Anzi. 1934.

Passeggiando a Milano per le vie del centro di sera, accarezzati da una leggera brezza alpina, ci si può imbattere in grossi viali abbelliti da palazzi settecenteschi. Guardando un po’ più là, tra le antenne dei nuovi grattacieli in costruzione, si distingue un puntino giallo: la Madunina.

In cima alla guglia, tutta sola e superata in altezza da edifici moderni, la Madonnina vigila sui milanesi storici e sui nuovi arrivati. Chi in chiesa ci va e chi non ci va si sente comunque a casa quando vede questa splendente statua in cima al proprio Duomo.

Ora che i restauri stanno volgendo al termine la si può ammirare in tutta la sua bellezza e non si può fare a meno di fischiettare spensierati “Oh mia bela Madunina“, canticchiando in milanese grossolano.

La canzone è stata scritta dal pianista Giovanni D’Anzi nel 1934, a cui veniva chiesto di suonare canzoni napoletane dai nuovi immigrati del Sud Italia. E allora ecco una canzone dal tono ironico ma che è anche un inno a quella parte scherzosa di una grande città, quella che D’Anzi definiva, non a torto, un gran Milan.

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Il Duomo di Pisa, dove la scienza e la fede si incontrano.

Guai ad addentrarsi in una lotta che dura da secoli tra le città toscane. Lungi da tutti noi decretare un vincitore. Gli acerrimi nemici, si sa, non si sono combattuti solo con le armi e con il sangue, ma anche -spesso- con le arti. Il Duomo, il centro religioso e spirituale più in vista della città, è stato progettato e abbellito per stupire i vicini e mostrar loro la potenza cittadina. Come molti altri nella penisola, il Duomo di Pisa è stato eretto secondo questi criteri, ma oltre alla bellezza artistica e architettonica, questo edificio racchiude un oggetto che è ormai entrato in una leggenda.

https://i2.wp.com/static.panoramio.com/photos/large/61607688.jpgQuasi a voler sottolineare l’eterna lotta tra fede e scienza, all’interno del Duomo si trova un lampadario per incenso che si narra sia stato usato da Galileo per formulare la teoria sull’isocronismo del pendolo. L’illustre scienziato ha scoperto che la frequenza di oscillazione di un pendolo non varia con l’ampiezza di oscillazione, aprendo la via agli studi e a nuove applicazioni nell’orologeria. Oggi il pendolo originale che si suppone sia stato studiato da Galileo non si trova nel Duomo, bensì nella Cappella Aulla del Camposanto monumentale della città.

Il Duomo di Pisa, completato nel 1092 e restaurato più volte nel corso dei secoli, ha un profilo a croce latina a cinque navate con abside (la parte semicircolare dietro l’altare) e transetto (la parte più corta della pianta a croce) a tre navate. Il soffitto presenta dei decoratissimi cassettoni, elemento decorativo molto in voga nel Rinascimento, e lungo le volte si vedono le decorazioni bicrome (bianco e nero) tipicamente toscane. Il marmo bianco ricopre tutto l’esterno, atto a rendere immacolato un grande edificio religioso su cui hanno lavorato artisti del calibro di Cimabue, il Sodoma, Giovanni Pisano e molti altri contemporanei.

Il Duomo è leggermente sprofondato nella terra, ma non si trova nelle condizioni della vicina Torre di qualche anno fa. Il sasso nello stagno è stato lanciato, e per la felicità di tutti i toscani ci occuperemo di molte altre grandi cattedrali sparse per la regione. Oggi rendiamo onore a Pisa ammirando questo capolavoro.

La Madonnina del Duomo di Milano: Fotografata in 3D e Restaurata.

Il Duomo di Milano ha, dal 1774, un punto di riferimento visibile da molto lontano e inconfondibile: la Madonnina. Questo piccolo puntino scintillante è il simbolo di ogni milanese, credente o non.

L’abbiamo cantata in “O mia bela madunina, l’abbiamo ammirata dipinta e vezzeggiata nei film, ma anche questa è vittima dello smog e delle intemperie. Abituati a vederla da grande distanza, la Madonnina non è proprio una statuetta: è alta 4 metri e pesa una tonnellata.

Come molte altre “signore”, forse un pò più giovani, ogni tanto si concede qualche trattamento di bellezza. A differenza del marmo che la sostiene, periodicamente sostituito, la luccicante statua di rame dorato ha avuto bisogno di un intervento superficiale. L’occasione è arrivata con il recente restauro della guglia maggiore, che qualche mese è di nuovo visibile nei cieli di Milano in costante cambiamento. Il restauro della Madonnina è stato affidato all’orafo restauratore bergamasco Franco Blumer, che per 8 ore al giorno per molti giorni ha sfidato il vento e il freddo per riportarla agli antichi splendori.

Il video che vediamo oggi riguarda la testimonianza di uno dei ricercatori del Laboratorio di topografia e fotogrammetria del Politecnico di Milano che ha approfittato dei lavori per fare un modello 3d della guglia, utilizzando tecnologie innovative. Il restauro ha permesso una grande unione tra due simboli di Milano, in un periodo importante per entrambi: il Duomo, assieme a tutta la filiera che parte dalle cave del marmo di Candoglia, è stato proposto come “patrimonio dell’umanità” ‘UNESCO, mentre il Politecnico festeggia i 150 anni dalla fondazione. Un’annata niente male.