Atmosfera: il Friuli Venezia Giulia

Oggi per la sezione Atmosfera ci occupiamo del Friuli Venezia Giulia, l’unica regione d’Italia influenzata dal mondo slavo. Una regione dalla crosta dura nata, cresciuta e resa prospera dal sacrificio e dal lavoro. Una pianura che non è più Padana, ma che acquista quella dimensione internazionale data dalle relazioni con i paesi confinanti. Dall’Impero romano alla sua caduta, dal dominio veneziano alle devastanti guerre mondiali, questa regione è stata terra di contadini e pescatori, di gente semplice ma di una laboriosità proverbiale.

Oggi nel Friuli Venezia Giulia il benessere è diffuso e le principali città sono sede di numerose multinazionali dall’alimentare all’assicurativo, che guardano con ambizione all’Europa Orientale fiutandone le potenzialità commerciali. La regione si stende dalle Dolomiti, teatro di una guerra ormai lontana, fino ad arrivare alle basse coste che si affacciano sull’Adriatico. Qui il porto dell’industriosa Trieste vuole tornare ad essere il motore della città degli scrittori, tuttora guidato dalle grandi società. Più in là, il paesaggio lunare creato dal letto del grande fiume Tagliamento unisce le tre anime del Friuli Venezia Giulia: montagna, pianura e mare.

Una regione che ha avuto la sfortuna di essere teatro degli umori della politica e degli scontri di soldati accorsi tutta la penisola, ed essere colpita anche dalla furia degli elementi con il disastro del Vajont, esattamente 50 anni fa tra pochi giorni. Una regione macchiata dal sangue e cresciuta col sudore, ma che si concede attimi di pura allegria gustando bicchieri di Pinot dei numerosi vigneti locali e perdendosi nei vivacissimi e numerosi balli popolari.

Il fascino delle case di ringhiera lombarde.

 

Passeggiando per la Cerchia dei Bastioni e per i Navigli, chiunque abbia visitato Milano o qualche altra città lombarda ha sicuramente notato delle suggestive abitazioni d’altri tempi: le case di ringhiera. Queste, nate agli inizi del Novecento per rispondere all’altissima domanda di alloggi, allora costituivano veri e propri quartieri popolari animati da quel proletariato urbano di cui ormai s’è persa ogni traccia.

Il ballatoio di ferro battuto era raggiungibile con le scale su un lato. Questa infatta era la sola via d’accesso alle abitazioni, e non era stata pensata per tutelare la privacy degli inquilini. Per raggiungere la porta d’ingresso della propria casa bisognava infatti attraversare tutte le altre abitazioni con le relative finestre. Poco male, se pensiamo che anche il bagno era in comune. Oggi la maggior parte delle case di ringhiera è ristrutturata e al posto dell’intonaco scrostato ci sono tinte giallo chiaro, il giallo Milano.

Non solo, spesso piante rampicanti e fiori adornano i lunghi corridoi, e per comodità si è provveduto a montare ascensori esterni: forse la più forte testimonianza di una trasformazione storica che abbraccia la storia di una Milano sparita. Ed ecco nascosto il valore delle case di ringhiera: delle residenze che, in periodi diversi della storia, hanno fatto crescere entro le proprie mura tutte le diverse facce della società italiana.

Sesia-Val Grande conquista il titolo di geoparco UNESCO

La notizia è di qualche settimana fa, ma l’eco mediatico si è consumato velocemente. Innanzitutto, bisogna prima capire l’importanza del riconoscimento che la Val Grande (assieme al fiume Sesia che la attraversa) ha ottenuto. Un geoparco è una porzione di territorio che presenta un patrimonio geologico notevole e un modello sviluppo socio-economico sostenibile (ad esempio attraverso l’agriturismo e il geoturismo).

In un’epoca in cui “sostenibilità” è un termine ormai diventato di uso comune, queste iniziative vogliono premiare una gestione del territorio che riesca a sfruttare l’importanza del luogo senza stravolgere l’equilibrio tra natura e attività umane. Questo equilibrio, in Val Grande, appare più spostato verso la natura. Si ha l’impressione di lasciarsi dietro la civiltà per immergersi in una valle delimitata da verdi dirupi, grandi foreste e intime distese di prati. Sembra strano che proprio in questa valle si sia consumato uno dei rastrellamenti da parte dei nazisti più cruenti della Seconda Guerra Mondiale ai danni della Resistenza. Oggi queste contrapposizioni le abbiamo alle spalle.

