Premiata Forneria Marconi, i grandi del rock progressivo italiano.

Quanti hanno avuto la fortuna di aver sentito dal vivo l’ondata di Progressive che imperversava nell’Italia degli anni ’70? Non molti, ma è impossibile non aver sentito almeno un brano della Premiata Forneria Marconi. Il gruppo, nato con il nome di Krel, ha incominciato scrivendo un paio di canzoni per pochi intenditori, per poi andare a fare da supporto a gruppi del calibro degli Yes e dei Deep Purple.

Nel 1971 è uscito il primo singolo del gruppo, Impressioni di settembre/La carrozza di Hans, e grazie all’iniziale successo la band ha in seguito acquistato una grandissima visibilità suonando sui palcoscenici di tutto il mondo. I dischi uscivano numerosi e la PFM si esibiva in Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone, dove hanno ottenuto un grande favore del pubblico. Nel ’79 hanno collaborato con Fabrizio De Andrè e negli anni ’80 sono riusciti a far piacere il Progressive anche quando stava diventando fuori moda. È di questo periodo infatti il video in playback che vediamo oggi, intitolato Chi ha paura della notte.

Con più di quarant’anni di storia alle spalle, qualche capello in meno in testa e qualche acciacco, il gruppo continua a girare il mondo suonando il rock che li ha resi famosi. Sarà pure estinta l’era dei primi esperimenti sul sintetizzatore analogico, ma il suono della Premiata Forneria Marconi ci riporta facilmente in quei bellissimi e terribili anni Settanta.

“Crêuza de mä” di Fabrizio De Andrè.1984.

C’è un punto della penisola italiana in cui gli Appennini si riversano nel mare quasi a voler conquistar le onde del mar Mediterraneo. Questi monti, che ricordano più alte colline, creano valli percorse da torrenti o fiumi che scorrono su grossi ciottoli. La scogliera che finisce in mare è un paesaggio comune, quando ci troviamo in Liguria.

In questa regione dalle origini antiche e virtuose, l’uomo si è unito al territorio. Una regione dolce, con la terra fertile e il sole caldo, e terribile, quando le nubi minacciose si svuotano sulle alture. Genova, la capitale politica e culturale di questa regione, è stata per un momento regina del grande Mar Mediterraneo, fonte di ricchezze e di pericoli. In città come nei paesini, l’uomo ha dovuto lottare con la montagna, costruendo vie di collegamento lungo la spina dorsale degli ammassi di roccia. La piccola viuzza, che sembra più mulattiera, è la famosa crêuza.

Anche senza essere liguri, conosciamo questa parola perchè è anche il titolo della canzone del 1984 scritta da Fabrizio De Andrè. Il dialetto genovese è per la maggior parte di noi poco comprensibile, ma il fascino di questa lingua di mercanti, di carpentieri e di uomini di mare colpisce nel profondo. La canzone parla infatti del mare e del viaggio, due componenti indissolubili che legano la città con il territorio circostante. Proprio questa attività ha delineato il carattere multietnico di Genova, e per questa ragione sentiamo richiami in lingua africana nel corso della canzone, ma anche suoni registrati al mercato del pesce locale.

Il legame tra la terra e il mare lo dà la Crêuza de mä, che si crea quando il mare è mosso, tra un’onda e un’altra. Nel viottolo immaginario che si crea tra i flutti, passano attraverso le paure, le emozioni e la fortuna di tutto un popolo. E non c’era modo migliore di condensare in una singola canzone l’anima di questa grande città, la Zena di De Andrè.