Luigi Ghirri, il Precursore di Instagram.

Luigi Ghirri è nato nel 1943 a Scandiano, un paesino nell’Emilia Romagna. Fotografo di professione, ha incominciato a immortalare paesaggi naturali senza inserire l’uomo nella composizione, ma osservandone gli effetti sul territorio. Tra le fotografie di questo tipo possiamo vedere quella di un sentiero alberato che si perde all’orizzonte, ma con una ringhiera incatenata in primo piano, o magari quella che ritrare una spiaggia con il proprio mare, occupata da altalene e altri giochi da bambini. La sua attività comunque non si è limitata alla ricerca sui paesaggi, ma anche alla sperimentazione di nuove tecniche.

Con l’uso di particolari filtri, l’effetto ottenuto su alcune sue foto appaiono molto familiari. Le foto, scattate negli anni ’70, hanno il tocco da amarcord. Con gli occhi di allora, queste foto dovevano essere molto innovative e trasmettere il senso di antico e vissuto molto più di oggi. Si, perchè l’effetto ottenuto da Ghirri è molto simile alle foto scattate utilizzando Instagram, la famosa App comprata da Facebook per un miliardo di dollari. Dalla ricerca artistica di un fotografo, spalmata su chili di pellicole, si è passati al semplice tocco sullo schermo di uno smartphone.

Questa vicenda mette in collegamento due mondi: la caotica evoluzione della fotografia e la capacità di trasformare un’innovazione artistica in un prodotto da vendere. Se oltreoceano l’effetto “Instagram” vale un miliardo, da questa parte rimane la produzione poco conosciuta di un importante fotografo. E siamo a un bivio: arte come fenomeno di massa o ricerca personale per pochi intenditori?

Gabriele Basilico, Fotografo dell’Anima Urbana.

Oggi rimangono le sue fotografie in bianco e nero di luoghi urbani, dalla linearità perfetta di una piscina agli edifici distrutti dalla guerra. Con una laurea in architettura e la passione per la fotografia analogica, Gabriele Basilico è diventato la voce delle periferie e degli spazi cittadini. Nato sul finire della Seconda Guerra Mondiale, nel ’44, ha assistito in giovinezza al boom economico e al conseguente ingrandimento delle città.

Mentre queste pensavano ad abbellire il proprio centro, le periferie pagavano il prezzo dell’immigrazione di massa e del degrado. Di fronte alla generale percezione negativa di questi luoghi, Basilico vi ha visto poesia e un’anima vergine. Gli edifici sono lo scheletro della società urbana, e l’attenzione all’architettura ha portato il fotografo a congelare per sempre nelle sue opere un pezzo di storia.

Famoso non solo in patria, si è fatto conoscere bene anche in ambiente internazionale. Nel 1991 ha raggiunto il picco di visibilità grazie al  suo reportage su Beirut, capitale devastata a un anno dalla fine della guerra civile libanese. Ha fotografato i quartieri popolari di Shangai, i sobborghi di Istanbul, il ponte di Porto, grattacieli a Parigi e molti altri luoghi.

Basilico ci ha lasciati il 13 febbraio scorso dopo una lunga carriera. Il più grande regalo che possiamo fare a questo grande artista è rendere pubblica la sua ricerca e chiedere a gran voce una mostra a lui dedicata nelle principali città italiane.