La Cappella degli Scrovegni di Padova.1305.

La Cappella degli Scrovegni si trova nel centro di Padova ed è stata commissionata nel 1303 da Enrico Scrovegni per espiare i peccati del padre usuraio. Questo edificio religioso, non troppo conosciuto, è uno dei massimi capolavori dell’arte trecentesca italiana.

Gli affreschi presenti all’interno sono opera di un Giotto ormai maturo ma esigente. L’intenso blu lapislazzuli che incornicia le scene sacre impreziosce l’opera e da’ un effetto molto ricercato, ma non bisogna dimenticare che si trattava di un colore molto costoso da produrre.

Per quanto riguarda l’iconografia, il ciclo pittorico raffigura le vicende dei personaggi del Vangelo e tra le fonti utilizzate dall’artista vi è la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze. Come consuetudine nelle chiese trecentesche, il ciclo si conclude con la collocazione in controfacciata del Giudizio Universale, in cui viene sottolineato il carattere votivo dell’edificio, rappresentato fedelmente nelle mani del committente nell’atto di offrirlo alla madonna.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c7/Giotto_di_Bondone_-_No._14_Annunciation_-_The_Angel_Gabriel_Sent_by_God_-_WGA09190.jpgDopo un lungo restauro, la cappella è stata riaperta nel 2002 ed è tutt’oggi visitabile. Anche se ormai il palazzo della famiglia Scrovegni è andato perduto, la cappella degli Scrovegni è una visita d’obbligo per chiunque passi per Padova, magari da affiancare alla visita della vicina chiesa degli Eremitani. In quest’altra chiesa si trova una magnifica cappella, quella degli Ovetari, affrescata da numerosi pittori veneti fra cui il giovane Andrea Mantegna. Nonostante gli ingenti danni riportati nei bombardamenti del ’44, rimane anch’essa uno spettacolo unico nel suo genere.

Nel 2012 la Cappella degli Scrovegni è stata visitata da 356.471 persone, il che è notevole ma comunque non un numero all’altezza dell’importanza artistica del luogo: diffondere questo capolavoro è un atto dovuto non solo per Padova ma per tutti gli amanti delle origini della pittura rinascimentale.

Orsanmichele: il vanto della Firenze medievale e rinascimentale.


Dalle grandi vetrate dei piani alti di Palazzo Vecchio, non troppo distante in linea d’aria dalla maestosa Santa Maria del Fiore, abbellita dalla cupola del Brunelleschi, si può osservare un edificio imponente che cattura facilmente l’attenzione. Senza averne sentito parlare prima, è difficile che qualcuno lo scambi per una chiesa.

Orsanmichele deve il proprio nome ad un monastero circordato da un vasto orto, il cui oratorio è stato demolito per far spazio alla piccola chiesa di San Michele in Orto, successivamente derivato nel nome con cui indichiamo oggi questo luogo. Orsanmichele è l’emblema della Firenze medievale che Dante ha osservato e descritto nelle prime fasi di sviluppo. Il sommo poeta ha attaccato duramente la nascente borghesia affarista e il proprio simbolo, il fiorino d’oro, ma in quel periodo nasceva il capitalismo e ingenti somme di denaro incominciavano a essere investite nella città.

San Michele in Orto è stata demolita per far spazio ad una loggia per il mercato delle granaglie, costruita da Arnolfo di Cambio nel 1290 ma andata distrutta e ricostruita nel 1350, assumendo l’aspetto attuale. Negli anni successivi la loggia è stata chiusa e trasformata in chiesa, ma da allora è iniziata la grandiosa opera di abbellimento esterno e interno ad opera di numerosi artisti, sostenuti dal diffuso mecenatismo.

https://i2.wp.com/farm6.staticflickr.com/5201/5359532933_ae9cda1ee0.jpgNel 1404, l’Arte della Seta ha infatti ottenuto il permesso per costruire dei tabernacoli raffiguranti i protettori delle Arti, ma la contemporanea richiesta da parte di altre Arti che si contendevano le 14 nicchie ha permesso la creazione di magnifiche statue di artisti fiorentini rinascimentali come Donatello, Brunelleschi, Ghiberti e altri nomi illustri. Sopra ogni tabernacolo è stato posizionato un tondo di terracotta policroma invetriata, per indicare l’Arte che ha commissionato l’opera sottostante. All’interno della chiesa si possono osservare affreschi e vetrate create da artisti giotteschi, mentre nel primo e nel secondo piano si trova il Museo che ospita le statue originali rimosse dalle nicchie esterne per evitare danneggiamenti.

Orsanmichele è l’emblema degli aspetti positivi della competizione, dell’ambizione e dell’intreccio tra il mondo religioso e quello imprenditoriale di una Firenze antica che oggi possiamo ricostruire grazie ai grandi poeti ma anche attraverso questi prestigiosi edifici.