La Sala degli Arazzi del Palazzo Reale di Milano e il Riallestimento Firmato D&G

Dopo aver parlato del restauro del Ponte di Rialto da parte di Diesel, oggi parliamo di un altro intervento finanziato da un privato. Gli indigeni e molti forestieri conoscono bene le sale di Palazzo Reale, chi perchè è un assiduo frequentatore di mostre o chi perchè le ha scoperte recentemente visitando la mostra Costantino 313 D.C. o quella di Picasso.

Ebbene, la Sala degli Arazzi al primo piano verrà riallestita da Dolce&Gabbana entro il 31 maggio 2013. Il progetto prevede di trasformare la sala, oggi poco fruibile dal pubblico, in una zona living. Perdonatemi l’inglesismo, ma rende bene l’idea di come sarà allestita: aree di lettura e libreria dedicata all’arte. Dall’azienda verranno donati anche i materiali per l’allestimento e l’arredamento.

Ma li conosciamo davvero i due di Dolce&Gabbana? Quanto deve Milano a Domenico Dolce e Stefano Gabbana? La fondazione avviene nel 1985 a Legnano ma il sarto e il grafico decidono presto di trasferirsi a Milano, una delle capitali mondiali della moda. Da quel momento in poi tra sfilate e boutique aperte in tutto il mondo, D&G è diventato un marchio conosciuto a livello globale, oltre ad essere una delle tante firme di spicco del mondo della moda milanese. Nel 2011 il gruppo ha fatturato più di 1 miliardo di euro e non ha conosciuto crisi.

L’azienda quindi deve molto alla città e viceversa, per questo D&G ha deciso di restituire un po della ricchezza che è riuscita a ottenere. Investendo nella cultura e rendendo fruibile una sala del Palazzo neoclassico più famoso di Milano, Dolce e Gabbana si aggiunge alla lista delle grandi firme che riportano alla collettività ciò che le appartiene, ma in forma decorosa.

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6 commenti su “La Sala degli Arazzi del Palazzo Reale di Milano e il Riallestimento Firmato D&G

  1. loscalzo1979 ha detto:

    Spero che questo “morbo” del Mecenatismo si diffonda sempre di più come un’Epidemia 🙂

  2. Matafione ha detto:

    Difficilmente grandi marchi del genere offrono cifre simili solo per “restituire” ciò che devono a una città. È la pubblicità, ovviamente, che preme di più.

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