Gae Aulenti e la sua nuova piazza a Milano

Appena dopo aver finito di parlare della piazza dedicata a Primo Levi da Haifa, eccoci di nuovo a trattare un altro riconoscimento. Questa volta è dedicato a Gae Aulenti, architetto italiano di recente scomparsa, nel cuore del nuovo e avvenieristico quartiere di Porta Nuova. Ma andiamo per ordine. Gae Aulenti è nata in Friuli, precisamente a Palazzolo dello Stella nel 1927. Studia architettura a Milano e si laurea nel ’53 in pieno boom economico. Nel frattempo l’architettura sta cambiando e il razionalismo che ha avuto tanta fortuna nel periodo fascista e che ha lasciato così tanti edifici di pregio non attira più i giovani architetti. Ecco quindi che Gae, assieme ad altri contemporanei, si butta sul nascente Neoliberty.

Negli anni successivi insegna al Politecnico di Milano e allo IUAV di Venezia, scrive su una rivista di settore e disegna un prodotto della Olivetti. Proprio questo progetto dà visibilità a Gae e ne inaugura la carriera di architetto. Negli anni successivi si susseguono progetti con la sua firma, dalla risistemazione di Piazza Cadorna a Milano all’allestimento del Musee d’Orsay di Parigi. Il 1° novembre di quest’anno ci ha lasciati, ma rimangono i numerosi edifici che seguono il suo stile, piacente o non piacente, sicuramente riconoscibile.

Con una velocità quasi supersonica per come ci ha abituati la burocrazia, le viene dedicata la piazza sotto i grattacieli circolari di Porta Nuova. Questo è un progetto di rinnovamento di un’area degradata di Milano ed è il più ambizioso per la città assieme a CityLife. In questo nuovo quartiere, in continuità con Corso Como con la piazza al termine del percorso in salita, troveranno posto negozi, ristoranti e altre varie attività commerciali.

https://italiaiocisono.files.wordpress.com/2012/12/515ca-161435_torrepelli_urbanfile310309a.jpgAttorno alla piazza, negli spazi che verranno occupati dagli esercizi privati, sono esposte alcune opere acquistate da Unicredit e facenti parte della propria collezione d’arte. C’è uno specchio d’acqua al centro, tre grosse cavità che mostrano i piani inferiori della piazza e dei viali che la collegano al resto della città. Interessante anche l’opera di Garutti, situata all’ingresso dalla piazza provenendo da corso Como, che vuole collegare e far udire suoni provenienti dai vari livelli della città.

Positiva quindi la dedica di una piazza ad un architetto che ha dato molto all’Italia e che ha dato l’Italia all’estero, donna all’altezza di una piazza molto suggestiva che si aggiunge alla Milano dei tanti volti.

La Startup e la cultura dell’impresa tradizionale: insieme per il futuro.

Startup è una parola che vediamo e sentiamo sempre più spesso nelle notizie di tecnologia, nelle discussioni di decreti legge e nelle interviste di giovani intraprendenti. Startup è letteralmente l’avvio dell’impresa, il momento d’inizio, quello più difficile. Ma ci si può chiedere: visto che si tratta dell’avvio di un’impresa, cosa c’è di nuovo sotto l’albero? Alla fine ci troviamo nel paese in cui è nato il capitalismo e che ha sempre avuto una tradizione artigianale e industriale. L’impresa è quindi qualcosa che appartiene alla nostra storia, cultura ed economia da secoli. Il soggetto privato ha resistito, nonostante le spinte centrifughe delle ideologie novecentesche, e si è distinto nel miracolo economico  senza precedenti del secondo dopoguerra.

La startup come la intendiamo oggi è quindi un’impresa, ma con caratteristiche diverse. Senza internet non sarebbe potuta esistere, infatti questa forma societaria particolare si è diffusa parallelamente alla massificazione di questo importante strumento. Questo tipo di impresa sfrutta estensivamente tecnologie applicate ai più svariati campi e investe moltissimo in ricerca e sviluppo. La cultura della startup non poteva che nascere nel Nord America, dove il capitalismo europeo e il pragmatismo anglosassone si sono uniti nei secoli per formare un’economia di mercato di grandissime proporzioni. Qui le disponibilità di capitali e investitori pronti a rischiare hanno creato i famosi venture capital, cioè fondi di investimento che finanziano queste piccole e promettenti aziende (una lettrice degli Stati Uniti ci segnala un suo video sulle modalità di finanziamento per questo tipo di imprese). Purtroppo solo una piccola parte delle startup create resiste, o perchè fa fatica a entrare nel mercato, o perchè fa fatica a starci dietro con continue innovazioni. La Silicon Valley è la capitale delle startup per antonomasia ed è qui che son nate le startup più famose come Google, Twitter ecc.

Ora il nordamerica esporta questo modello di business nel vecchio mondo, come se gli restituisse un favore. In Italia questo tipo di società è subito diventata il mezzo per la realizzazione dei sogni di molti giovani. Di fronte ad una grande domanda sono nati venture capital italiani, incubatori per le imprese, ambienti di coworking e nuove leggi ad hoc.

Tra gli incubatori d’impresa vi sono tanti soggetti privati come H-Farm ma sono ugualmente interessanti quelli delle università come il Politecnico di Milano. Nei Venture Capitalists si annoverano Principia, Eachimede, dPixel e molti altri. Ma forse il fenomeno più interessante riguarda il coworking, letteralmente collaborare, lavorare insieme. Un soggetto privato che si sta espandendo esponenzialmente è Talent Garden.

Questo è il più famoso spazio di coworking in italia, presente a Brescia, Bergamo, Torino, Milano e Padova. In questo luogo i giovani startupper possono lavorare alla loro idea, ognuno contaminando gli altri team in modo da creare collaborazioni e progetti multidisciplinari.

Il panorama è quindi promettente e finora l’Italia sta accogliendo positivamente questa nuova cultura d’impresa. Chissà se l’unione della nostra società tradizionale e questo nuovo tipo di impresa si fonderanno in qualcosa di diverso, magari  creando un soggetto con l’obiettivo di sfruttare sostenibilmente la cultura: la “startup culturale”.