Il 150esimo anniversario di Giuseppe Gioacchino Belli, il poeta della Roma popolare.

Er lacchè dder ministro San-Tullera,
pe ddà a vvedé cch’è una perzona dotta,
disce c’a Ffrancia accant’a ’na paggnotta
ce nassce un omoe cche sta cosa è vvera.

Mettétela addrittura in zorbettiera
sta cazzata,e soffiatesce ché scotta.
Dunque un omo ch’edè? ’na melacotta,
un fico, ’na bbriccocola, ’na pera?!

Pe cquant’anni sò scritti in ner lunario
da sí cc’Adamo se strozzò cquer pomo,
nun z’è vvisto accadé tutt’er contrario?

Lui nun parli co mmé cche ffo er fornaro.
Che nnaschi una paggnotta accant’a un omo
sò cco llui, ma cquell’antra è da somaro.

Così recita Er Fornaro di Giuseppe Gioacchino Belli, uno dei 2279 sonetti raccolti nei Sonetti Romaneschi. Questo poeta, il cui nome completo è Giuseppe Francesco Antonio Maria Gioachino Raimondo Belli, è uno dei più famosi nella storia della città. I sonetti composti nel dialetto locale fanno parte di una vastissima produzione e la volgarità che contraddistingue buona parte di questi componimenti ricorda vagamente quella di Carlo Porta.

Perchè rispolverare Belli? Primo, perchè attraverso le poesie ci racconta tutto il popolo della Roma ottocentesca, con i propri vizi, le proprie imprecazioni ma anche diverse perle di saggezza popolare; secondo, perchè quest’anno ricorre il centocinquantesimo anniversario dalla sua scomparsa.

Sicuramente per affrontare le opere di questo poeta sboccato bisogna avere una mente aperta: qualche lettore o lettrice si potrebbe scandalizzare con facilità. Tuttavia, tra un sonetto e l’altro, questo perfetto romanaccio non ci fa mancare qualche risata e qualche riflessione.

L’UNESCO ha deciso: l’Etna è patrimonio dell’umanità.

«L’ Etna nevoso, colonna del cielo
d’acuto gelo perenne nutrice;
mugghiano dai suoi recessi
fonti purissime d’orrido fuoco,
fiumi nel giorno riservano
corrente fulva di fumo
e nella notte ròtola
rocce portando alla discesa
profonda del mare, con fragore».

Così Pindaro in una delle sue Odi descriveva l’Etna più di 2500 anni fa. Oggi ben poco è cambiato, e un grande poeta avrebbe di fronte a se lo stesso spettacolo. Questo vulcano, uno dei più attivi sul continente europeo, ha affascinato uomini d’arte, scienziati e viaggiatori con la propria altezza, la neve in cima, il ruggente suono delle eruzioni che spezzano l’armonia della soleggiata Sicilia.

Oggi il turismo dell’isola passa anche per l’Etna con spedizioni di vulcanologi e turisti che scalano le pendici per studiarne i segreti gli uni, e per farsi fotografare immersi in un paesaggio lunare gli altri. Per l’importanza storica, culturale e scientifica, l’Etna è stato inserito dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità il 21 giugno 2013. Con questa decisione, che riempie di orgoglio i Siciliani in primis ma anche tutti noi italiani e gli estimatori stranieri, si spera di dare un segnale forte alle istituzioni per puntare fortemente sul turismo e sulla ricerca scientifica, investendo ingenti quantità di denaro a supporto di progetti di valorizzazione, perlomeno in controtendenza ai recenti sviluppi.

L’Etna è quindi il 45esimo bene inserito nella lista UNESCO riferita al nostro paese, e ancora oggi deteniamo il primato nel mondo per la quantità di siti tutelati dall’organizzazione internazionale. Allora forza e coraggio: il mondo in costante cambiamento si aspetta da noi grandi cose.

“Io non ho bisogno di denaro” di Alda Merini. 2003.

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

È difficile commentare una delle grandi poesie di Alda Merini senza intaccarne la purezza. Ormai sono passati quasi quattro anni dalla sua scomparsa, ma la sua poesia rimane ancora forte come l’animo di questa donna, nata in una Milano che tanto l’ha ispirata e che al contempo ha reso fiera. Una città percepita dal resto del mondo come nebbiosa e dal cuore freddo, ma che la Merini ha scosso nel profondo con la passione ardente della poesia.

Guai a cercare di rinchiudere questa sciura dentro categorie preconfezionate! Non dimentichiamoci del suo “Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita”. Proprio per questo ognuno può scoprire la propria Alda nel mare sconfinato della sua produzione, e imparare a vivere con l’intensità di quest’intima maestra di vita.

“La Sera Fiesolana” di Gabriele D’Annunzio. 1889.

Gabriele D’Annunzio è uno di quegli uomini che nascono una volta ogni secolo, fanno un gran polverone e se ne vanno portando con se tutta un’epoca a cui hanno dato un carattere. Questo è l’uomo del Volo su Vienna, dell’Impresa Fiumana, dell’Irredentismo spinto e del Fascismo agli albori.

