“Crêuza de mä” di Fabrizio De Andrè.1984.

C’è un punto della penisola italiana in cui gli Appennini si riversano nel mare quasi a voler conquistar le onde del mar Mediterraneo. Questi monti, che ricordano più alte colline, creano valli percorse da torrenti o fiumi che scorrono su grossi ciottoli. La scogliera che finisce in mare è un paesaggio comune, quando ci troviamo in Liguria.

In questa regione dalle origini antiche e virtuose, l’uomo si è unito al territorio. Una regione dolce, con la terra fertile e il sole caldo, e terribile, quando le nubi minacciose si svuotano sulle alture. Genova, la capitale politica e culturale di questa regione, è stata per un momento regina del grande Mar Mediterraneo, fonte di ricchezze e di pericoli. In città come nei paesini, l’uomo ha dovuto lottare con la montagna, costruendo vie di collegamento lungo la spina dorsale degli ammassi di roccia. La piccola viuzza, che sembra più mulattiera, è la famosa crêuza.

Anche senza essere liguri, conosciamo questa parola perchè è anche il titolo della canzone del 1984 scritta da Fabrizio De Andrè. Il dialetto genovese è per la maggior parte di noi poco comprensibile, ma il fascino di questa lingua di mercanti, di carpentieri e di uomini di mare colpisce nel profondo. La canzone parla infatti del mare e del viaggio, due componenti indissolubili che legano la città con il territorio circostante. Proprio questa attività ha delineato il carattere multietnico di Genova, e per questa ragione sentiamo richiami in lingua africana nel corso della canzone, ma anche suoni registrati al mercato del pesce locale.

Il legame tra la terra e il mare lo dà la Crêuza de mä, che si crea quando il mare è mosso, tra un’onda e un’altra. Nel viottolo immaginario che si crea tra i flutti, passano attraverso le paure, le emozioni e la fortuna di tutto un popolo. E non c’era modo migliore di condensare in una singola canzone l’anima di questa grande città, la Zena di De Andrè.

“Il Mediterraneo” di Fernand Braudel. 1987.

Oggi parliamo di un libro che, dal nome del suo principale autore e dal titolo, può ingannare sulla pertinenza alla missione di Italiaiocisono. Al contrario, Il Mediterraneo – Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione, traccia direttamente e indirettamente un’immagine del nostro paese  nell’ampio quadro creato dal mare nostrum, attraverso le diverse epoche storiche. Per capire quanto dobbiamo al Mediterraneo, che ha fatto la fortuna degli Antichi Romani, delle grandi Repubbliche Marinare e di molti altri soggetti economici e politici, bisogna senza dubbio parlare di quelle società, tradizioni e forze che a partire da un piccolo embrione sulle sponde orientali hanno poi creato tutto un mondo: l’Occidente e le sue propaggini verso l’Asia, le Americhe e l’Africa.

Nella sezione Terra, si viaggia da una sponda dei continenti bagnati dal grande mare, tra vulcani che pietrificano interi centri abitati o che addirittura eliminano civiltà, agli antichi insediamenti sepolti o riscoperti come la preziosa Çatalhöyük, le terre fertili e le pianure malariche, i pilastri dell’alimentazione come l’olio e il vino e le transumanze dei pastori in via di estinzione. Nella sezione Mare si va letteramente a fondo scoprendo l’archeologia sottomarina, come ad esempio il relitto di Anticitera, ma anche le potenti galee della Repubblica Genovese, orgoglio della città e preziose per il commercio continentale.

A queste sezioni ne seguono altre nove, che ripercorrono la storia delle popolazioni mediterranee, Roma, Venezia, le grandi migrazioni, gli spazi e altri interessanti aspetti. È impossibile render conto della quantità di informazioni e di culture, storia e luoghi tracciati in questo libro, l’unica cosa è compiere un atto di fede e prenotarlo in biblioteca o in libreria.

Per quanto riguarda l’organizzazione e la scrittura del libro, è d’obbligo una precisazione. In copertina compare il nome dell’autore Fernand Braudel, che tuttavia si circorda di altri autori come Georges Duby, Maurice Aymard, Filippo Coarelli e altri per diverse sezioni. Parlando a titolo personale, sono convinto che Braudel sovrasti tutti gli altri in chiarezza, scorrevolezza e freschezza della lingua. Non si fa problemi a passare da un capo all’altro del Mediterraneo, ma senza stordire il lettore, come un vecchio saggio che indica ai propri allievi i cuori pulsanti di questa parte di mondo dall’alto di una grande montagna. Mentre gli altri peccano di supponenza nel trascrivere quella che ricorda una lezione accademica per accademici, Fernand guida qualunque lettore nell’analisi con un tocco personalissimo, tanto che la sua Venezia ricorda una dichiarazione d’amore senza fine da parte di un grande studioso di storia.

Il percorso si svolge su un’ampia area che ha influenzato il nostro paese per numerosi secoli. Questo libro è quindi un elemento prezioso per ricordarci che la cultura, specialmente per quanto riguarda quella italiana, sia un melting pot molto più grande e fecondo di quello che siamo abituati a concepire. Un buon inizio per aumentare la consapevolezza delle nostre tradizioni a livello nazionale e per individuare i punti comuni su un’area più grande. L’intento de Il Mediterraneo – Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione, è forse quello di favorire l’integrazione basata su un comune passato. Forse con quest’opera, Braudel ci ha indicato la via per un’Europa unita, contemplando semplicemente il suo mare.