Gli Struffoli, i dolci natalizi che fanno impazzire Napoli.

Così come altri paesi del Sud Europa, l’Italia può vantare una cucina che si avvicina molto ai precetti della dieta mediterranea. Qualcosa va storto se andiamo ad esplorare le cucine locali. Verso Natale, nelle case di Napoli ci si imbatte in alcuni dolci tanto antichi quanto golosi: gli Struffoli.

Ognuno di questi ha la forma di una piccola pallina e gli ingredienti sono quelli della cucina popolare: farina, uova, strutto, zucchero, un pizzico di sale e liquore all’anice. Come se non bastasse, per insaporirli ulteriormente vengono fritti in olio bollente o addirittura nello strutto, con buona pace per la linea. Il nome è certamente invitante e c’è sostiene che derivi proprio dallo strutto usato per la preparazione, ma sembra che in realtà sia legato ad una parola del proprio paese d’origine.

Strongoulos pristòs è una parola greca che significa pallina rotonda tagliata, e proprio gli Antichi Greci hanno introdotto gli Stuffoli a Napoli, ma non solo. A Palermo il loro nome ha una “f” in meno, ma la bontà rimane invariata.

Ormai il freddo incomincia a farsi sentire, specialmente di sera. Ancora non si sente l’aria natalizia, ma se il 25 dicembre vorrete stupire i vostri commensali con una leccornia, non sarebbe una brutta idea incominciare a scaricarsi la ricetta. E visto che dicembre non è proprio domani, si può incominciare a fare qualche prova prima di mettere in tavola gli Struffoli: ogni scusa è buona…

Denuncia: se i tutti i musei pubblici italiani guadagnano meno del Louvre.

E dire che nel prestigioso museo parigino, la sezione italiana rappresenta il gioiello di punta di tutto il percorso espositivo. Un museo moderno, ben pubblicizzato e visitato da molti dei tanti turisti che affollano la città in ogni parte dell’anno. Ma cosa succede da questa parte delle Alpi? A rigor di logica, il paese fonte di tanta ricchezza dovrebbe navigare nell’oro e vivere di rendita del proprio patrimonio. Non proprio. Nella situazione attuale, bisogna fare un passo indietro e chiedersi cosa manca nella comunicazione.

Il Meridione d’Italia, ricco di moltissimi siti archeologici risalenti al neolitico, all’età del ferro, al periodo di formazione della Magna Grecia e delle civiltà nuragiche e via dicendo, non è altro che il simbolo di un vastissimo patrimonio non valorizzato: un sogno per il turismo culturale a cui quasi si vuole impedire la fruizione di questi siti. Una intelligente campagna promozionale potrebbe sfruttare solo i Bronzi di Riace per risollevare l’economia di tutta l’area, ma la fantasia lascia spazio alla amara realtà: gli incassi di tutti i musei pubblici italiani sono inferiori a quelli del solo Louvre.

Questa triste e dura constatazione deve essere un monito per la politica. C’è un grande problema che ha bisogno urgente di soluzioni, e a queste si arriva anche attraverso pressioni da parte dell’opinione pubblica.