Il recupero di queste zone che, passandomi il termine, definirei incantate è sacrosanto perchè tracciano un modello di conservazione importantissimo. Un modello che dovrebbe essere applicato per tutelare le numerosissime aree di interesse turistico oggi in pericolo nel nostro paese. Il Geoparco Sesia-Val Grande è stato insignito del titolo patrocinato dall’UNESCO lo scorso 5 settembre, e va ad aggiungersi alla lista internazionale dei geoparchi. Con l’autunno la Val Grande sarà ancora, se possibile, più affascinante: motivo per cui non sarebbe una brutta idea organizzare a breve un’escursione.

Promozione Territoriale: Veneto

Dopo aver visto la promozione dell’Alto Adige, scendendo dall’arco Alpino ci occupiamo di una regione ricchissima di storia e di cultura. Dalla laguna alle Alpi, da Verona a Venezia, questa regione è oggi un importante soggetto economico nel manifatturiero e nel turismo.

C’è moltissimo da dire su questo territorio, ma a livello istituzionale la promozione è al massimo dei suoi livelli? Di certo qui il turismo vive di rendita, ma si potrebbe fare di più. Il sito è funzionale: si trova quel che si cerca, ma sicuramente lo si può rendere più accattivante. Tra Veneto o Alto Adige, qual’è il portale più intuitivo?

Promozione Territoriale: la Basilicata.

Per la sezione Atmosfera e Promozione Territoriale oggi vediamo il video vincitore di un concorso organizzato dall’Agenzia di Promozione Territoriale Basilicata. Questo corto diretto da Matthew Brown, uno statunitense di Seattle, ci racconta una regione poco conosciuta dai turisti attraverso gli occhi di uno straniero , cercando nei gesti quotidiani e nei panorami l’anima della Basilicata.

Brown ha vinto il Gran Premio per Dreaming in Italy, ma sarebbe ingiusto non considerare gli altri validissimi video creati da olandesi, sudafricani, irlandesi e anche italiani. Un plauso quindi all’APT Basilicata, che ha saputo sfruttare talenti a livello internazionale per promuovere una terra che deve ancora vivere il proprio momento di celebrità.

“Bella figlia dell’amore” di Giuseppe Verdi.1851.

Direttamente dall’Atto III del Rigoletto, oggi ascoltiamo un motivo molto conosciuto dai più e cantato in ogni parte del mondo, intitolato Bella Figlia dell’Amore.

Giuseppe Verdi ha ricevuto una commissione nel 1850 per comporre  questo piccolo capolavoro ambientato a Mantova, per poi rappresentarlo l’anno successivo al Teatro La Fenice di Venezia. Non a caso proprio grazie al Rigoletto il compositore emiliano deve l’inizio della sua esplosiva carriera musicale.

Nei prossimi mesi parleremo ancora di Verdi, sia per l’importanza che ha avuto nella diffusione della tradizione operistica italiana nel mondo assieme a Puccini, Rossini, Donizzetti e altri, sia perchè proprio quest’anno ricorrono i 150 anni dalla nascita di uno dei più grandi musicisti della nostra storia.

Un Bicchiere di Sicilia. Ripartiamo con la valorizzazione.

Oggi torniamo a parlare di valorizzazione e lo facciamo con un video su una regione dalle grandissime potenzialità. Il video s’intitola, in italiano, Un bicchiere di Sicilia. Non è la trovata di qualche esperto di marketing della Regione ma la realizzazione di un produttore di vino locale. Nel video si passa in rassegna della musica, dei panorami, del cibo, delle consuetudini popolari in modo semplice, efficace e creativo.

Non è possibile stimare quanto sia costato questo video, anche se a spanne la cifra è sicuramente molto inferiore alla valanga di milioni che progetti come italia.it hanno ricevuto con risultati non certo all’altezza. E allora visto che i soldi non sono un problema, incominciamo a far girare le rotelle e a sfruttare i talenti locali, che spesso ci regalano piacevoli sorprese.