Salviamo le imprese italiane!

È di questi giorni la notizia dello spostamento della produzione in Austria della varesina Husqvarna, ma non è la prima e non sarà l’ultima di questo genere. In questo periodo la lista di situazioni simili si è allungata moltissimo e ha raggiunto dimensioni preoccupanti: pensiamo alla Ginori (acquistata da Gucci, che però a sua volta è di proprietà francese), a Pomellato, Ducati, Gancia e così via. In questi casi si è detto che la produzione sarebbe rimasta suolo italiano, ma sappiamo che non sempre è andata così, anzi.

Aziende che chiudono, delocalizzano o si trasferiscono sono una tragedia per gli occupati, ma anche per la tradizione e per la cultura. Si, perchè spesso dimentichiamo che dietro un logo o un nome si nascondono grandi storie di persone e di famiglie che -spesso per generazioni- hanno dedicato quotidianamente anima e corpo per mandare avanti un sogno condiviso. I dipendenti e gli imprenditori subiscono il fascino della storia aziendale, ma ancora di più lo subiscono tutti i vari appassionati dei diversi prodotti (pensiamo alle moto, agli strumenti musicali, al mobilio ecc.) che vedono cambiare il proprietario e le caratteristiche del prodotto, o addirittura la chiusura dell’azienda di cui sono affezionati clienti. Il dramma di questa vicenda coinvolge tutti, e tutti nel nostro piccolo siamo corresponsabili.

È un’amara constatazione: da una parte, alcuni imprenditori non avviano progetti di lungo respiro ma tendono a “vivere alla giornata”, noi consumatori preferiamo acquistare merci di qualità minore, spesso prodotte al prezzo di condizioni di lavoro non dignitose, le banche non concedono prestiti e se lo fanno pongono condizioni al limite dell’usura per l’imprenditore (e non solo) e così via. Se questi atteggiamenti sono di natura comportamentale e contraddinstinguono una buona parte degli italiani nel bene e nel male, da un altro punto di vista ci sono e ci sono state imperdonabili negligenze da parte della politica.

Dimenticati gli insegnamenti di De Gasperi ed Einaudi, la politica non ha più la lungimiranza, il coraggio, la capacità per creare piani industriali e politiche di rilancio dell’economia. Non riesce a capire che quando un’azienda chiude, scompare un mondo di idee, esperienze e tradizioni.

Per questo motivo la sopportazione è giunta al limite: questi drammatici eventi non si devono più verificare. È arrivato il tempo delle decisioni e della pianificazione. Il paese non può più aspettare!