Roma, 2013. “Scusi, Dov’è il Partenone?”

Leggendo questa notizia del Corriere mi è venuto da sorridere. Non so ben dire se di un sorriso divertito o di uno amaro, ma di certo mi ha fatto riflettere. Ci troviamo in un mondo segnato da grandi stravolgimenti. La società mondiale sta cambiando faccia rapidamente e molti inseguono lo stile di vita europeo o occidentale. Questa nuova classe media chiede cultura, in quanto può dedicarsi ad attività diverse dal far quadrare i conti a fine mese. Assieme alla cultura aumenta la voglia di viaggiare, e qui entriamo in gioco noi. Per nostro onore e onere, siamo un riferimento mondiale per la cultura, ma abbiamo un grosso problema: la comunicazione.

Se cercare il partenone a Roma può essere divertente come barzelletta, il concetto di fondo è inquietante. L’immagine del nostro paese non è uniforme, non c’è supporto internazionale e tutta la reputazione che abbiamo la otteniamo da persone, prodotti o beni culturali. Ma non è con la comunicazione “passiva” che si crea un sistema economico durevole.

Per quanto riguarda i nuovi arrivati brasiliani, indiani e russi, sono interessanti le dichiarazioni della Federalberghi sulle eccentricità di questi turisti. È necessario capire i loro bisogni e letteralmente “accudirli”. Bisogna investire nella pubblicità in questi paesi, potenziare il sito multilingue che abbiamo, accoglierli fin dall’aeroporto con guide gratuite e sconti mirati, e creare un codice di condotta per gli operatori del turismo, dal maître d’Hotel alla guida museale.

E, in ultimo, fare in modo che un cinese non chieda più dove sia il Partenone a Roma, bensì Sant’Ivo alla Sapienza, Villa Borghese o l’EUR.