Il Calzolaio di Vigevano di Lucio Mastronardi

Le librerie polverose di casa serbano sempre qualche sorpresa per chi le rispolvera. Oggi parliamo de Il Calzolaio di Vigevano di Lucio Mastronardi. Questo autore non ha un passato illustre come altri scrittori contemporanei e non è troppo conosciuto nella narrativa italiana nonostante abbia sapientemente raccontato un pezzo d’Italia. In chiave vagamente cinica dipinge l’industriosità del Nord Italia, in particolare di Vigevano, e le persone che durante e dopo la guerra hanno contribuito all’industrializzazione di massa del paese.

Mastronardi è lombardo a metà: la madre è del posto ma il padre è abruzzese e comunque nasce a Vigevano nel 1930. Il carattere difficilmente gestibile gli impedisce di avere un percorso scolastico “tranquillo”, tuttavia consegue il diploma di maestro elementare e nel 1955 diventa insegnante di ruolo.  In quegli anni si butta nella narrativa e prepara alcune bozze di romanzi. Nel frattempo conosce Elio Vittorini, che vede in Mastronardi un brillante scrittore e lo esorta a concludere il lavoro iniziato. Lucio completa quindi una trilogia composta da II calzolaio di Vigevano (1962), Il maestro di Vigevano (1962) e Il meridionale di Vigevano (1964).

Il primo libro racconta la storia di Micca e la moglie Luisa, calzolai di vecchia data che lavorano giorno e notte per i danè  e per diventare un giorno sciur. Vigevano è la capitale della scarpa e gli abitanti son tutti occupati in questo settore, dai signori che passeggiano in Piazza Ducale facendo sfoggio della propria ricchezza, agli sporchi e invidiosi operari che bucano suole. Farsi la fabbrichetta è il sogno di tutti, ma ognuno deve combattere la spietata concorrenza altrui e star sempre attento a non farsi copiare i modelli, perchè il capitalismo non risparmia colpi bassi. Dalle ordinazioni della Grande Guerra all’immediato dopoguerra, nel racconto si vede il crescere e il decrescere del mercato, portando con sè i drammi di questa gente attenta solo al denaro e alla sopraffazione del prossimo. La scarpa ha quindi fatto la ricchezza di Vigevano così come la propria miseria.

Scritto in dialetto vigevanese, a volte ermetico e difficile da capire, lo scrittore ci porta dentro questo mondo e ci fa vedere gli aspetti sociali, economici e politici di quel tempo attraverso i dialoghi del popolo. Lo stesso popolo delle generazioni d’oro che hanno precorso il boom del dopoguerra.

Insomma, il nostro Mastronardi dipinge questo quadro a tratti impietoso ma sicuramente di grande valore, e ci regala un’opera che aiuta a farci capire cosa siamo stati e come non siamo (quasi) più. Un libro leggero, veloce ma sopratutto prezioso.