Quale futuro per “La storia siamo noi”?

La storia siamo noi è uno (l’unico, per i maligni) dei migliori programmi che la RAI abbia mai proposto nel proprio palinsesto. Dal 1997 vanno in onda puntate dedicate alla storia d’Italia, dell’Europa e del mondo, tutte disponibili online. La biografia di Göring, l’invenzione del telefono di Antonio Meucci e il disastro del Vajont, sono solo alcuni dei moltissimi argomenti trattati dal programma condotto da Giovanni Minoli. Che da oggi va in pensione.

Il conduttore può risultare simpatico o meno al pubblico, ma senza ombra di dubbio è un uomo di cultura che ha concentrato i propri sforzi nella divulgazione culturale. Con ben altra disponibilità di materiali, personale e audience, La storia siamo noi si è affermato come programma di successo ed è motivo di ispirazione per chi manda avanti questo blog che, sebbene più modestamente, condivide gli stessi ideali e si batte per la cultura assieme ai propri lettori.

Per quanto riguarda il programma, la RAI ha dichiarato non chiuderà. Noi ci auguriamo che le promesse vengano mantenute e che si riparta con un pizzico di fantastia: bisogna sperimentare nuovi format per conquistare le nuove generazioni, la vera scommessa di uno storico programma di approfondimento culturale.

“Prisencolinensinainciusol” di Adriano Celentano. 1972.

Che Celentano fosse un po’ matto lo sappevamo tutti, ma forse molti si son dimenticati di Prisencolinensinainciusol o semplicemente non erano ancora nati quando risuonava nelle abitazioni di tutta Italia.

Ebbene, oggi risentiamo questo pezzo, scritto dal cantautore nel 1972 per calcare la mano sul tema dell’incomunicabilità. La lingua usata è di pura invenzione, ma suona come inglese maccheronico, infatti qualche parola “reale” si sente ogni tanto. Manco Celentano sapeva bene cosa volesse dire con Prisencolinensinainciusol. Lui stesso la definisce “amore universale”, ma anche ribellione alle convenzioni.

Forse è stato l’unico a far sentire il suono della propria lingua agli anglofoni, infatti in un primo momento la canzone scala solo le classifiche statunitensi. Nel 1974, trascinata dal successo, Prisencolinensinainciusol conquista le menti degli italiani e raggiunge l’apice quando viene eseguita nella trasmissione Milleluci di Raffaella Carrà, arricchita da un’ottima coreografia.

Allora la televisione era pensata e forse poteva avere senso pagare il canone per la qualità delle produzioni. Ascoltando oggi il nonsense di Celentano, la RAI potrebbe imparare ad uscire dai rigidi schemi in cui è impantanata e regalarci qualche pazzia. Forse in questo modo riconquisterà la stima dei telespettatori, che in quegli anni assistevano veramente a degli spettacoli.