“Forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni. 1913.

Nelle nostre tasche, di fianco alla onnipresente monetina da 1 centesimo di euro, spesso troviamo quella da 20 cent. Se ci capita quella italiana, vediamo una figura familiare, ma non del tutto chiara. Per capirla dobbiamo fare un passo indietro nel tempo.

Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti scriveva nel Manifesto del Futurismo: “Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.” I rivoluzionari concetti esposti nel manifesto si diffusero presto negli strati della società, e gli artisti ne rimasero stregati.

Umberto Boccioni, nato nel 1916 a Reggio Calabria da genitori romagnoli, non era rimasto sordo alle aspirazioni futuriste di chiudere con il passato e vivere intensamente il nuovo mondo invaso dalle macchine e reso ebbro dalla velocità e dalla potenza della società tecnologica. Nel 1907, dopo un periodo trascorso a Roma e lunghi viaggi tra Venezia, Parigi e alcune città russe, Boccioni si trasferisce a Milano. Qui si immerge nell’ambiente divisionista e incomincia a frequentare Marinetti. Sotto queste nuove influenze scrive due manifesti: il Manifesto dei pittori futuristi e il Manifesto tecnico del movimento futurista. L’artista romagnolo si è dedicato alla pittura e alla scrittura ma l’ambito dove il genio si è rivelato è stata la scultura. Nel 1913 crea una scultura in gesso chiamata Forme uniche della continuità nello spazio.

Negli anni successivi vengono forgiate delle copie in bronzo che oggi si trovano al Museo del Novecento a Milano, alla Kunsthalle di Mannheim, al Tate Modern di Londra e al Metropolitan Museum di New York. Boccioni con la sua scultura ha chiuso con una tradizione scultorea radicata dei secoli, sconvolgendone le linee in perfetto stile futurista.

La scultura raffigura una figura antropomorfa in torsione mentre avanza fiera in avanti, una gamba davanti all’altra. Le forme, come plasmate dal vento, rendono l’idea di un dinamismo forte e fiero. La sapiente tecnica nel giocare con ombre e curve giustifica chi vede in quest’opera una delle opere migliori prodotte dal futurismo nell’arte. Per molti di noi è più facile vedere l’opera al nuovo museo di Milano dedicato al secolo appena terminato, ma chi ama Boccioni ed è intriso di essenzialismo può visitare l’originale in gesso al Museo di Arte Contemporanea di San Paolo del Brasile.

Alla luce di tutto ciò è più facile capire le ragioni per cui è stata scelta questa scultura come figura sulle poche monete della nostra valuta: rappresentare un paese che in molte epoche, nell’arte ma non solo, ha saputo mettersi in discussione e dare luce a grandi capolavori.

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Castel del Monte e la Condanna del Centesimo

Oggi apriamo la sezione dei siti UNESCO italiani non solo per la bellezza, l’importanza storica e culturale ma anche perchè con un totale di 47 siamo il paese che ha più siti riconosciuti: l’onere e l’onore di essere un riferimento mondiale per la cultura. E un meccanismo di protezione in più, visto che molti altri siti non salvaguardati cadono a pezzi. Forse una consapevolezza maggiore può aiutare a preservare le tante opere d’arte che abbiamo donato all’umanità.

Tutti odiamo la moneta da un centesimo. Quando ci viene data come resto di un prodotto comprato a *.99 non sappiamo cosa farcene, e subito pensiamo a come sbolognarla. Ci siamo abituati a guardare distrattamente questa moneta e raramente la osserviamo con curiosità. Si può distinguere quello che ricorda un fortino compatto e regolare.

Parliamo di Castel del Monte, un edificio la cui funzione non è ancora ben chiara, situato nei pressi di Andria, in Puglia. La data di inizio costruzione risale al 1240, anche se pure questa è motivo di discussione. Siamo nell’Italia invasa dai Longobardi e dai Normanni: un dominio che influenza molto l’architettura contemporanea. L’imperatore Federico II ordina la costruzione ad un architetto, forse Lentini, ma non riesce a vederne il completamento che avviene poco oltre il 1250. Dopo il 1600 viene abbandonato e solo nel 1876, anno di acquisto da parte dello Stato italiano, viene avviata una complessa opera di restauro. Nel 1936 diventa monumento nazionale e nel 1996 arriva il riconoscimento dell’UNESCO, per la magistrale fusione in un’unico edificio di architetture occidentali e orientali.

Il Castello è a pianta ottagonale e su ogni spigolo è presente una torre. All’interno si trova un cortile, a cui si affacciano stanze trapezoidali. Si possono osservare tutti gli elementi architettonici caratteristici dell’epoca, tra bifore, trifore, scale a chiocciola, piccole e feritoie e molti altri. Al fascino dell’architettura si unisce il mistero sulla propria funzione: militare? Residenza di caccia? Rappresentanza? Forse non lo sapremo mai, ma la perfezione geometrica e la forma unica rimane un pregevole esempio di fortificazione dell’Italia meridionale. Castel del Monte è stato onorato rappresentandolo sul centesimo di euro italiano. Sinceramente, è difficile trovare qualcuno a cui piaccia avere in tasca questa sfortunata moneta, ma la prossima volta che la guarderemo avremo più rispetto per ciò che rappresenta: un gioiello medievale da mostrare al mondo.