Rupe Tarpea: l’Ultima Visione del Traditore di Roma.

Più di 700 anni prima di cristo, nel centro Italia si trovava un piccolo insediamento che avrebbe fatto parlare molto di sè nelle epoche successive. Al tempo di Romolo, Roma non era ancora quella gloriosa di Scipione nelle Guerre Puniche, quella descritta nel De Bello Gallico di Giulio Cesare, o la Caput Mundi sotto Traiano. Non aveva ancora assorbito la cultura ellenistica e il suo popolo era ancora rozzo. Allora i nemici non erano i cartaginesi o i parti, bensì i sabini, una popolazione del centro Italia.

Sappiamo poco dei sabini, come del resto di tutte le popolazioni distrutte dall’Antica Roma: i conquistatori non dimenticavano neanche il sale, cosparso sulle macerie così da non far crescere più niente sul terreno dei nemici. Gli antichi romani erano un popolo crudele, ma crudeli erano anche le altre popolazioni. La Rupe Tarpea è l’incarnazione della Roma dei Re.

La leggenda vuole che la figlia del custode del colle Capitolino, Spurio Tarpeo, tradisca la città aprendo le porte ai Sabini guidati da Tito Tazio. La ricompensa per questo ignobile gesto sarebbero dovuti essere i gioielli e oggetti preziosi che i soldati portavano con loro: un tipo di atteggiamento che non è certo sparito con gli Antichi Romani.

via di Monte CaprinoQualche saggio ha scritto “verba volant, scripta manent“, e la donna avrebbe fatto bene a seguire il consiglio. I soldati sabini, una volta entrati nella città, vengono fermati dalla bella ragazza che intima loro di consegnarle ciò che hanno attorno al braccio, e questi rispondono schiacciandola con i propri scudi. La ragazza viene quindi seppellita vicino a una rupe che prende il suo nome, Rupe Tarpea.

Da allora gli antichi Romani hanno incominciato a buttare da questa rupe i traditori, gli omicidi e gli spergiuri. Oggi, per fortuna, si può osservare dal basso verso l’alto, e ci accontentiamo di questa prospettiva!