La bella Arianna Dormiente torna agli Uffizi

Impossibile non rimanere affascinati dalla sensualità di questa scultura, una copia romana del III secolo a.c. di una scultura ellenistica, in una posa così umana e con dettagli così curati. Il panneggio è densissimo e l’anatomia perfetta. Anche avendo canoni estetici diversi dall’epoca in cui è stata concepita, ne ammiriamo la grande comunicazione emotiva.

La signora pesa quasi due tonnellate e s’è concessa qualche “trattamento estetico”: la parte inferiore è stata rifatta e la testa sostituita due volte. Quel che rimane di originale è quindi solo il busto e il seno, ma ciò non ne intacca la bellezza. Dopo degli spostamenti in alcuni musei italiani la statua è finalmente tornata agli Uffizi, da dove latitava da 220 anni. Dal 17 dicembre sarà quindi possibile osservare l’opera in una delle sale dell’eterna Galleria.

Le Cascine di Lorenzo il Magnifico e le contraddizioni di un Paese.

File:Lorenzo de' Medici-ritratto.jpgImmaginiamo di immergerci in un’epoca lontana, nell’Italia centrale. Immaginiamo di attraversare soleggiati paesaggi collinari, plasmati da fiumi e grandi foreste. Ritroveremmo ad un certo punto una grande città, piena di artisti, soldati e mercanti. Osserveremmo le torri di mattoni con inciso stemmi di casate, grossi palazzi di bugnato e chiese a strisce bianche e nere. A chiedere dove ci troviamo, ci viene risposto qualcosa come FlorentiaFirenze… Sentiamo parlare di guerre, di come scolpire il polpaccio di una modella, dei nuovi ritrovati di ingegneria idraulica da usare per deviare l’Arno. Ad un certo punto vediamo un festoso corteo, dove tutti gli astanti acclamano un individuo dalle vesti sobrie.. Lo chiamano Lorenzo.

È tutto chiaro allora, ci troviamo nella Firenze del Rinascimento sotto Lorenzo Il Magnifico, nell’epoca d’oro della città! Proviamo a seguire il corteo, che si dirige verso le grandi mura attorno al fiume. Lentamente la folla si disperde e torna alla Contabilità, al Pennello o agli Studi. Ormai Lorenzo è seguito solo da cavalieri armati fino ai denti per proteggere il proprio Signore. Continuiamo a seguirlo, ora il paesaggio urbano è un ricordo. Passiamo attraverso boschi e piccoli campi coltivati. I braccianti accolgono la scorta con entusiaste espressioni dialettali, incapibili per noi forestieri. Adesso vediamo una grossa struttura in mattoni e calce circondata da un fossato. Sembra una stalla di grandi dimensioni, e di uno sfarzo impensabile per gli umili villici visti nel nostro viaggio. Da un’altura ne vediamo l’interno, pieno di animali e persone indaffarate. Ci sono archi, travi e finestre sapientemente collocate. Fanno un grandissimo effetto, credo di non aver visto niente del genere negli altri paesi.

Improvvisamente tutto diventa un vortice, il tempo sembra scorrere velocemente. Vedo la cascina trasformarsi, vedo persone che entrano, muri che cadono, vegetazione che copre e assale la struttura. Vedo automobili in lontananza, e non rimane che una rovina di quella stupenda struttura così viva e unica. Vedo burocrati, giornalisti e gente che sembra lamentarsi. Sento solo tante chiacchere provenire dalla cascina. La laboriosità delle persone là dentro è ormai solo un ricordo. Passano gli anni, e ancora nessuna attività. All’improvviso si ferma il vortice e vedo un cartello in lontananza: “Buon 2013“. Mi meraviglio, son passati più di 500 anni da quando ho visto per la prima volta questo posto. Mi piange il cuore, io che ho visto com’era…e come non è più.

Oggi la situazione è questa. Purtroppo si constata  a malincuore quanto sia difficile rispolverare tutti quei mattoncini che, insieme, hanno fatto di un Paese un gioiello. Troppe le parole, troppo pochi i fatti.