Di lui s’è detto di tutto. Si passa dai grandi elogi della borghesia che s’accalcava per vedere autografato la propria copia de Il Piacere, alle accuse di altre componenti della società che gli davano del guerrafondaio schiavo del proprio ego smisurato. Molti in quell’epoca volevano scrivere come faceva lui, affollavano teatri colonizzati dai suoi drammi e si riempivano le case di costose chincaglierie che solo gli esteti potrebbero acquistare.

La storia non ha nè premiato nè condannato quest’uomo dalla personalità unica, e noi che ci occupiamo di cultura passiamo in rassegna delle opere che ci ha lasciato.

Recitata dal buon vecchio Gassman, oggi ascoltiamo  “La sera fiesolana”. Siamo nel 1889, in pieno Periodo Romano, anno in cui D’Annunzio compone questa poesia ed fa stampare Il Piacere. Non male come annata per il Vate, la cui carriera da questo momento in poi è tutta in ascesa.

Non siamo a scuola ed evitiamo commento e parafrasi, piuttosto cerchiamo di cogliere nella poesia gli eccessi di quel periodo, grazie ad un poeta che alla fine è stato voce di tutto un popolo in fermento.

Buon 2013!! L’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti

Dopo aver finito di festeggiare il Natale, eccoci di nuovo alle prese con il capodanno. Auguri di buon anno a tutti i lettori di Italiaiocisono! Il 2013 forse sará l’anno in cui la crisi allenterá il morso, un altro per riscoprire il modo con cui uscirne: noi proponiamo la cultura. Proprio questo tema sará al centro di un’evento importantissimo che occuperà tutti i prossimi 12 mesi. Il 2013 é infatti l’anno della cultura italiana negli stati uniti.

È un appuntamento importante per entrambi i paesi, molto legati a livello storico, culturale ed economico. Gli immigrati italiani nei decenni passati hanno portato con sè la voglia di lavorare, lo stile di vita e i racconti di un paese pieno di contraddizioni. Gli italiani e i propri figli hanno scalato la societá aperta statunitense, e hanno contribuito alla diffusione della nostra cultura a ogni livello. Sono diventati politici, imprenditori, attori e artisti e hanno creato una vastissima rete di relazioni tra gli USA e l’Italia che è servita per mostre, scambi culturali, aiuti economici, discussioni e molte altre attivitá. Non solo nelle celebrazioni del Columbus Day, alle vittorie sportive dell’Italia o alla Liberazione si festeggia nelle piazze delle grandi cittá americane, l’apprezzamento è continuativo e forse gli italoamericani tengono piú al nostro paese che i propri padri: constatazione al contempo dolce e amara.
Il 2013 vedrá oltre 180 eventi in 40 cittá americane, e le tematiche spazieranno dall’Arte, alla Musica, al Design, alla Cucina e tutti gli altri ambiti per cui ci possiamo permettere di mostrare la via a molti altri paesi del mondo.

Verrá mostrato il David-Apollo di Michelangelo a New York, le orchestre italiane come la Filarmonica della Scala suoneranno Verdi nelle sale da concerto statunitensi sotto la direzione di Riccardo Muti, le poesie dei grandi poeti italiani illumineranno i bus delle cittá, si festeggeranno il settecentesimo compleanno di Boccaccio e il cinquecentesimo del Principe di Machiavelli, e la lista é ancora lunga. Il grande evento é patrocinato dalle Istituzioni italiane e statunitensi, oltre che da due importantissime aziende del nostro paese: Eni e Intesa.
Insomma, per un buon inizio del 2013 vale la pena leggersi il programma, e magari pianificare un viaggio negli USA per rendersi conto della portata di questo evento. Inoltre, iniziative come Eataly riscuotono un grandissimo successo nel mondo e c’é sempre piú richiesta di made in Italy. Alla luce di tutto ció, cerchiamo di sfruttare questo anno per riscattare la nostra cultura e per renderla piú fruibile!

“Alla sera” di Ugo Foscolo

Pochi poeti riescono a rendere trasparente l’animo umano e le energie tumultuose che lo agitano nei momenti di grande intensità emotiva.

Il grande Foscolo ci dona questo sonetto e ci fa assaporare la placidità della sera, la fine dell’esistenza, di fronte alla lotta dei profondi sentimenti. L’azione distensiva, quasi ultraterrena, del vespro.

Vittorio Gassman nobilita il componimento con questa lettura, e l’unione dei due ci regala un’opera di rara bellezza.

Passato e Presente. Lucio Dalla. 1973.

Lucio Dalla è un personaggio dai molteplici volti: quello popolare delle canzoni a memoria e quello enigmatico e riflessivo. Si conosce molto bene il Dalla della prima categoria, quello che si sente alla radio e nei karaoke, ma con i mezzi di oggi è possibile conoscere facilmente anche i lati più profondi di quest’uomo che ha capito e cantato gli italiani, e che s’è fatto beffe delle contraddizioni di tutto un popolo.

Il pezzo che ascoltiamo oggi si chiama Passato e Presente, uscito nel 1973 nell’album “Il giorno aveva cinque teste“. La prima parte della canzone ci racconta il passato, con ritmi vivaci e testi da amarcord. Il cantare nostalgico finisce presto e veniamo proiettati in avanti, lontano da quei tempi.

Tocca al presente, serioso e irrazionale, descritto con un tocco che solo un matto come Dalla poteva regalarci. Quanti altri capolavori sottovalutati si nasconderanno tra un Lupo e un Caruso? A voi la conta..