La Dotta Confraternita del Tortellino, dal 1965.

L’origine popolare della cucina italiana trova conferma nella storia e negli ingredienti delle  specialità locali che offrono le diverse regioni italiane. In Emilia-Romagna, tra le tante prelibatezze che offre questo regno del buon mangiare troviamo i turtléin . Nati come un mezzo gustoso per riciclare gli avanzi di carne, i tortellini sono stati creati dalle sapienti mani della lunga tradizione culinaria romagnola. Ci sono documenti che attestano la presenza di questo tipo di pasta nel Rinascimento, anche se il riconoscimento ufficiale è arrivato con gli scritti ottocenteschi del gastronomo Pellegrino Artusi. A livello territoriale, Modena e Bologna si sono contese a lungo la paternità della ricetta, anche se dopo aspri dibattiti la si è attribuita a Castelfranco Emilia, una città che sotto gli Este era in provincia di Bologna, ma che dopo il 1927 è passata in provincia di Modena.

La ricetta depositata tramite atto notarile impone che l’impasto sia a base di lonza di maiale, mortadella, prosciutto crudo e Parmigiano Reggiano. La sfoglia deve essere fatta con farina e uova, mentre il brodo deve essere fatto con carne di manzo, gallina ruspante, sedano, carote, cipolle e sale. Ufficialmente quindi i tortellini vanno in brodo. Chi è quindi che ha depositato questo atto notarile che vuole essere un manifesto a tutela di questo prezioso elemento della cucina locale? Dietro tutto ciò c’è la Dotta Confraternita del Tortellino.

«Chi altro se no?», direbbe qualcuno. La confraternita è stata fondata il 24 ottobre 1965 da Giovanni Poggi, un industriale con la passione per la cucina, assieme ad altri amici buongustai. All’inzio la Confraternita si era inserita nel dibattito per la difesa della “bolognesità” del tortellino, ma dopo la rifondazione del 1987 si è occupata della promozione di questa pasta organizzando convegni, tavole rotonde ed eventi come l’annuale Convivio di Primavera. La sede è, e non potrebbe essere altrove, presso un ristorante di Bologna.

Questa associazione di liberi cittadini è un esempio per tutte le realtà locali. Non resta quindi da informarsi su iniziative simili nella città di residenza e magari entrare a farne parte. Tutelare e diffondere la cultura della buona tavola è la chiave per far crescere in valore uno dei settori di punta del presente e del futuro per il nostro paese, l’agroalimentare.

Giovanni Battista Venturi, il pioniere della fluidodinamica.

Di grandi scienziati ne abbiamo avuti diversi e, ovunque nel mondo, una qualsiasi persona dotata di una cultura scientifica elementare ne sa elencare i più noti. Tuttavia, nel novero degli scienziati minori c’è un esercito di “piccoli” luminari che hanno contribuito al progresso della scienza. Giovanni Battista Venturi, nato nel 1746 a Bibbiano, un paesino nell’Emilia, è uno di questi personaggi.

Per quanto riguarda l’educazione, Venturi è stato allievo di Lazzaro Spallanzani, lo scienziato che ha confutato la teoria della generazione spontanea. Parallelamente all’apprendimento della scienza, il giovane studente ha intrapreso studi teologici, per poi essere ordinato sacerdote nel 1769. Negli anni seguenti ha insegnato logica in un seminario di Reggio Emilia per poi ricevere la cattedra di geometria e, successivamente, quella di fisica nell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Nel 1796 si è trasferito a Parigi dove si è dedicato allo studio dei codici leonardeschi e della meccanica dei fluidi. Ragionando sulle conclusioni a cui è giunto Bernoulli con l’equazione omonima, Venturi ha descritto un fenomeno che influenza il moto di un fluido in particolari condizioni.

File:Venturifixed2.PNGImmaginando un fluido che scorra in un condotto e che in un certo punto questo si restringa, la portata del condotto, -ovvero quanto fluido scorre in un dato periodo di tempo-  deve necessariamente rimanere invariata per rispettare il secondo il principio di conservazione della massa. Venturi ha osservato che in prossimità del restringimento la velocità del fluido aumentava (e di conseguenza anche la sua energia cinetica) e che la pressione diminuiva (per la legge di conservazione dell’energia, anche quest’ultima non poteva essere distrutta). In soldoni, Venturi ha osservato che la pressione di una corrente fluida aumentava con il diminuire della velocità e viceversa quando la sezione del condotto si allargava.

Questo fenomeno prende quindi il nome di Effetto Venturi ed è tutt’ oggi molto utilizzato in svariati campi, come ad esempio nei diffusori delle automobili, negli iniettori a vapore e vaporizzatori, negli aeratori per vino e persino nei capillari del sistema circolatorio umano.

Nel nostro vivere quotidiano utilizziamo quindi molte invenzioni o miglioramenti apportati da grandi uomini del passato, talvolta senza neanche saperlo. La cultura scientifica, divenuta metodologica grazie a Galileo Galilei, è parte integrante della nostra storia e per questo deve essere valorizzata. Il benessere di oggi e l’atteggiamento verso la ricerca, così come la fiducia nella ragione e nelle potenzialità della tecnologia, passa anche dalla fluidodinamica e dal nostro Giovanni Battista Venturi.