Giambattista Bodoni e gli eleganti caratteri tipografici.

Ci piace leggere. Leggiamo tanto, dappertutto. Dai libri, agli schermi alle pubblicità, siamo invasi ogni giorno da migliaia e migliaia di lettere che si susseguono l’una all’altra. Ora dolcemente, come la descrizione di un paesaggio alpino, ora bruscamente come una reclame. Molto spesso, attraversiamo le parole senza curarci di loro: sono lo strumento che la nostra curiosità usa e poi getta via fino a quando non ne avremo ancora bisogno. Alcune persone tuttavia lasciano perdere i significati e guardano estasiati le lettere, queste magnifiche opere d’arte che ornano i nostri spazi.

Un tocco, un ricciolo o una linea lunga quando basta. La bellezza del carattere è questione di misure, ma è anche il più piccolo dettaglio che rende un carattere un gran carattere. Giambattista Bodoni è uno di quei grandi uomini innamorati della tipografia che ci fanno leggere ancora oggi grazie alle loro invenzioni. Nato nel 1740 a Saluzzo, Bodoni è stato esposto da subito all’amore della sua vita: il padre era stampatore.

https://i2.wp.com/www.vatican.va/roman_curia/congregations/cevang/archivio/images/cong_3b.jpgDopo aver lavorato nella tipografia della Congregazione per la Propagazione della Fede a Roma, Giambattista si trasferisce a Parma e incomincia a lavorare alla Tipografia Reale dove si occupa della supervisione di edizioni dei grandi classici. La cura di Bodoni dedicata alla qualità della carta e alla scelta dei caratteri fa sì che il nome del tipografo si diffonda in tutta Europa. Bodoni iniziava all’arte tipografica diversi alunni poi diventati famosi a loro volta, ma quello a cui tutti noi gli dobbiamo è la famiglia di caratteri omonimi da lui inventati. Questi caratteri erano molto innovativi per l’epoca: le linee erano molto sottili e perpendicolari, una caratteristica che le contrapponeva ai caratteri rinascimentali allora in voga.

Proprio per la lunga attività svolta a Parma, oggi troviamo nelle insegne di negozi, cartelli stradali e comunicazioni del comune proprio l’impronta di Bodoni. Allora la prossima volta che andremo a Parma sapremo distinguere questi prezioni caratteri con orgoglio, magari dopo aver frequentato un bel corso di tipografia.

“Il Mediterraneo” di Fernand Braudel. 1987.

Oggi parliamo di un libro che, dal nome del suo principale autore e dal titolo, può ingannare sulla pertinenza alla missione di Italiaiocisono. Al contrario, Il Mediterraneo – Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione, traccia direttamente e indirettamente un’immagine del nostro paese  nell’ampio quadro creato dal mare nostrum, attraverso le diverse epoche storiche. Per capire quanto dobbiamo al Mediterraneo, che ha fatto la fortuna degli Antichi Romani, delle grandi Repubbliche Marinare e di molti altri soggetti economici e politici, bisogna senza dubbio parlare di quelle società, tradizioni e forze che a partire da un piccolo embrione sulle sponde orientali hanno poi creato tutto un mondo: l’Occidente e le sue propaggini verso l’Asia, le Americhe e l’Africa.

Nella sezione Terra, si viaggia da una sponda dei continenti bagnati dal grande mare, tra vulcani che pietrificano interi centri abitati o che addirittura eliminano civiltà, agli antichi insediamenti sepolti o riscoperti come la preziosa Çatalhöyük, le terre fertili e le pianure malariche, i pilastri dell’alimentazione come l’olio e il vino e le transumanze dei pastori in via di estinzione. Nella sezione Mare si va letteramente a fondo scoprendo l’archeologia sottomarina, come ad esempio il relitto di Anticitera, ma anche le potenti galee della Repubblica Genovese, orgoglio della città e preziose per il commercio continentale.

A queste sezioni ne seguono altre nove, che ripercorrono la storia delle popolazioni mediterranee, Roma, Venezia, le grandi migrazioni, gli spazi e altri interessanti aspetti. È impossibile render conto della quantità di informazioni e di culture, storia e luoghi tracciati in questo libro, l’unica cosa è compiere un atto di fede e prenotarlo in biblioteca o in libreria.

Per quanto riguarda l’organizzazione e la scrittura del libro, è d’obbligo una precisazione. In copertina compare il nome dell’autore Fernand Braudel, che tuttavia si circorda di altri autori come Georges Duby, Maurice Aymard, Filippo Coarelli e altri per diverse sezioni. Parlando a titolo personale, sono convinto che Braudel sovrasti tutti gli altri in chiarezza, scorrevolezza e freschezza della lingua. Non si fa problemi a passare da un capo all’altro del Mediterraneo, ma senza stordire il lettore, come un vecchio saggio che indica ai propri allievi i cuori pulsanti di questa parte di mondo dall’alto di una grande montagna. Mentre gli altri peccano di supponenza nel trascrivere quella che ricorda una lezione accademica per accademici, Fernand guida qualunque lettore nell’analisi con un tocco personalissimo, tanto che la sua Venezia ricorda una dichiarazione d’amore senza fine da parte di un grande studioso di storia.

Il percorso si svolge su un’ampia area che ha influenzato il nostro paese per numerosi secoli. Questo libro è quindi un elemento prezioso per ricordarci che la cultura, specialmente per quanto riguarda quella italiana, sia un melting pot molto più grande e fecondo di quello che siamo abituati a concepire. Un buon inizio per aumentare la consapevolezza delle nostre tradizioni a livello nazionale e per individuare i punti comuni su un’area più grande. L’intento de Il Mediterraneo – Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione, è forse quello di favorire l’integrazione basata su un comune passato. Forse con quest’opera, Braudel ci ha indicato la via per un’Europa unita, contemplando semplicemente il suo mare.